Milano Film Festival dal sapore tutto coreano nella collaborazione con MiTo

Milano Film Festival dal sapore tutto coreano nella collaborazione con MiTo

25 Settembre 2007

MILANO: Quando è nato nel 1996 il Milano Film Festival si chiamava Cortometraggio e presentava video di giovani registi italiani e dibattiti sul Cinema. Ora, l’edizione appena conclusasi, con sede nella "cittadella" creata attorno al Parco Sempione a partire dal Teatro Strehler, vantava parallelamente al concorso cortometraggi e lungometraggi e agli incontri con gli autori, oltre dieci rassegne fuori concorso con momenti dedicati ad argomenti specifici. Le rassegne fuori concorso sono infatti il simbolo degli interessi del Milano Film Festival: paesi spesso esclusi dai grandi circuiti della distribuzione, tematiche considerate scomode, protagonisti insoliti della cinematografia. Tra queste spiccava "Focus on Corea", realizzata in collaborazione con MiTo SettembreMusica affiancandosi al programma di musica tradizionale coreana ed ai concerti dedicati al grande compositore Isang Yun e alla giovane Unsuk Chin che hanno animato Milano per tutto il mese.

Sospeso tra genere e autorialità, industria e individualità, Blockbuster e film da festival, il nuovo cinema coreano emerge infatti sempre più in primo piano e ha saputo, mescolando le carte, intrattenere e sorprendere tanto il pubblico di casa che quello internazionale. Se già abbiamo parlato del genere gangster e presto analizzeremo il filone epico, con Focus on Corea diamo uno sguardo a quello che è comunemente chiamato "cinema d’autore". Gli otto film selezionati, abbracciando un periodo che va dal 1998 al 2006, dimostrano la vitalità di una cinematografia che si è rinnovata e reinventata nel tempo, ispirando l’intera industria del sud est asiatico, e che ha ottenuto consensi ai festival occidentali. Gli otto appuntamenti hanno mostrato un’accurata scelta di titoli ed autori che rappresentano risultati artistici di alto livello della recente produzione sud coreana, all’interno della straordinaria nouvelle vague vissuta da questa cinematografia nell’ultimo decennio.

La rassegna ha concentrato la sua attenzione, oltre che al pluripremiato Kim Ki-duk, su Hong Sang-soo, regista meno noto al grande pubblico ma autore di tre autentici gioielli del cinema coreano contemporaneo: "Turning Gate" (Saenghwalui Balgyeon, 2002), "Woman in the future of Men" (Yeojaneon Namajaeum Miraeda, 2004) "Woman on the beach" (Haebyeon-ui Yeoin, 2006). Tema centrale dei tre film e l’amicizia, e l’amore per una ragazza al centro del triangolo (ma a volte una nuova figura femminile irrompe sconvolgendo ulteriormente i legami intrecciati). Nel primo film il giovane Kyung-soo è un attore in crisi che accetta l’invito di un vecchio amico lontano per sottrarsi alla depressione e all’insuccesso. L’amico gli presenta la ballerina di cui è innamorato, che finisce però in uno squallido motel con Kyung-soo; l’amicizia tra i due è ormai irrecuperabile e l’attore riparte, ma sul treno incontra un’altra ragazza… La trama sembra ripetersi in "Woman on the beach" dove il regista Joong-rae, in ceca di ispirazione, parte per la spiaggia di Shinduri con l’amico sceneggiatore Chang-wook, accompagnato dalla fidanzata Moon-sook che decide di trascorrere una notte con lui. Il mattino dopo Joong-rae se ne va e quando torna a cercarla incontra invece un’altra donna. In "Woman in the future of men" due amici si incontrano dopo molti anni e decidono di andare a trovare la ragazza con la quale avevano entrambi avuto una relazione nello stesso periodo.

Delude, invece, "Memento Mori" (Yeogo-goedam dubeonnjie iyagi, 1999) di Kim Tae-yong e Min Kyu-dong, ambientato in un liceo femminile (scenario che ricorre abbastanza frequentemente nel Cinema Coreano). Indeciso se orientarsi sull’amore saffico, la storia di fantasmi, il clima di mistero, si risolve in un mezzo horror giovanilistico dai contorni confusi che, mescolando di continuo passato e presente, perde completamente l’indirizzo della trama.

Selezionati anche due film di Kim Ki-duk, "Birdcage Inn" (Paran Daemun, 1998), il film che ha rivelato al pubblico internazionale la sua poetica suggestiva e "Samaritan Girl" (Samaria, 2004). Qui il tema ricorrente è la vita di una giovane prostituta vista attraverso gli occhi e i sentimenti dell’amica del cuore che, per simbiosi, si avvia sulla stessa strada. Se in "Birdcage Inn" Hye-Mi si sostituisce in una notte d’esate all’amica Jin-Ah, in "Samaritan Girl" Yeoh-Jin si prostituisce per convincere il cliente amato da Jae-young a raggiungerla sul suo letto di morte. Dopo la morte dell’amica Yeoh-Jin ne rintraccia i clienti per restituire ad ognuno di loro i soldi e cancellare così la colpa. Suddiviso in capitoli, il film si stacca quindi a seguire la storia del padre di Yeoh-Jin che, scoperto il segreto della figlia, segue ad uno ad uno i clienti colpevoli per punirli, fino ad ucciderne uno. La chiusura è su uno di quegli scenari desolati che il cinema coreano tanto ama (si pensi a "Sympathy for Mr. Vengeance) nel soffuso grigiore di un’alba foriera di una nuova solitudine.

Ma il vero capolavoro della rassegna è a nostro giudizio "Joint Security Area" (Gongdong-Gyungbi Guyeok Isa, 2000) di Park Chan-wook, forse il massimo talento odierno del Cinema Coreano (per un completo ritratto del regista vi rimandiamo al link https://www.corriereasia.com/wp-content/uploads/_var/rubriche/DVSYMGA-EMCAOSA-XFW.shtml). In questo bellissimo film, Park Chan-wook non sviluppa ancora i crudi temi della vendetta che hanno caratterizzato il suo Cinema, ma si addentra in un’insolita storia d’amicizia sul confine militare tra le due Coree, che ha inizio con il sapore del noir (l’omicidio di due soldati e il ferimento di un terzo) per spalancarsi poi su un lirico flash back. L’amicizia e il gioco uniscono i quattro uomini separati solo da una linea sottile, dando loro la forza di varcare quello che era chiamato "ponte di non ritorno". In bilico sempre tra le fosche tinte dell’indagine e la scoperta di oscuri segreti (anche nel passato della donna svizzera di origini coreane chiamata a far luce sull’accaduto a nome degli Stati Neutrali) e la dolcezza dei sentimenti, il film riesce a toccare le corde più autentiche della commozione, coprendosi poi d’improvviso col rosso del sangue.

Gabriella Aguzzi