Neolaureati portano mobili di lusso in Cina

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1 Dicembre 2006

SHANGHAI: Due anni fa tre neolaureati bocconiani hanno avuto la brillante idea di costituire una società per la distribuzione in Cina dei migliori brand dell’arredamento italiano. Nel 2005 è nato così Luxlife (Luxury and Italian Lifestyle), che attraverso diversi canali commerciali – showroom, architetti e interior designer, builder, hotel e clienti privati – vende prodotti esclusivamente d’alta gamma a Pechino, Shanghai, Singapore, Hong Kong e Bangkok. Il giovane General Manager del gruppo, Giuseppe Di Mauro, racconta la storia del progetto.

Corriere Asia: Da cosa è nata la vostra idea?

Giuseppe Di Mauro: Crediamo che la Cina sia un mercato con forti potenzialità di sviluppo e più abbordabile rispetto ad altre regioni asiatiche ancora meno esplorate, come l’India. Inoltre, essendo già stato in Cina per la prima volta nel 2000, mi sono sentito in grado di affrontare questa nuova avventura.

Corriere Asia: In cosa consiste il vostro progetto?

Giuseppe Di Mauro: Intendiamo ampliare il concetto di lusso in Cina con una struttura ad hoc, una formula nuova che lo identifichi con l’arredamento di qualità. I marchi da noi rappresentati non sono infatti in competizione fra loro, ma ognuno rappresenta un proprio segmento di mercato.

Corriere Asia: Perché tre laureati in economia hanno scelto di occuparsi d’arredamento?

Giuseppe di Mauro: Pur essendo rappresentativo della creatività e della qualità italiane, si tratta di un settore meno conosciuto in Cina rispetto alle altre eccellenze. Mentre le grandi firme sono già presenti nei settori dell’abbigliamento, delle automobili e della ristorazione, non esisteva ancora un gruppo italiano rivolto ai marchi di lusso dell’arredamento.

Corriere Asia: Qual è il vostro punto di forza?

Giuseppe Di Mauro: Siamo i primi italiani in Cina ad avere avuto questa idea. Il punto di forza è che il design e la qualità dell’arredamento italiano di lusso sono irriproducibili. I nostri prodotti non si possono emulare, in quanto sono frutto di centinaia di anni di storia ed esperienza e, soprattutto, sempre all’ultimo grido, come nel settore della moda. Nel momento in cui circolano le prime imitazioni, sono già usciti modelli nuovi.

Corriere Asia: Come vanno le vendite?

Giuseppe Di Mauro: Nonostante questo segmento di mercato sia in fase iniziale, il volume d’affari è in forte crescita e si sta sviluppando in modo straordinario mese dopo mese.

Corriere Asia: Quali sono le previsioni sul futuro del mercato?

Giuseppe Di Mauro: Occorreranno almeno tre o quattro anni perché si formi un vero e proprio mercato dell’arredamento in Cina, che è in ritardo di dieci-quindici anni rispetto a paesi come Hong Kong e Singapore. Ma sta crescendo a ritmi molto più veloci e soprattutto si avverte un forte interesse per il made in Italy e l’"italianità".

Corriere Asia: Quali sono i vostri clienti standard?

Giuseppe di Mauro: I nuovi ricchi, soprattutto con esperienze di studio o lavoro all’estero. Tutti molto giovani, fra i 25 e i 30 anni; sanno cosa vogliono, conoscono il valore del marchio, amano i prodotti italiani e spesso sono gli stessi a possedere una Ferrari e a indossare gli abiti dei nostri migliori stilisti. Per questo intendono completare l’opera con una casa ben arredata.

Corriere Asia: Incontrate problemi legati alle diverse mentalità?

Giuseppe De Mauro: Difficilmente, perché i nostri clienti conoscono bene il settore e i prodotti. Perciò non abbiamo bisogno di presentarci, in caso contrario significherebbe che ci siamo rivolti al cliente sbagliato.

Corriere Asia: Ma il gusto dei clienti non va educato?

Giuseppe De Mauro: Generalmente per arredare la propria casa, le classi abbienti si affidano ad architetti di fiducia. Naturalmente è bene fare una distinzione fra cinesi solo benestanti e cinesi che hanno anche vissuto all’estero o conoscono bene lo stile di vita e le caratteristiche degli italiani. La percentuale di questi clienti è destinata a crescere rapidamente, e il nostro mercato appartiene a loro.

Corriere Asia: I vostri prodotti vengono adattati al mercato cinese?

Giuseppe Di Mauro: Poco, in genere solo per quanto riguarda i colori, che i cinesi preferiscono sgargianti e fantasiosi. Ma il vantaggio di questo business è che il nostro paese è leader mondiale nell’arredamento di lusso e detta perciò i canoni del gusto. Non produrremo mai mobili fatti su misura per il cinesi, ma al contrario saranno loro ad abbracciare lo stile italiano, con le sue mode e i suoi canoni estetici.

Corriere Asia: Come avete intenzione di espandere la vostra attività?

Giuseppe Di Mauro: Stiamo pubblicizzando il nostro marchio sulle tante riviste cinesi di settore, che ogni mese ci dedicano qualche servizio. Inoltre contattiamo personalmente negozi e studi d’architettura. Collaboriamo già con circa duecento architetti, numero che aumenta ogni giorno.

Corriere Asia: Progetti per il futuro?

Giuseppe De Mauro: Il nostro obiettivo è concludere importanti contract, cioè contratti che prevedano l’arredamento di numerose ville e hotel di lusso. Si tratta solo di aspettare un po’, ma siamo certamente ottimisti.

Marzia De Giuli

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