Perché Berlusconi ha sbagliato in Cina

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12 Aprile 2006

HONG KONG – Non si è fatto amare Silvio Berlusconi in Asia, soprattutto in Cina. E non solo dai cinesi, a cui alla fine importa poco, ma dagli italiani che lavorano e che nel Far East hanno appena votato per qualcosa che si è svolto a 10,000 chilometri.

La battaglia che gli Italiani combattono in questa parte del mondo è complicata, solitaria e, alla fine, un po’ folle. Sono figli illegittimi di un paese che ancora non ha capito il vero significato di quello che sta succedendo da questa parte del mondo. Pari, forse, solo alla rivoluzione industriale inglese.

I cinesi, prima della visita di Berlusconi, lo idolatravano. A modo loro naturalmente: molto pragmatismo, poca ideologia e dietrologia:

da solo, in pochi anni, è diventato uno degli uomini più ricchi d’Europa; e non solo, ha anche avuto una squadra di calcio che ha vinto tutto. Ergo. È molto bravo e fortunato e c’è da imparare. L’unico dubbio era sul perché si fosse messo in politica, ma non erano i soli ad averlo.

Era atteso. Molto atteso. Ed è stato un flop.

Quello di Berlusconi in Cina è stato il viaggio più breve mai fatto da un capo di stato nel paese. Meno di 48 ore.

In Italia non se ne è accorto nessuno, in Cina in molti.

All’inaugurazione dell’anno dell’Italia in Cina (di cui si sono accorti veramente in pochi e tutti italiani) abbiamo mandato Buttiglione,. L’anno prossimo sarà l’anno della Russia e naturalmente c’era Putin.

I dazi li abbiamo messi alle scarpe cinesi e vietnamite. Nessuno ha ancora pensato di calcolare su chi incidessero immediatamente tali dazi: sulle aziende italiane che importano e producono calzature in Cina. Abbiamo, quindi spinto per mettere i dazi, in larga parte, alle stesse aziende italiane.

Nel frattempo,i cinesi si stanno attrezzando e stanno alzando i dazi sui alcuni macchinari italiani. Non ci era bastata la figura già fatta sul tessile, dove, dopo aver lottato per le quote, abbiamo dovuto abbassarci a richiederne un allargamento perché le nostre fabbriche erano a corto di materia prima che veniva dalla Cina. Ed i cinesi ridevano.

Tutto questo, insieme, ai bambini bolliti, ha sfinito i poveri italiani che vivono in Cina e che ci vanno per lavoro.

I cinesi hanno la memoria lunga. Sembra strano ma negli ultimi mesi, tutti i tassisti, i partner commerciali, le fidanzate cinesi non facevano che ricordarci tutte le nostre malefatte.

Un incubo per chi sta in Cina per lavorare. Già è difficile, guarda te di cosa mi tocca preoccuparmi.

E allora vabbé, varrà poco ma io il mio voto non glielo do; e non glielo da nemmeno mio padre che abita a Vicenza e mio cugino a Civitanova marche, che lo avrebbe anche votato, ma gli ho raccontato quello che succede qui e insomma l’ho convinto.

E’ vero, la Cina è lontana e quindi non era il caso di preoccuparsene; inutile perderci più di 48 ore. I voti si fanno in Italia.

Invece la Cina, a modo suo, si è fatta sentire.

Lucia Rosati

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