Prima rivista cinese dedicata al vino

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25 Novembre 2006

SHANGHAI: Chi beve? E’ il titolo di un articolo pubblicato sulla prima rivista cinese dedicata esclusivamente al vino. Il primo numero di Vino Vogue, del gruppo statale China Food, è uscito lo scorso ottobre e non avrebbe potuto debuttare meglio che a Vinitaly, storico marchio di Veronafiere, ospitato dal 23 al 25 novembre a Shanghai.

La rivista rivela che i maggiori consumatori di vino in Cina sono imprenditori e funzionari (50%) in occasione di cene di lavoro e ricevimenti. Seguono i "colletti bianchi" e i giovani alla moda (25%). Al terzo posto esperti e appassionati (15%), che amano regalare bottiglie pregiate alle persone care secondo la tradizione cinese, e infine i salutisti (10%), che apprezzano soprattutto i rossi amabili. Tutti i consumatori identificano il vino con il "saper vivere" occidentale.

Esprimono bene questa percezione, condivisa dalla maggior parte dei giovani cinesi, le parole di una ragazza che, intervistata da Vino Vogue, dichiara di apprezzare il vino perché "di moda, raffinato e romantico". Il vino rappresenta per i cinesi molto più di un mercato redditizio, e perfino più di una moda: è l’ultima icona del benessere occidentale e dell’immagine idealistica che molti cinesi – mai stati all’estero – si sono fatti del nostro paese. "In Italia guidate tutti la Ferrari, vero?", domanda un visitatore di Vinitaly mentre sorseggia un Cabernet con aria da intenditore.

Strappati alla storica pacatezza dal boom economico, i cinesi cercano la perduta tranquillità dall’altra parte del mondo e identificano il vino con il "saper vivere". Nel suo primo articolo, "Promozione della cultura e sviluppo dell’industria del vino", l’editore Huang Weidong – un esperto del settore – ha utilizzato la parola "cultura" per ben cinquantasei volte, contro le sole tre di "economia".

Se i vini stranieri si sposino bene con l’arte culinaria cinese, è tuttora argomento di discussione. Sicuramente si abbinano meglio della birra, ormai così diffusa in Cina – dove costa meno dell’acqua minerale — da avere fatto quasi scomparire dalla tavola il tè e il baijiu, tradizionale distillato estratto dal grano. E’ probabile che il prossimo "intruso" per eccellenza diventi il vino.

Dando un’occhiata ai titoli della rivista, si può prevedere che il vino conquisterà la Cina con la stessa rapidità delle altre mode occidentali: "Vino per celebrare dolci nozze", "La bevanda scelta dalle donne", "Voci di vino dal cuore degli amanti", "Lo stile di vita è vino", "Vino è ispirazione", "Immergersi in dolci ubriachezze", "Ardere di vino", "Labbra amate dal vino", "Vino che scorre nelle vene", "Sinfonie dal vino", "Vino dal profondo del cuore", "Vino di gusto per una vita di gusto", "Invecchiare nel vino".

Gli articoli descrivono le emozioni e raccontano le esperienze di persone, famose e comuni, che scelgono di accompagnare gli amori, i successi, i dolori e le gioie della propria vita con un bel bicchiere di vino. Il tutto condito da foto accattivanti di modelle e – qua e là con la tipica combinazione cinese di sacro e profano — di romantici paesaggi italiani e francesi, con tanto di Chiese e affreschi che inneggiano al "Vino, sangue di Cristo".

Insomma, i cinesi ce la stanno mettendo tutta per conoscere le radici della cultura vinicola, anche esagerando – come è tipico delle mode – ma sicuramente creando le basi per un sicuro sviluppo del mercato. Vino Vogue stima che il fatturato in Cina è passato da 700.000 euro nel 2004 a quasi un miliardo di euro nel 2005. L’investimento pubblicitario è aumentato del 159% e, malgrado il consumo di vino rappresenti solo l’1% fra le bevande alcoliche, almeno 300 milioni di cinesi sono potenziali consumatori.

Ricche opportunità sono in attesa di essere colte da chi arriverà prima e con gli strumenti adeguati. E c’è da dire che questa volta l’Italia ha fatto finalmente "sistema", giungendo in Cina con spirito di squadra.

Per la prima volta Vinitaly, storico marchio di Veronafiere, ha visto la collaborazione della Cibus di Parma, la più importante rassegna dedicata all’Italian Food nel mondo, grazie a un accordo istituzionale siglato lo scorso 16 novembre alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro.

Il presidente della Fiera di Parma, Franco Boni, si è dichiarato "molto soddisfatto". Parlano i fatti: settemila visitatori e oltre duecento espositori.

I cinesi hanno osservato con attenzione, attratti in particolare dall’iniziativa Masterclass, un corso di cucina italiana offerto durante la fiera al grande pubblico, organizzato dalla scuola internazionale di cucina italiana Alma. Tutti hanno assaggiato e, senza spesso neanche informarsi sul nome del marchio, chiesto informazioni per l’acquisto.

La prossima sfida sarà esportare in Cina non solo la cultura del vino, ma appunto il vino, per evitare che la nuova moda non si riduca al solo piacere di bere vino solo perché "suona" italiano, con il rischio che il mercato sia presto conquistato da aziende di bassa qualità.

Qualche giorno fa, proprio in occasione della fiera, si è parlato con preoccupazione di prodotti falsi. Il vino è a rischio. Iniziative come Vinitaly devono servire a creare sì il terreno culturale adatto, ma soprattutto a educare al gusto. La sfida è lanciata.

Banchetti e degustazioni a parte, il traguardo raggiunto dalla delegazione italiana aprirà la strada alle aziende più abili. Perché quando i cinesi si appassionano sono disposti a tutto e, come afferma un lettore di Vino Vogue, "quando si ama un vino, il prezzo non conta più".

Marzia De Giuli

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