Pensare l’efficacia in Cina e Occidente

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Pensare l’efficacia in Cina e Occidente

29 Agosto 2007

Autore: Françoise Jullien

Titolo: Pensare l’efficacia in Cina e in Occidente

Traduzione di: Massimiliano Guareschi

Bari: Laterza, 2006

Pagine 103

ISBN: 88-420-8023-3

Prezzo: 10 euro

Nel saggio, che ripropone il testo di una conferenza, Françoise Jullien, esperto filosofo e sinologo francese dell’Università di Parigi VII, offre una semplice introduzione al pensiero cinese, considerando soprattutto la questione dell’efficacia.

L’efficacia (trattata dall’autore in una specifica monografia del 1998, il "Trattato sull’efficacia", edito in Italia da Einaudi), in altre parole l’essere vincenti, il non fallire, risulta un elemento portante nella gestione di qualsiasi ambito competitivo, da quello politico a quello economico a quello militare. Jullien, mettendo a confronto Cina e Occidente, ritiene che ci sia un approccio al tema dell’efficacia del tutto differente, e per certi versi contrastante, nelle due civiltà, scorgendone la ragione nei diversi modelli ontologici e gnoseologici.

In Occidente, sulla base dell’eredità greca, si tende, in ogni azione, a proporre un piano con il quale raggiungere degli obiettivi. Si agisce, quindi, secondo la classica dicotomia teoria/prassi, in virtù di un modello (un’idea in senso platonico) che dovrà trovare un’applicazione, che, a sua volta, consisterà nel trovare i mezzi per raggiungere l’obiettivo nel minor tempo possibile.

In Cina, invece, afferma Jullien, non c’è mai alcuna opera di modellizzazione e pianificazione. Anzi, si agisce a partire dal contingente, sul quale si esprimono, con un forte senso pragmatico, le valutazioni per poter intervenire. In Cina, perciò, alla nozione di fine, telos, si preferisce quello di vantaggio, li, in particolare il vantaggio che si può trarre dalla situazione in cui ci si trova. Infine, mentre in Occidente prevale l’azione, l’eroismo, in Cina si tende a prediligere la trasformazione, eludendo l’opposizione naturale/umano (physis/techne), in quanto l’essenziale è aiutare ciò procede da solo, poiché, nell’ottica cinese, il fare umano è in continuazione con la natura.

Il testo si presenta come una veloce panoramica del modus cogitandi cinese e occidentale, ma offre anche numerosi spunti per interrogarsi su varie categorie tipiche delle due tradizioni e per ulteriori letture di classici occidentali e della Cina antica (in particolare "L’arte della guerra" di Sun Tsu).

Eppure, come Jullien chiarisce subito nelle prime pagine, questo saggio, nella sua repentina rassegna di categorie e concetti, può essere efficace, appunto, nello sconvolgimento del nostro pensiero dal di fuori. Partendo dalle nozioni europee, espresse in lingue indoeuropee, ci permette di sperimentare la possibilità di divagare, imponendoci un viaggio in un’eterotopia, la Cina, nella quale il nostro modo di pensare non può non reagire e interrogarsi.

Antonio Manieri