Permesso di soggiorno in Giappone? Nessuna possibilità senza la certificazione linguistica

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23 Gennaio 2008

OSAKA: Il governo sta considerando di mettere come condizione di ingresso o di rinnovo del visto, per tutti coloro che vorranno ottenere la residenza a lungo termine, una prova di abilità linguistica, ha dichiarato il Ministro degli Esteri Masahiko Komura.

La nuova proposta arriva dopo quasi due mesi dall’entrata in vigore della nuova legge sull’immigrazione, che prevede la "schedatura" di tutti gli stranieri che sbarcano in Giappone, e sembra costituire un nuovo giro di vite nei confronti dell’immigrazione.

Sono circa 2 milioni gli stranieri che vivono stabilmente in Giappone, meno del 2% dell’intera popolazione. Le quote maggiori sono costituite da coreani, cinesi e brasiliani, molti dei quali impiegati come operai generici nelle fabbriche. Esiste poi una fetta di diverse migliaia di anglofoni presenti nel paese per insegnare la loro lingua madre.

Mentre sembra essere indubbio che la nuova condizione per avere la residenza stabile costituirà un nuovo ostacolo, l’intenzione di introdurre la misura "non è quella di non far entrare stranieri senza una buona preparazione linguistica", recitano le note ufficiali del governo.

Il Ministro Komura ha inoltre dichiarato che aggiungere la prova di abilità linguistica ai criteri attuali di ingresso nel paese aiuterà non solo a incrementare l’integrazione sociale, ma anche a combattere l’immigrazione clandestina e il terrorismo – anche se non si capisce esattamente come.

Quello che è sicuro è che tali misure restrittive non favoriranno gli sforzi di Tokyo per attrarre non solo il business internazionale – e competere con paesi asiatici ben più agili da questo punto di vista, a cominciare da Singapore e Hong Kong – ma anche manodopera straniera a basso costo.

Nonostante i problemi di invecchiamento della popolazione e della scarsità delle nascite, il Giappone sembra dunque non essere intenzionato ad aprire le porte ad un’immigrazione su larga scala, nonostante una relazione del Ministero del Lavoro segnali che la forza lavoro si ridurrà dai 66,6 milioni di unità del 2006 ai 55,8 del 2030. Sembra dunque che i tanti appelli di aziende e imprenditori ad aprire di più il mercato del lavoro agli immigrati siano stati ancora una volta disattesi.

"Per i residenti stranieri, una buona conoscenza della lingua giapponese è un fattore importante per elevare la loro qualità della vita, così come una necessità dal punto di vista della società giapponese", ha dichiarato il ministro Komura durante una conferenza stampa, aggiungendo che spera di vedere "un interesse crescente nello studio del giapponese tra i residenti stranieri, sia in Giappone che nei loro paesi d’origine".

Al momento, solo agli studenti che vogliono ottenere il visto di studio per frequentare le università o i college in Giappone è richiesta una prova di abilità linguistica.

Niente di tutto questo era invece finora previsto per tutti gli altri tipi di visti, a cominciare da quello lavorativo, che prevede solamente che il candidato abbia le necessarie qualifiche professionali che il lavoro richiede.

I dettagli della nuova proposta, che comincerà a essere discussa alla fine di questo mese per essere approvata entro l’anno, non sono ancora stati studiati.

Quale livello di abilità linguistica sia necessario per ottenere il visto e secondo quali modalità verrà fatto l’esame, saranno infatti materie di discussione tra il Ministero della Giustizia, che si occupa anche di immigrazione, e il Ministero degli Esteri.

Se da una parte tale proposta provocherà senz’altro un interesse crescente nello studio del giapponese, dall’altra non potrà che rappresentare l’ennesima barriera per tutti coloro che sperano di trovare in Giappone la loro America.

da Osaka, Paolo Soldano

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