Oltre mille appalti l’anno per le imprese straniere: la Cina investe sulla green economy

a cura di: Paolo Cacciato

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SHANGHAI: Con la chiusura dell’undicesimo piano quinquennale di investimento attuato dal Governo di Pechino è opportuno considerare quanto messo in atto sul settore della green economy in Cina: oltre 300 miliardi di dollari investiti dal 2005 al 2010, di cui ben 200 specificatamente impiegati per attrarre e promuovere lo sviluppo di tecnologie inerenti alla conservazione energetica, riduzione delle emissioni inquinanti, tutela dell’ambiente. Una mossa strategica che ha permesso alla Cina di allocare all’interno dei proprio confini la spinta commerciale e di ricerca dall’estero quasi dieci volte superiore alla cifra allocata dal Governo. Inutile dire che le aspettative per il prossimo piano regolatore sono più che confermate per un sostegno forte da parte dell’amministrazione cinese per il settore della green economy con una particolare attenzione all’ecological building.

Sono un migliaio le aziende cinesi che attraverso la politica a sostegno del risparmio energetico hanno raggiunto brillantemente i risultati attesi sulla policy di contenimento del dispendio energetico, ricevendo sussidi per l’implementazione dell’impiantistica e delle tecnologie atte a regolarne lo sviluppo. La lista è stata pubblicata in una ricerca condotta dal China Daily in collaborazione con la National Development and Reform Commission.

Il governo ha interesse nel sostenere una tale dimensione di implementazione e applicazione nell’ambito dello sviluppo della green economy per un duplice motivo, da una parte geopolitico e funzionale al mantenimento di un’indipendenza a livello internazionale del regolamento energetico: nel 2012 la cessazione dell’accordo di Kyoto imporrà alla comunità internazionale una riflessione propositiva sul tema e da sempre Cina, accanto a India, si è sempre dimostrata restia a firmare un trattato in prospettiva multilaterale. Una conquista cinese referenziata dai risultati ottenuti dal un piano regolatore interno favorirà probabilmente il mantenimento di una linea indipendente e statisticamente vincente. Dall’altro lato, la politica ecologica perseguita da Pechino rivela un enorme interesse di tipo commerciale: "creare una dimensione di trasparenza e favore atta a convogliare l’interesse e lo sforzo di investimento dall’estero all’interno del nostro mercato rappresenta una certezza già confermata e che continueremo a sostenere sempre di più" ha commentato in merito Jiang Yaoping dal ministero del commercio in una rassegna stampa tenutasi ieri.

Nell’agenda cinese un settore chiave che avvicina mercato e tecnologia strizzando l’occhio al tema "eco friendly" è sicuramente quello rappresentato dallo sviluppo dell’industria automobilistica con motorizzazione elettrica. A questo proposito sembrano consolidarsi fortemente le relazioni di scambio con il vicino Giappone per quanto concerne contratti di trasferimento tecnologico e programmi di formazione specialistica condotta da università cinesi in collaborazione con centri di ricerca e sviluppo in Giappone.

Atteso per il prossimo piano regolatore anche l’implemento del numero di appalti pubblici e privati che verranno sostenuti dal Ministero dell’Industria e dell’Information technology cinese, elemento di attrattiva per le aziende straniere e funzionale punto di inizio per lo sviluppo delle relazioni commerciali e di investimento sul mercato interno: i dati parlano chiaro, di oltre 8000 appalti messi in atto sul settore della green economy quasi 7000 sonno stati vinti da industrie straniere, ora in procinto di consolidamento strutturale all’interno del mercato cinese. La partità è già più che iniziata e il prossimo quinquennio sarà realmente decisivo per differenziare i livelli di protagonismo e di agibilità in Cina delle aziende o gruppi operanti in uno dei settori trainanti sullo scenario dell’economia internazionale nell’immediato futuro.

Da Shanghai

Paolo Cacciato

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Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell'Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l'Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d' impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.

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