Pechino 2008: la prima Olimpiade smoke-free

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4 Giugno 2007

PECHINO: I Giochi Olimpici di Pechino 2008 saranno "smoke-free": gli organizzatori, in occasione della Giornata mondiale contro il tabacco del 31 Maggio, hanno annunciato la decisione di bandire il fumo da tutti i siti olimpici, da hotel e ristoranti delle aree legate ai Giochi e da tutti i mezzi di trasporto che collegheranno alberghi e stadi.

Una scelta importante per la Cina che, oltre a essere il primo produttore al mondo di tabacco, conta 360 milioni di fumatori, praticamente un terzo del totale mondiale (circa 1,2 miliardi — fonte OMS).

Una legge che vieta il fumo nei locali pubblici in Cina esiste già da diversi anni, ma è ben poco rispettata in un paese dove offrire sigarette è una forma ritualizzata di cortesia sociale.

I Giochi non sono mai stati ospitati in un paese più afflitto da malattie legate al fumo, e potrebbero rappresentare un’opportunità unica per una generale presa di coscienza. In Cina fuma quasi il 60% degli uomini, e l’OMS ha stimato che ogni anno circa 1,2 milioni di persone muoiono per cause legate al tabagismo.

Nella popolazione locale non vi è alcuna consapevolezza di questo rischio.

La campagna per una Cina libera dal fumo era partita già in Aprile grazie ai finanziamenti di Michael Bloomberg, milionario sindaco di New York, che per la causa ha donato 125 milioni di dollari, nell’ambito di un programma volto a frenare l’uso di tabacco in 15 paesi in via di sviluppo.

Una decisione, quella di porre un freno al fumo, che non dev’essere stata facile da prendere per i Leader cinesi, visto che il monopolio del tabacco, circa il 97% delle sigarette vendute nel paese, è nelle mani dello Stato.

La China National Tobacco Corp., di propietà statale, è infatti la più grande produttrice di tabacco al mondo, con più di 2 trilioni di sigarette vendute l’anno scorso.

Pechino ha dovuto lottare duro per proteggere questo monopolio dall’offensiva dei giganti esteri, ed è solo per poter entrare nel WTO che ha accettato di abbassare le tariffe sull’import di sigarette dal 65 al 25% (alle imprese estere non è ancora permesso produrre in Cina).

In ultima analisi non si può ignorare che in molte regioni povere, specie nel sud-est, l’industria del tabacco è un pilastro fondamentale per lo sviluppo economico locale, garantendo occupazione e finanziamenti.

Tra radicati vizi da estirpare e capitali da proteggere, la Cina dovrà saltare ancora numerosi ostacoli prima del traguardo di un’Olimpiade senza fumo.

Una coraggiosa sfida, utile per la salute di tutto il Paese.

Nicola Ricciardi