Post elezioni: maggioranza sconfitta e prospettive politiche in Giappone

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9 Agosto 2007

OSAKA: La vittoria dell’opposizione potrebbe forzare un ripensamento dell’agenda politica, mentre, secondo un sondaggio condotto dal giornale economico Nikkei, il 44% degli elettori vorrebbe che si andasse a votare prima della fine dell’anno, mentre un altro 15% aspetterebbe fino a primavera.

Il fallimento, da parte del governo Abe, di abbracciare pienamente le riforme previste dal suo predecessore Junichiro Koizumi, hanno probabilmente contribuito alla pungente sconfitta della coalizione del LDP (il partito Democratico Liberale) nelle elezioni del 29 luglio.

Le recenti rivelazioni di una serie di scandali che avrebbero coinvolto il cabinetto del Primo Ministro, non ultimo quello delle mancate registrazioni dei contributi pensionistici di centinaia di lavoratori, hanno minato la fiducia dell’opinione pubblica. E intanto Abe perde terreno nei confronti del leader dell’opposizione Ichiro Ozawa, del Partito Democratico del Giappone, e non riesce a stare al passo con la figura carismatica di Koizumi.

Secondo l’analisi di Naoaki Okabe, editorialista del Nikkei (il più importante giornale economico giapponese), nell’era della globalizzazione post guerra fredda, il Giappone è rimasto notevolmente indietro nell’adottare riforme necessarie per risultare competitivo. Il Paese, inoltre, deve affrontare il problema del sempre più rapido innalzamento dell’età media e della graduale diminuzione della popolazione.

La maggiore mancanza da parte di Abe, sempre secondo Okabe, è comunque quella di non aver seguito chiaramente le orme riformistiche del suo predecessore, e di non aver fatto una politica chiara ed efficace, soprattutto a livello economico.

Le posizioni ambigue del governo hanno perciò attirato le critiche degli elettori, sia delle aree urbanizzate che delle campagne. Gli abitanti delle città sospettano una ritrattazione sul fronte delle riforme, mentre gli altri criticano le stesse perché hanno creato disparità a livello regionale.

Adesso che Abe non controlla più entrambe le Camere, diventerà ancora più difficile mantenere gli impegni in agenda. Riforma della pensioni, crescita economica e una revisione delle finanze e del sistema delle tasse sono tre priorità che il governo dovrebbe avere, sottolinea Okabe, insieme alla decentralizzazione, creando posti di lavoro attraverso il finanziamento di iniziative locali. Abe deve focalizzare la sua attenzione all’integrazione delle economie asiatiche e attrarre investimenti stranieri.

Per la politica estera, maggiori sforzi vanno fatti per raggiungere la non prolificazione nucleare, insieme a Stati Uniti e Europa.

Il fermento politico, conclude Okabe, non deve causare un indebolimento dell’economia giapponese.

Secondo l’opinione di alcuni esperti, inoltre, esiste una forte possibilità che la grande sconfitta subita dal partito di governo avrà un effetto negativo sull’economia giapponese in due modi.

In primo luogo, provocherà agitazione nei mercati: la convinzione che la situazione politica potrebbe risultare instabile potrebbe spingere gli investitori, in modo particolare quelli stranieri, a stare alla larga dalle azioni giapponesi.

In secondo luogo, potrebbe rallentare la realizzazione della politica economica. Non solo perché probabilmente il dibattito sulle riforme ristagnerà, ma soprattutto perché ci sono preoccupazioni riguardo alle riforme strutturali iniziate dal predecessore di Abe, che potrebbe non avere la forza di completarle o addirittura, cambiarle in peggio.

Nonostante l’instabilità dei mercati, è improbabile che la Banca del Giappone alzi i tassi d’interesse in agosto.

Paolo Soldano