Pechino mette in lista nera le multinazionali straniere

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27 Ottobre 2006

PECHINO: Nestle Shanghai, Changchun Pepsi e Panasonic Battery-Shanghai sono solo tre sussidiarie di alcune multinazionali elencate nella lista nera delle salvaguardia ambientale compilata dall’Institute of Public and Environmental Affairs, una NGO di Pechino. Le aziende accusate di contribuire al degrado ambientale operano soprattutto nei settori alimentare, elettronico, chimico e dei macchinari, e provengono da diversi paesi stranieri. "Queste multinazionali esigono dalle aziende cinesi il pieno rispetto delle regole ambientali, che esse stesse però violano", ha dichiarato il noto ambientalista cinese Ma Jun. Ogni giustificazione finora data appare priva di fondamento: Chen, responsabile della sezione ambiente della Panasonic Battery-Shanghai, si è difeso affermando che lo scarico di acque di rifiuto è avvenuto in una giornata in cui egli era assente. La documentazione in materia di protezione ambientale della Nestle Shanghai è invece andata persa lo scorso anno. Tali spiegazioni non convincono gli ambientalisti cinesi, perché "molte aziende straniere abbassano gli standard ambientali in Cina approfittando della permissività di alcuni governi locali, che chiudono un occhio per attrarre più investimenti", spiega Zhao, direttore Supervisione dell’Environmental Protection Bureau della provincia Jilin, sede della Changchun Pepsi. Ma le aziende cinesi si comportano ancora peggio, ammette Zhao: nella lista figurano infatti 33 multinazionali straniere fra 2700 aziende cinesi.