Oltre al vino servono i wine cooler

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30 Novembre 2006

SHENZHEN: A Pochi giorni dalla felice conclusione di Vinitaly, c’è chi dell’evento è particolarmente soddisfatto. Sicao è un’azienda privata cinese che produce elettrodomestici. Nata nel 2001, è considerata una giovane promessa nel settore dei mini bar e refrigeratori elettronici. Ha il quartier generale a Shenzhen, circa quattrocento dipendenti e uffici a Pechino, Shanghai e Hong Kong.

Alla chiusura della fiera, i visitatori si sono letteralmente avventati sui prodotti che gli espositori distribuivano gratuitamente, tornando a casa con litri di vino per parenti e amici. Dove e come conserveranno tutte queste bottiglie?

A illustrare le regole è il direttore vendite di Sicao, Miao Ke, esperto di wine cooler per vini rossi.

Corriere Asia: Si possono vendere contenitori quando in Cina mancano ancora i "contenuti"?

Miao Ke: E’ proprio perché in Cina il vino non è ancora diffuso, che vanno poste le basi per conservarlo bene. Mediamente i consumatori cinesi non possiedono una cultura a riguardo. Nel corso di Vinitaly si è parlato molto di qualità e abbinamenti, ma sono altrettanto importanti le regole per una corretta custodia.

Corriere Asia: Quali sono le caratteristiche che distinguono i vostri prodotti?

Miao Ke: Offriamo ai clienti una gamma completa di wine cooler, dal più piccolo che contiene 6 bottiglie fino al più grande mai realizzato, della capacità di ben 180 litri. La qualità dei nostri apparecchi a semiconduttore, certificata dai più importanti marchi internazionali, assicura la conservazione dei vini alle giuste temperatura e umidità, con soglie di rumorosità inferiori a 20 dB.

Corriere Asia: Qual è il vostro primo mercato?

Miao Ke: Ogni anno distribuiamo il 90% dei prodotti in trentasette paesi stranieri. In questo momento il primo mercato è l’Italia, mentre in Cina il settore dei wine cooler è ancora di nicchia.

Corriere Asia: Quali diverse caratteristiche sono richieste dai clienti italiani e cinesi?

Miao Ke: La differenza riguarda soprattutto le dimensioni: vendiamo in Italia refrigeratori fino a 180 litri di capacità, in Cina invece quelli più piccoli.

Corriere Asia: In che percentuale esportate il vostro marchio?

Miao Ke: Al momento lavoriamo quasi esclusivamente per importanti gruppi stranieri: sui circa 600.000 pezzi che produciamo annualmente, solo 30.000 – 50.000 recano il nostro marchio. Ma è proprio attraverso la qualità garantita di noti brand, che miriamo a farci conoscere nei mercati internazionali, in previsione di un sicuro boom dell’industria vinicola.

Corriere Asia: I prezzi sono accessibili al consumatore medio cinese?

Miao Ke: All’estero i nostri refrigeratori costano fino ad alcune migliaia di dollari, ma in Cina esattamente la metà. Sono sicuro che con l’alzarsi del tenore di vita medio, non solo il mercato del vino, ma anche quello degli strumenti e accessori a esso legati, vedranno un forte sviluppo.

Corriere Asia: Quali sono i vostri prossimi obiettivi?

Miao Ke: Per il 2007 ci siamo posti l’ambizioso target di vendere all’estero 600.000 refrigeratori. Abbiamo forti mire espansionistiche soprattutto in Europa, dove oltre a lavorare per le grandi case di produzione, vorremmo iniziare a esportare il nostro marchio. Nel 2004 abbiamo partecipato alla fiera di Milano e ogni anno siamo presenti alle maggiori venti in Cina e a Hong Kong.

Che i wine cooler siano importanti quanto i vini, è provato da una notizia riportata qualche giorno fa dal quotidiano China Daily. Per promuovere la cultura del vino, l’associazione canadese IWCPA – International Wine Culture Promotion Association – regalerà quest’anno per Natale centomila refrigeratori ad altrettante famiglie cinesi della nuova classe media, per un valore complessivo di 63 milioni di dollari.

Marzia De Giuli