Può la Cina creare la sua Hollywood?

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4 Luglio 2006

HONG KONG: La Cina possiede una delle più strategiche politiche industriali: identificare le società straniere di successo, scoprire cosa le ha rese famose e copiarle.

Questa strategia ha funzionato piuttosto bene nell’ambito delle telecomunicazioni, dove la cinese Huawei crea dei prodotti così simili a quelli di Cisco che quest’ultima l’ha citata in giudizio per violazione di brevetto e copyright. Allo stesso modo, China Unicom ha lanciato il RedBerry, che come si può immaginare, è una versione economica del BlackBerry.

Prossimo obiettivo ora: copiare Hollywood.

Per tutto gli anni ’80-90 la Cina ha attirato l’attenzione mondiale producendo dei film di alta qualità artistica che hanno anche vinto degli importanti premi internazionali e locali. Tuttavia, l’industria cinematografica americana offre molto di più di una palma d’oro: produce denaro e serve a diffondere ideali e cultura americana. Ecco perché sia l’industria cinematografica che la leadership cinese vogliono una sua versione di Hollywood.

L’industria cinese sta cercando di creare dei film che vendano soprattutto negli States, non considerando l’altro lato di Hollywood, il successo dei botteghini. L’industria cinese sta producendo infatti dei film che si adattano più che altro ai gusti americani.

Finora la strategia cinese è stata utilizzare i fondi esistenti mettendo i grandi produttori come Zhang Yimou a guida del movimento. Zhang era noto per film fortemente critici e realistici, ma il Zhang di oggi è completamente diverso. Negli ultimi anni si è trasformato soprattutto in un direttore di film di arti marziali, che gli hanno valso due successi: Hero e House of Flyng Daggers.

Ma questa strategia non funziona sempre.

Basti pensare al film del 2005 The Promise, che mette Chen Kaige, il direttore del famoso Addio mia concubina, (vincitore di Cannes) alla prova con una storia d’amore tra le arti marziali. Il film vanta il maggiore budget mai visto nella storia cinematografica cinese con attori quali Cecilia Cheng e Nicolas Tse. Peccato che l’eroe di The Promise somigli più a Flash Gordon che ad un personaggio dell’antica dinastia Tang. Il film doveva essere distribuito originariamente negli Stati Uniti ma poi è stato ritirato.

Non bisogna dimenticare che è difficile per dei film come quelli cinesi fare soldi senza aver una distribuzione internazionale.

Mentre i film americani di successo fanno soldi nel mercato interno e attraverso la vendita di biglietti all’estero, i grandi film cinesi hanno bisogno della distribuzione estera per coprire le spese. Ironicamente, sono state proprio le politiche del governo pensate per proteggere l’industria cinematografica cinese a causare questo stato di cose. In Cina sempre meno gente va al cinema. I cinema sono pochissimi e ce ne sarebbero molti di più se facessero più soldi,.

Per ragioni commerciali e ideologiche, la Cina mantiene una quota di circa 20 film stranieri l’anno, e censura film prodotti con attori cinesi, quali Memorie di una Geisha, o il Codice Da Vinci, tolto dagli schermi il 9 giugno, e nessuno ancora sa bene perché.

L’industria dei dvd non aiuta certamente. I dvd pirata sono venduti ovunque in Cina. Mentre Hollywood si lamenta delle perdite dovute alla pirateria, i danni toccano anche l’industria locale.

La maggiore conseguenza è culturale: l’onnipresenza dei dvd ha creato una generazione di consumatori cinesi abituati a guardare dvd a basso costo sugli schermi di casa invece di andare al cinema.

L’America sembrerebbe allora ancora il posto migliore per un film cinese, per fare soldi, ma ad un prezzo. Vedremo molti più fondi per film pensati per i gusti americani (stile kung-fu) che per i film che piacciono soprattutto ad un pubblico cinese, come quelli di Feng Xiaogang, pieni di humour tipicamente cinese.

Ylenia Rosati

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