Nuovi accordi tra CNPC e Rosneft

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20 Luglio 2006

PECHINO: CNPC (China National Petroleum Corporation), la più importante società petrolifera cinese ha dichiarato ieri che investirà 500 milioni di dollari USA, nel colosso petrolifero russo Rosneft, in modo tale da garantire la sicurezza energetica del mercato cinese.

La CNPC ha dichiarato sul suo sito web che l’accordo riguarda i processi di estrazione, raffinazione e lavorazione del petrolio russo.

La cooperazione tra i due giganti del settore petrolifero sarà ulteriormente approfondita nel tempo, si legge nel comunicato.

La Cina, il secondo consumatore mondiale di petrolio dietro gli Stati Uniti, seguita dal Giappone, è gia da diversi anni che intrattiene rapporti con la Russia, con profitto, per garantirsi l’approvvigionamento energetico.

Rosneft, è uno dei principali produttori di petrolio della Federazione Russa, ha riserve provate per un totale approssimativo di 18.942 miliardi di barili, includendo 14.9 miliardi di barili di riserve e possiede 691.1 miliardi di metri cubi di riserve di gas naturale. La sua produzione petrolifera ha raggiunto i 74.6 milioni di tonnellate di petrolio nel 2005, mentre nel comparto del gas naturale ha toccato i 13.1 miliardi di metri cubi. Si stima che Rosneft produrrà 115 milioni di tonnellate di greggio nel 2010 e 127 milioni di tonnellate nel 2015.

Nella gara per assicurarsi le risorse russe gioca un ruolo importante il Giappone. Sono svariati anni infatti che entrambi i paesi si contendono la costruzione di un oleodotto che dovrebbe alimentare o Pechino o Tokyo.

Nel 2001, Yukos, società petrolifera russa di proprietà di Kodorkovsky, aveva siglato un contratto per rifornire le raffinerie cinesi di Daqing, il principale centro petrolchimico cinese, attraverso la costruzione di un oleodotto da Irtkusk, in Siberia, a Daqing, nella Cina Settentrionale, ma questo andò a monte a causa dell’arresto del patron russo.

Il Giappone invece ha sempre chiesto che l’oleodotto venisse diretto verso Nakhodka, centro petrolchimico a nord di Vladivastock. Dopo anni di stallo, il progetto nel gennaio di quest’anno dava finalmente l’ok al Giappone, grazie anche alla potente lobby giapponese che lavora a Mosca. Cionostante durante l’ultimo vertice del G8, indiscrezioni hanno riferito che sarebbe stata ulteriormente procrastinata la costruzione dell’oleodotto, non solo a causa degli ambientalisti, ma anche per motivi di ragioni tecniche.

Marianna Sacchini