Parte dall’India la nuova era dei servizi in outsourcing: offerta immediata alla domanda e abbattimento delle barriere linguistiche.

a cura di:

Archiviato in: in
29 Settembre 2008

MUMBAI: Ricordiamo tutti quando le grandi società occidentali iniziarono a trasferire lavoro e professionalità in India, in particolare i servizi di back office? Beh, l’epoca in cui chiamando per una stanza a New York rispondeva un giovane indiano di Mumbai potrebbe già appartenere al passato. Effetto dell’aumento dei salari medi e di una rupia sempre più forte, all’origine della conseguente perdita di competitività accusata dalle società indiane. C’è poi la concorrenza di Cina, Marocco, Messico e altri Paesi pronti a privare l’Elefante del primato in ambito di outsourcing. Se poi aggiungiamo la progressiva diversificazione della domanda, rivolta a servizi di back office multi lingue, capiamo perché alcune società indiane stiano indirizzando uffici e professionalità oltre confine. Secondo gli analisti, è iniziato in India "l’outsourcing dell’outsourcing", e il compito di apripista spetta al colosso dell’ICT Infosys. Parliamo di un fenomeno inatteso, che riprende a ritroso le rotte classiche della globalizzazione, almeno in materia di delocalizzazione dei servizi. Lo spostamento in massa di grandi società occidentali verso uffici di back office a Bangalore, Mumbai o Delhi vissuto nel passato, è stato soppiantato più tardi dall’esodo di giovani laureati, attirati in India dalla prospettiva di perfezionare le proprie professionalità, per rientrare in patria e lavorare nelle filiali Infosys (3,1 miliardi di dollari di fatturato nel 2007). L’outsourcing sta cambiando, e la sua evoluzione avverrà anche fuori dall’Inida. È questa la consapevolezza di Ashok Vemuri, vice presidente del gruppo informatico indiano, intervistato di recente dal New York Times, secondo il quale per continuare a mantenere il primato "bisogna accogliere lavori da ogni parte del mondo e svolgerli in ogni parte del mondo".

Per riuscire a tenere il passo di nuovi concorrenti, i colossi indiani di settore hanno iniziato ad aprire uffici in altri Paesi emergenti, come Guadalajara in Messico scelta da Tata Consultancy Service (principale rivale di Infosys), presente con 5000 dipendenti in Brasile, Cile e Uruguay. Strada imitata da Cognizant Technology Solution, con la recente apertura di centri di back office a Phoenix e Shanghai, e da Wipro che ha ampliato la propria rete in Canada, Cina, Arabia Saudita, e in Europa, con uffici in Portogallo e Romania. Paesi scelti anche da Infosys, giunta inoltre in Repubblica Ceca, Tailandia, Cina, Filippine e Polonia, così come negli stati meno sviluppati in Usa. La strategia degli ‘outsourcer’ indiani punta a trasferire knowhow ed esperienze dove necessario, sviluppando un network globale in grado di captare le richieste di mercato nel momento in cui emergono, a prescindere dal luogo e dalle esigenze linguistiche e culturali.

Alcuni analisti hanno paragonato il cambiamento in corso alle strategie di delocalizzazione in campo automobilistico, attuate negli anni ’70 dal Giappone negli Stati Uniti. Così come i giapponesi impararono a produrre auto in Amercia senza avvalersi di manodopera giapponese, allo stesso modo gli indiani puntano all’outsourcing senza operatori indiani (Dennis McGuire di Tpi, Texas, su New York Times). Per fare un esempio, una banca americana vuole sviluppare un programma di prestito per i clienti ispanici, si rende necessario quindi che il sistema adotti un linguaggio adeguato, nonché tenere in considerazione le variabili sociali legate a questo tipo di clientela. Così, anziché rivolgersi a un’azienda di outsourcing messicana o statunitense, la banca in questione può servirsi di tre tecnici presso un operatore indiano con centro operativo in Messico. In poche parole, una società statunitense ne paga un’altra a 12.000 chilometri di distanza, per usufruire di personale messicano operante 400 chilometri a sud del confine. Sembra questa la nuova silhouette dell’outsourcing, approdata ormai anche in Europa.

Link Correlati

Emanuele Confortin

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link