Mercato del vino in Cina: nuovo Eldorado per i produttori stranieri

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26 Maggio 2006

HONG KONG: Vinexpo Asia-Pacific, la versione straniera del più grande salone mondiale dei vini che si tiene annualmente nella città francese di Bordeaux, martedì ha spalancato le sue porte a Hong Kong guardando alla Cina, il nuovo Eldorado del vino.

Vinexpo aveva già scelto Hong Kong per la sua prima edizione, nel 1998, e ha ‘imposto’ la città anche quest’anno, visto il formidabile sviluppo che sta conoscendo il mercato cinese.

Il Colosso asiatico ha visto crescere il suo consumo del vino del 20% in 4 anni, con 500 milioni di bottiglie acquistate nel 2004 e prevede nei prossimi tre anni un’ulteriore crescita del 48%. La Cina è già al primo posto in Asia per volume di consumo di vino, mentre il Giappone mantiene il primo posto per la qualità. Nel 2004, la Cina ha registrato un consumo pari a 3.737 milioni di ettolitri di vino, una cifra che, secondo Vinexpo, è destinata a crescere a quota 5.7 milioni entro il 2010.

Tra il 2000 e il 2010, il consumo del vino in Asia vedrà un aumento del 45.8%, raggiungendo un consumo pari a 9,212 milioni di ettolitri di vino (il 4% del consumo mondiale) entro il 2010, dichiara Dominique Dubreuil, presidente di Vinexpo, che considerata la regione asiatica il "vero cuore del mercato del vino".

Il successo di Vinexpo lo prova: quasi 600 società presenti al salone rappresentanti 26 Paesi, dai 6.000 ai 7.000 acquirenti e distributori della regione asiatico-pacifica e 60.000 bottiglie aperte per le degustazioni. La "regina del salone" è stata la Francia, con 249 aziende, seguita da Italia e Spagna.

Tuttavia, gli stranieri non sono i soli a voler una fetta della "torta cinese", l’Impero di Mezzo produce anch’esso del vino, circa il 95% di quello bevuto in Cina è infatti prodotto localmente.

Questo rappresenta uno degli ostacoli maggiori per il mercato del vino straniero, data la "lealtà" del popolo cinese verso i vini locali, a cui si aggiunge la questione dell’adattamento ai gusti locali in un Paese dove è ancora abitudine comune mischiare vini rossi con soda o 7-up.

"In realtà la situazione è più complessa, perché nelle grandi città la gente cerca vini di buona qualità, mentre in altre province, i ‘palati’ non sono ancora maturi. I cinesi hanno iniziato a mischiare i vini con la soda perché originariamente le importazioni erano di bassa qualità e i vini erano considerati troppo secchi per il loro palato, abituato a bevande più dolciastre" riferisce Any Sze, distributore per diverse aziende vinicole in California che aggiunge "tuttavia, i cinesi stanno dimostrando di apprezzare il vino molto più di 10 anni fa."

Antonio Centocanti, presidente dell’azienda vinicola Belisario, di Matelica, sostiene che "attualmente le vendite in Cina sembrano spinte principalmente dall’emergenza di una nuova moda."

"Il nostro successo, tuttavia, non dipenderà tanto da queste mode passeggere, quanto piuttosto da come i cinesi impareranno ad apprezzare i vini italiani. Serve tempo per comprendere e per acquisire una vera cultura del vino. Il popolo cinese va educato", sottolinea.

Tuttavia alcuni come Jean-Luc Thunevin, della Bordeaux EtsThunevin, non si fanno prendere da illusioni circa il mercato cinese perché, sebbene le previsioni ottimistiche dato l’aumento della classe alto-locata in Cina, il guadagno pro capite annuale si aggira ancora attorno ai 1.700 dollari, lasciando anche i vini moderatamente costosi fuori dalla portata della maggio parte della gente.

Ylenia Rosati

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