Processi produttivi in Cina? L’outsourcing conviene anche come business approach

a cura di: Paolo Cacciato

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PECHINO: Esternalizzare servizi specialistici o settoriali ha rappresentato fin dalla fine degli anni ’80 un nuovo modello di sistema produttivo oltre che di emancipazione professionale per diverse imprese coinvolte nella filiera del business di media e vasta applicazione. Non solo, la pratica dell’outsourcing, così in voga nelle menti di consulenti e nei dizionari dei manager dell’ultimo decennio, ha agevolato incredibilmente l’economia di Paesi funzionali nell’assurgere al ruolo di primati di qualità per servizi delocalizzati, pensiamo per esempio all’India. Recentemente anche Cina, consapevole dell’importanza che il settore dell’approvigionamento specifico di servizi produttivi potrebbe rappresentare in un mercato di enormi proporzioni e strutturato secondo una filiera non generalmente capace di sopperire ai bisogni diversificati di produzione, ha agevolato lo stanziarsi e il crescere di aziende focalizzate 100% sull’outsourcing, soprattutto per quanto concerne materia fiscale.

 

Il Ministero delle Finanze ha annunciato, difatti , dal 1 luglio 2010 al 31 dicembre 2013 l’esenzione dalla tassa professionale per i servizi in offshore , con il chiaro intento di sostenere e favorire la crescita di aziende outsourcing coinvolte e consolidarne il ruolo in territorio cinese, in aperta concorrenza con l’India.

Se da una parte la scelta europea, o comunque occidentale, sulla fornitura indiana per servizi di questo tipo appare ancor oggi più che consigliata, soprattutto per esperienza acquisita in materia dai mercati di Mumbai o Nuova Delhi, la manovra fiscale cinese muove a vantaggio delle imprese dell’area asiatica, coinvolte in transazioni commerciali e di internazionalizzazione produttiva  su China, o comunque interessate a beneficiare dei costo competitivi per un servizio di più che soddisfacente qualità.

Ancora una volta la Cina sembra far leva sulle potenzialità che l’area dell’Asia / Pacifico può concretamente rappresentare per un consolidamento del proprio ruolo e un’intensificazione delle relazioni di scambio di servizi.

La manovra in questione sostiene le imprese che si specializzano nella tecnologia dell’informazione outsourcing (ITO), Business Process Outsourcing (BPO) processo di conoscenza e di outsourcing (KPO) in 21 città cinesi: Pechino, Tianjin, Dalian, Harbin, Daqing, Shanghai, Nanjing, Suzhou, Wuxi, Hangzhou, Hefei, Nanchang, Xiamen, Ji’nan, Wuhan, Changsha, Guangzhou, Shenzhen, Chongqing, Chengdu e Xian.

Secondo i dati del Ministero del Commercio, la crescita del settore per il gigante cinese, secondo nei volumi solo al competitor indiano, si è aggirata oltre il 150% dal 2009 al 2010, in assenza di qualsiasi politica di sostegno fiscale da parte di Pechino; una manovra come quella confermata dall’estate 2010 mira non solo a consolidare l’interessamento del governo per il settore, ma favorisce anche, se osservata sotto un altro profilo,  di aggiungere un ulteriore opportunità di "business approach" alle aziende estere con alto profilo di esperienza sul settore. E’ indubbio difatti che grandi gruppi leader per requisiti d’outsourcee o in possesso di doti di versatilità operativa possano vedere in acquisizioni dirette sul settore una frontiera di penetrazione del mercato agevolata non solo fiscalmente ma anche voluta in termini di esigenza strutturale per la produzione di servizi.

Ecco allora che il mercato cinese dell’outsourcing si fa caratterizzante in una nuova connotazione anche per aziende coinvolte direttamente, magari in Europa e perché no in Italia, in gestione del personale,  servizi informatici, servizi di consulenza e fondamentalmente attratte dal consolidare una posizione di richiamo e soprattutto agevolare in dimensione internazionale la rifocalizzazione sulle core competence o competenze distintive dell’impresa stessa in fase di approccio / partnership con società cinesi di outsourcing offshore.

 

Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell’Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l’Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d’ impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.