A Osaka clochard sfrattati

a cura di:

Archiviato in: in
6 Febbraio 2007

OSAKA: A rigor di logica, essere una persona senza fissa dimora e ricevere una ingiunzione di sfratto rappresenta una contraddizione evidente. Ma in un paese come il Giappone, dove la logica è spesso stravolta dalla realtà dei fatti, è proprio ciò che sta accadendo.

In vista dei mondiali di atletica che avranno inizio in agosto, Osaka si sta rifacendo il trucco per accogliere migliaia di visitatori da tutto il mondo. Tuttavia, i parchi che ospitano gli impianti sportivi sono da anni residenza dei 10.000 homeless della città, e l’amministrazione cittadina è decisa a fare piazza pulita. Negli ultimi mesi, I clochard hanno ricevuto diverse notifiche da parte delle forze di polizia, che procederanno dal 5 febbraio allo sgombero delle aree occupate, con o senza il consenso degli "inquilini".

In un paese dove virtualmente non esistevano, gli homeless hanno fatto la loro comparsa nei primi anni ’90 con lo scoppio della bubble economy, la famigerata bolla speculativa. Osaka ha sofferto il declino e la stagnazione economica, e migliaia di lavoratori, molti dei quali a contratto giornaliero nel settore edilizio, sono finiti per strada. Adesso hanno superato i cinquant’anni, si guadagnano da vivere raccogliendo lattine e cartoni in giro per la città e vivono nei famosi villaggi di tende blu, gli organizzatissimi e affollati "campeggi urbani" che occupano quasi tutte le aree verdi, I greti dei fiumi e il quartiere di Nishinari-ku.

Spesso definito "il Bronx del Giappone", Nishinari-ku è l’unica area del paese sconsigliata per motivi di sicurezza nelle guide turistiche. Caso raro, in un paese in cui il controllo sociale è molto forte, nel 1990 è stato per giorni interi teatro di una guerriglia urbana tra disoccupati e polizia, con tanto di barricate, auto incendiate e bombe molotov. In realtà i "barboni" giapponesi sono persone pacifiche, quasi nessuno dorme per strada e anche se sono emarginati dal resto della società, la solidarietà tra loro è molto forte.

Secondo la legge giapponese, per ricevere sussidi e assistenza è necessario dimostrare di avere una residenza fissa. È stato scoperto che 3500 homeless sono registrati presso un unico indirizzo proprio a Nishinari-ku, dove esiste un grande capannone in cui si riuniscono tutti i giorni centinaia di disperati per avere un pasto caldo e un tetto sopra la testa. Probabilmente perderanno residenza e sussidi. Alcuni ricevono la posta presso le baracche costruite nelle poche aree verdi della città, ma il diritto di registrare il domicilio in un luogo pubblico come un parco, è stato negato da una recentissima sentenza del tribunale di Osaka. Sono cominciati i primi sgomberi, ma non è stata designata alcuna area o edificio dove sistemare gli sfrattati.

Un terzo dei 30.000 homeless giapponesi vive a Osaka, il doppio rispetto a quelli di Tokyo che ha il triplo degli abitanti.

Riccardo Cristiani

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link