Positivo l’export dei gioielli italiani in Asia: Pietro Faralli di Assicor, “si può fare di più, ma è necessario creare il consumatore”

12 Febbraio 2008

ROMA: Dando uno sguardo ai dati delle esportazioni italiane in Asia, risulta evidente come il settore della gioielleria si stia sviluppando con una costanza degna di nota. Pietre preziose e semipreziose (per gioielleria e uso industriale), metalli pregiati, gioielli e articoli di oreficeria Made in Italy, riscuotono l’interesse dei consumatori orientali, segnando così interessanti indici di crescita. Lo dimostrano le elaborazioni fornite dall’Ice su dati Istat, dai quali emerge una crescita del 38,49% nelle esportazioni totali in Asia avvenute nel 2007 (987,883 milioni di euro) rispetto a quelle del 2006 (713,312 milioni). Il business principale vede la commercializzazione da parte delle aziende italiane di gioielli, articoli di oreficeria e metalli preziosi, che nel 2007 hanno toccato i 940,459 milioni rispetto ai 680,515 milioni dell’anno precedente, pari ad un +38,2%. Sebbene secondario in quanto a volumi, cresce del 44,58% anche l’export di pietre preziose e semipreziose per gioielleria e uso industriale, passato dai 32,792 milioni del 2006 a 47,412 milioni nel 2007.

Come non poteva essere altrimenti, i Paesi che maggiormente si distinguono nell’importazione di beni di lusso, sono anche le economie più attive dell’Asia, tra le quali abbiamo individuato due realtà ‘mature’, Giappone e Hong Kong, seguite dai giovani colossi Cina e India. Lo scettro del principale importatore spetta ad Hong Kong, forte di un mercato interno molto attivo costituito da una popolazione ricca e attenta ai bijou occidentali. Tuttavia, Hong Kong è anche la principale piattaforma distributiva (contesa da Singapore) di gioielli e articoli di oreficeria in Asia, ragion per cui il +52,91% segnato nel 2007 (pari a 172,308 milioni rispetto ai 112.683 milioni del 2006), costituisce un dato indicativo, che unisce i numeri dei consumi interni alle richieste provenienti dall’Estremo Oriente.

Di segno completamente opposto i risultati del Giappone, dove l’attenzione per i preziosi Made in Italy ha subito una netta flessione nel 2007, registrando un -25,11% scaturito da 46,200 milioni complessivi rispetto ai 61,694 milioni del 2006. Dato alquanto significativo per un Paese maturo, forte di milioni di consumatori ormai abituati ai marchi italiani e particolarmente attenti ai prodotti esclusivi di alta gamma. Pressoché stabile la situazione in Cina, dove il mercato nel 2007 ha assorbito il 4,89% in più rispetto all’anno precedente, segnando tuttavia un forte arresto delle importazioni di pietre preziose e semipreziose per gioielleria e uso industriale: -35,53%. A tale proposito, bisogna ricordare che la Cina nel 2007 ha dato una forte accelerata alla produzione di oro, sfruttando a pieno regime i giacimenti dai quali sono uscite 129 tonnellate, pari ad un incremento del 18% sul 2006. Ebbene, considerando il trend di crescita degli ultimi anni, presto Pechino potrebbe agguantare il primato anche nel settore aurifero, ai danni del Sudafrica dove lo scorso anno le miniere non sono andate oltre le 134 tonnellate, -7% e quantitativo inferiore dal 1922.

Secondo gli analisti, la ‘corsa all’oro’ della Cina e degli altri Giganti asiatici è destinata a proseguire in crescendo, portando all’inevitabile aumento delle quotazioni di mercato. Le motivazioni sono presto chiare: causa le tensioni mediorientali e la crisi valutaria, è ripresa la corsa ai beni di rifugio. A chiudere il quadro della nostra analisi c’è l’India, dove i numeri delle importazioni non hanno ancora raggiunto traguardi eclatanti (6.504 milioni nel 2007; +13,25%) a dimostrazione della giovane età del mercato. Ciononostante, dobbiamo considerare che l’India detiene una sorta di monopolio mondiale nel taglio dei diamanti, inoltre Jaipur (capitale del Rajastan) è iper specializzata nella lavorazione di oro, argento e preziosi distribuiti su tutto il Paese ed esportati con successo nel mondo. A questo bisogna aggiungere il fatto che la promozione della gioielleria Made in Italy in India è ancora alle prime battute, ciononostante sono molti gli accordi siglati di recente da importanti produttori italiani con importatori esclusivi in India, a garanzia di piacevoli sorprese nel prossimo futuro.

Sebbene l’export di gioielli e articoli di oreficeria Made in Italy non vada poi male, gli addetti ai lavori hanno capito che uno dei limiti principali al successo su ampia scala, in Asia e non solo, è dato dalle limitate dimensioni delle aziende produttrici, spesso artigiane e poco organizzate per aggredire i mercati dell’Asia, e l’assenza delle giuste strategie di valorizzazione dei marchi. Per saperne di più, abbiamo incontrato Pietro Faralli, presidente di Assicor, associazione delle Camere di Commercio per lo sviluppo del settore dell’oreficeria, argenteria e affini.

Emanuele Confortin: signor Pietro Faralli, ci spiega brevemente qual è il ruolo di Assicor?

Pietro Faralli: Assicor si propone di fungere da tavolo istituzionale tra le associazioni di categoria, le Camere di Commercio ed enti fiera. Un trait d’union iper specializzato in un settore tanto delicato quanto importante come quello della gioielleira, il quale, va ricordato, rappresenta la quarta voce dell’export italiano.

E.C.: dando uno sguardo ai dati delle esportazioni, risulta subito evidente come l’Asia rappresenti un mercato dal grande potenziale per i nostri produttori. Qual è la posizione di Assicor verso il Continente Asiatico?

P.F.: siamo consapevoli delle opportunità offerte dai Paesi orientali, in particolare da Cina e India, cui seguono Hong Kong, Singapore e Indonesia. Ci stiamo interessando della promozione in queste aree da alcuni anni ormai, tuttavia sono necessari altro tempo e sforzi maggiori per costruire il mercato, attraverso l’educazione dei consumatori.

E.C.: quali sono i principali limiti alla diffusione della gioielleria Made in Italy in Asia?

P.F.: il settore in questione fonda le proprie radici nella storia e nell’arte del nostro Paese, rispecchia le tradizioni regionali cui deriva un’organizzazione artigianale dei diversi produttori, che rientrano in gran parte nel novero delle Piccole e Medie Imprese. Se da un lato questo consente lo sviluppo di collezioni sempre nuove e di alta qualità, dall’altro inibisce l’attuazione di adeguate strategie di valorizzazione dei brand, che soprattutto in Asia rappresentano una discriminante importante. Mi spiego meglio: considerando che in Cina e in altri Paesi del Far East la competizione dei produttori interni è piuttosto vivace, risulta difficile commercializzare un prodotto di qualità italiano, quando questo ha un costo dieci volte superiore a quello dell’imitazione asiatica, pur non avendo un marchio riconosciuto per il quale l’acquirente sia disposto a spendere. Altro problema, in Cina, è dato dall’abitudine di copiare diffusa tra i produttori di Shenzhen. Mettiamoci poi i dazi doganali imposti dal Governo di Pechino, giunti al 47% quindi inibitori per i brand meno conosciuti. Come ultimo limite, aggiungerei la diversa capacità di percezione del bello e della qualità da parte dei nuovi ricchi, per molti dei quali un raffinato gioiello artigianale Made in Italy ha lo stesso valore di un prodotto industriale uscito da qualche laboratorio cinese.

E.C.: tuttavia voi di Assicor e molti produttori italiani non sembrate demordere, anzi, i numeri delle esportazioni crescono, così come le iniziative di promozione. Significa forse che esiste una soluzione?

P.F.: esatto, una delle soluzioni è proprio l’attività di promozione attraverso fiere ed eventi di richiamo internazionale. Questa strategia è necessaria innanzitutto per educare i consumatori asiatici al valore della qualità, e aiutarli a cogliere le differenze tra un prodotto e l’altro. Si tratta quindi di ‘creare’ il consumatore. Altro punto, se fino ad ora le dimensioni aziendali non erano mai state un problema, è giunto il momento di aggregarsi, fare sistema e lavorare per costituire un fronte comune che associ diversi produttori, anche se piccoli. In questo modo si potrebbe proporre in Asia una gamma di offerta più ampia, sulla quale investire di più in attività promozionali.

E.C.: per rendere fattibile il tutto credo sia anche necessario individuare degli importatori affidabili. Conferma?

P.F.: certo, l’individuazione di importatori esperti è il passo successivo, che deve supportare i consorzi italiani nella distribuzione in Asia. Vede, saper fare un prodotto di qualità è importante, ma lo è altrettanto saperlo vendere nel modo corretto. La politica del brand, gli importatori e l’educazione dei consumatori sono il modo migliore per riuscirci.

E.C.: quali saranno le principali proposte Assicor in Asia per il 2008?

P.F.: continueremo a puntare sull’India, un mercato dal grande potenziale. Poi proseguiremo con l’attività promozionale partecipando alle fiere di Hong Kong (la terza per importanza al mondo ndr) e a Singapore, dove siamo già stati lo scorso anno riscuotendo successi importanti: abbiamo raggiunto importanti intese con operatori commerciali, inoltre ci siamo accordati per organizzare il mese dell’oreficeria italiana, creando dei corner con gioielli e preziosi Made in Italy da presentare nei negozi e nelle aree espositive più importanti.

Emanuele Confortin

0/5 (0 Reviews)

ti è piaciuto questo contenuto?

esprimi il tuo giudizio

0/5 (0 Reviews)