PM indiano vuole lanciare turismo sanitario

a cura di:

Archiviato in: in
29 Marzo 2006

NEW DELHI: Il primo ministro indiano Manmohan Singh ieri ha dichiarato di voler sviluppare il turismo sanitario in India e di creare un sistema di gestione della sanità pubblica più efficace, visto l’attuale boom di pazienti stranieri, attratti dai bassi prezzi e dall’alta qualità dei servizi. "L’India ha l’opportunità di diventare un polo d’attrazione mondiale per quanto riguarda il settore sanitario, grazie a cure poco costose ma di qualità e un personale altamente qualificato", ha dichiarato ieri Singh. Secondo uno studio condotto dalla Confindustria indiana e del consulente McKinsey & Co., il numero degli stranieri che si fanno curare in India ammontava a 15.000 persone nel 2004 e sembra destinato a crescere, apportando all’economia locale circa 2 miliardi di dollari. Questo enorme flusso di "turisti sanitari" è dovuto soprattutto ai prezzi accessibili degli ospedali indiani. Gli stranieri che si fanno curare in India pagano 10 euro per un ginecologo, 6 euro un dietologo, 90 per una tac, 40 per un controllo totale del sangue compreso diabete e tiroide, 400-500 euro per un intervento oculistico correggere la miopia, quando in Italia costa circa 2.000 euro. Tuttavia, Singh ricorda che per assicurare che questo flusso di pazienti stranieri continui, sono necessarie riforme importanti. Infatti, secondo l’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità), in India ci sono mediamente un letto d’ospedale e un dottore ogni 1.000 abitanti e il 75% delle infrastrutture sanitarie è concentrato nelle città, dove vive appena il 27% della popolazione complessiva, mentre nelle campagne le statistiche parlano di un medico ogni 200.000 abitanti. Inoltre, mancano istituti di sanità pubblica e il sistema sanitario privato é inefficiente e corrotto, ha sottolineato Singh. Per incentivare questo "turismo sanitario", così importante per l’economia indiana, lo scorso ottobre il ministero della Salute e quello del Turismo hanno lanciato un sito internet per aiutare gli stranieri che arrivano in India per farsi curare, cui viene concesso un visto medico valido un anno, a fronte di quello di tre mesi di solito concesso ai turisti.

Ylenia Rosati