Moda e Marketing a Tokyo: l’intervista fra creazioni di moda e business strategy all’italiana

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TOKYO, DAL NOSTRO CORRISPONDENTE: Attorno alla gigantesca Mori Tower di Roppongi Hills e alla sua strana statua-ragno, si snodano una serie di passaggi, scale, piazze, locali e centri commerciali, ed e’ all’interno del West Walk di questo complesso che troviamo il Citrus Notes, nella cui vetrina spiccano i modelli, rigorosamente neri, appartenenti alla collezione b-Maniac di Stretch Couture.

Si tratta del Black Dahlia Event, un temporary shop che durerà solo per pochi giorni, al quale partecipano anche i due stilisti Augusto Vespasiani e Laura Nesi, i creatori della collezione, giunti pochi giorni fa qui a Tokyo.

Quasi per caso, scopriamo che entrambi hanno in un certo senso dei legami con l’Asia.

Augusto oltre che stilista è dj di musica elettronica, che utilizza anche durante le sfilate, ed in questa sua veste utilizza lo pseudonimo di Niten, nome che ha derivato dal giapponese.

Laura invece è un’appassionata di India e ne ha canalizzato gli influssi nella collezione chiamata Tantrika, la cui sfilata di presentazione ha ricevuto addirittura il patrocinio dell’Ambasciata Indiana di Roma, ci dice.

Corriere Asia: Prima volta per voi in Giappone?

Augusto Vespasiani: Per noi sì, ma non per le nostre creazioni. Grazie a Beware of the Wolves (BtW), abbiamo potuto incontrare tempo fa a Roma la chief buyer di Citrus Notes, la quale in quell’occasione ha comprato diversi nostri capi, che poi ci ha detto essere stati venduti completamente nell’arco di soli quattro giorni.

Laura Nesi: Il Giappone per noi è una realtà assolutamente interessante ed è ricchissimo di punti vendita adatti allo stile delle nostre creazioni. Poi anche il nostro Giuseppe (un teschio, che è uno dei loghi di Stretch Couture – N.d.A.) esiste in due versioni, una “normale” ed una, diciamo, più “manga”.

Laura e Augusto, che ha lavorato per nomi come Armani ed è stato docente allo IED, nel 1988 hanno creato la propria maison, Stretch Couture appunto, con sede a Roma, nella corte di un antico casolare, dove hanno localizzato la propria “factory”, al cui interno disegnano, cuciono e tagliano, aiutati da numerosi stagisti appena usciti dalle scuole di moda e desiderosi di mettersi davvero all’opera su capi e tessuti.

Oltre che da Citrus Notes, nella loro trasferta in Giappone, i capi di Stretch Couture hanno potuto beneficiare di un’altra vetrina d’eccezione: lo show-room della COMT, azienda che produce, importa e commercia da più di vent’anni capi d’abbigliamento, a Daikanyama, uno dei quartieri della moda per eccellenza di Tokyo.

Qui, oltre a Stretch Couture, erano presenti altri sei stilisti, arrivati anche loro a Tokyo grazie all’impegno di BtW, cioè Barbara Waschimps e Francesca Scazzocchio.

Beware of the Wolf è un’agenzia di marketing e servizi decisamente giovane, è nata infatti nel gennaio 2006, ma ha all’attivo già diverse iniziative a livello nazionale ed internazionale.

BtW si occupa di internazionalizzazione di imprese, e un occhio di riguardo spetta al Giappone, data anche la formazione accademica e lavorativa di una delle due fondatrici, Barbara Waschimps, che ha studiato lingua e cultura giapponese all’Orientale di Napoli e da diversi anni lavora e si muove tra Giappone ed Italia.

CA: Come sta andando la trasferta a Tokyo?

Barbara Waschimps: Bene! Abbiamo all’attivo due eventi, quello qui a Roppongi e quello che si è appena chiuso a Daikanyama, dove abbiamo portato sette stilisti ad esporre le proprie creazioni non solo per il pubblico ma anche per buyers e distributori. Inoltre abbiamo in programma anche diversi incontri con privati ed istituzioni, tra cui la Camera di Commercio Italiana a Tokyo, al cui gala di fine anno vorremmo partecipare portando alcuni dei nostri clienti.

CA: Come sta andando e quali sono i vostri progetti?

Francesca Scazzocchio: Beh, è stato un anno duro, e la priorità è stata senza dubbio quella di farsi conoscere e di ottenere credibilità, ma è normale agli inizi.

Pensa poi che per molte attività, dall’ufficio stampa alla grafica, ci appoggiamo ad una rete di freelancer professionisti, ma per la parte che riguarda il marketing e le vendite, siamo solo io e Barbara.

In futuro ci piacerebbe riuscire non solo a portare designer e stilisti italiani in Giappone, ma anche giapponesi in Italia, nonostante temo sia piuttosto complicato.

BW: Il nostro obbiettivo è quello di dare notorietà a brand e designer “piccoli” ma che hanno qualcosa da dire e da mostrare.

A Roma questo luglio abbiamo organizzato un evento chiamato “Black Dahlia Project”, a cui hanno partecipato Stretch Couture e il gruppo jazz newyorchese di Michael Blake, in uno show dove convivevano arte, musica, moda, insomma un contenitore culturale, e un evento di questo tipo ci piacerebbe riuscire a portarlo anche a Milano.

Pere quanto riguarda l’estero, sono convinta che adesso la strategia migliore per entrare per la prima volta su un mercato, in particolare uno come quello giapponese, sia quella del temporary store, cioè non del punto vendita permanente, ma di un evento, come quello di oggi, dove al pubblico estero venga data la possibilità di conoscere ed apprezzare un nuovo brand.

Link Correlati

  • Stretch Couture – http://www.stretchcouture.net/first.html
  • Beware of the Wolves – http://www.btweurope.net

Gigi Boccasile

Redazione

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