Nuovi sviluppi del caso Pesti-Cola

19 Dicembre 2006

BANGALORE: Chi si ricorda del caso ribattezzato "Pesti-Cola"? Se ne parlò diffusamente, quattro mesi fa, quando lo Stato di Karnataka impose il divieto di vendita di alcune bevande analcoliche. Era il 14 agosto e molti prodotti — alcuni dei quali di marchi multinazionali — finirono al bando nella zona di Bangalore e dintorni. Tra di essi la Coca Cola, la Pepsi e una decina di altre bibite, colpevoli di esser state "bocciate" agli esami di laboratorio. Le analisi, si ricorda, riscontrarono la presenza al loro interno di una quota eccessiva di antiparassitari, soglia sopra i limiti ammissibili.

In seguito alla decisione, che fu riportata dai quotidiani di tutto il mondo, ci fu un improvviso inasprimento dei controlli e delle verifiche, che ben presto si estesero dalle bevande a qualsiasi prodotto commestibile. Il clamore suscitato dalla notizia dopo poche settimane si spense, facendo finire la questione tra gli articoli più brevi dei giornali locali.

Alla distanza esatta di quattro mesi, la situazione sembra essere tornata alla normalità, o quasi. Il 14 dicembre, infatti, un nuovo atto è andato ad aggiungersi alla complessa vicenda: il governo di Karnataka, su ordine del tribunale che ha accolto la richiesta della parte ricorrente, ha ritirato il divieto di vendita di dodici bibite analcoliche, ivi comprese le già citate Pepsi e Coca Cola, che quindi saranno liberamente commerciabili nelle scuole e negli ospedali, luoghi che, quest’estate, divennero proibiti per le bollicine più famose dei soft drink.

Roberto Rais