Novità nell’automotive cinese: rivoluzione elettrica in atto

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PECHINO: “ I veicoli a motore elettrico rappresentano la nuova opportunità di crescita tanto per i costruttori di autovetture quanto per i fornitori di elettricità del nostro Paese;  il Governo centrale auspica che i primi modelli vengano sperimentati solo in alcune città e, passata la fase del banco di prova, si producano anche in altri centri urbani”. Questa la recente dichiarazione Li Yizhong, al vertice del Ministero per l’Industria e la Tecnologia dell’Informazione, rilasciata in occasione dei lavori  – iniziati venerdì scorso – della IIIa sessione plenaria dell’XIa Assemblea Nazionale del Popolo .  

 

Si tratta, naturalmente, di parole accompagnate da fatti. Le autorità di Pechino hanno già avviato un piano, definito “audace” da non pochi esperti, per la produzione di migliaia di veicoli elettrici a basso consumo nel corso di quest’anno: la cifra prevista dalla Commissione Municipale per le Riforme e lo Sviluppo ammonta a circa 15.000 autoveicoli; siamo di fronte all’ennesimo balzo in avanti di una potenza economica più che mai avida di primati mondiali – il 2009, lo ricordiamo,  è stato segnato dalla conquista della pole position nel mercato automobilistico, che la Repubblica popolare ha letteralmente strappato agli USA.   

 

Il primo stadio di questa “rivoluzione elettrica” della capitale, comunque, riguarderà principalmente autobus e mezzi per la nettezza urbana. Difficilmente i privati abbandoneranno altrettanto rapidamente le “tradizionali” auto a benzina o diesel per acquistare quattro porte “elettrizzate” fresche di fabbrica, soprattutto se si considera che il costo dei primi modelli già disponibili supera  di un buon 30% quello delle autovetture convenzionali. Spicca, nel “coro”, anzi, nel  “partito degli scettici”, la posizione di Li Yunwei, presidente dell’Associazione dei Proprietari di Automobili della capitale: “Portare avanti il primato nazionale di Pechino nel settore dei veicoli ecologici è un’ottima idea, e penso che la cosa piaccia alla maggior parte dei miei concittadini, ma finché  il Governo non attuerà politiche in favore dei potenziali acquirenti, quando non veri e propri incentivi statali, ben pochi proprietari saranno disposti a passare all’auto elettrica”.  

 

Per ora, infatti, secondo fonti ufficiali, oggetto di ancora imprecisate “politiche favorevoli” saranno solo le case costruttrici che si impegneranno ad assemblare veicoli ibridi o a motore elettrico, unitamente a tutti i funzionari che, a livello locale, incoraggeranno i produttori in tal senso.  

 

Al di fuori dei consumatori, sono gli stessi esperti del settore a tenere il piede sul freno; valga per tutti l’opinione di Lin Cheng, docente specializzato in ricerca automobilistica presso il Beijing Institute of Technology (Beijing Ligong Daxue): “Si tratta di un’opportunità economica non da poco, che gode del favore del Governo centrale; ma i costruttori hanno ancora bisogno di tempo per mettere a punto le tecnologie più adatte alla produzione di veicoli con motore elettrico. E non dimentichiamoci che i consumatori sono alla ricerca di un buon compromesso tra affidabilità e prezzo”. In altre parole, lo stesso Lin esorta a non correre troppo, per evitare di finire – magari – come Toyota, balzata negli ultimi mesi del 2009 agli onori delle cronache per aver immesso sul mercato automobili dall’accelerata un po’ troppo grintosa e, soprattutto, improvvisa.  

 

Ma c’è anche chi non teme affatto lo sprint, come Ma Zonglin, alla guida di North China Grid Co Ltd, una delle principali compagnie che provvedono al fabbisogno di energia elettrica della capitale: il presidente ha dichiarato, nel contesto ufficiale dell’Assemblea Nazionale del Popolo, di essere pronto ad aprire ben 450 stazioni di rifornimento per le nuove auto. Non resta, insomma, che stare a vedere quale fra le due posizioni si rivelerà, nel lungo periodo, più lungimirante.  

 

Francesco Imparato

Asian Studies Group Research Staff

Francesco Imparato

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