Pyongyan rompe il patto di non aggressione. Sconforto nel mondo dell’associazionismo e cooperazione per la riunificazione pacifica della Corea.

a cura di: Paolo Cacciato

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L’atmosfera sul dialogo geopolitico nella striscia di confine fra Korea del Nord e Seoul si inasprisce con la rottura da parte di Pyongyang del patto di non aggressione nei confronti della Corea del Sud. La scelta così come annunciata ufficialmente dal Ministero degli Esteri norrdcoreano ed esplicitato nell’agenzia della Kcna è riproposta ad atto di ritorsione a seguito dell’intensificarsi della linea di dialogo USA – Cina nell’applicazione delle misure di sicurezza e di controllo attuate nei confronti del governo nord coreano a seguito degli attacchi missilistici consolidati nei mesi scorsi (ultimo il 12 febbraio).

La conferma di tale decisione è stata sottolineata anche dal Comitato per la riunificazione pacifica della Corea, da anni impegnato su appoggio bilaterale da parte dei due governi, per consolidare la ripresa delle relazioni diplomatiche prima e di valorizzazione di una politica per il riavvicinamento nazionale come scopo ultimo. 

Al di là della portata diplomatica con cui questa notizia è stata diffusa e il chiaro atteggiamento di ritorsione nei confronti dell’espansione della linea diplomatica statunitense su appoggio ONU, basti pensare a tal proposito che la risposta di Pyongyang segue il bando alla vendita di prodotti di lusso e, per la prima volta, rigidi controlli sul personale diplomatico così come richiesto dal  il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, la minaccia si appresta a inasprire in modo significativo un sottile lavoro di ricostruzione sociale che numerose associazioni ed enti para governativi hanno strutturato con fatica negli ultimi decenni di delicata mediazione.

Basti pensare alla dimensione di sostegno di una politica sociale unita condotta dal Korea Peace Forum o ancora l’azione di diversi movimento sociali come il People for Successfull Korean Reunification a ancora tavoli di lavoro e di ricerca sostenuti nel vicino Giappone per esempio che per eredità storica e temuta relazione diplomatica ha sempre sostenuto soprattutto nell’ambito del volontariato e dell’associazionismo la valorizzazione di gruppi di cooperazione internazionale coinvolti in questa missione.

Fra le misure di restrizione e controllo che hanno portato Pyongyang alla rottura del patto di non aggressione il divieto esplicito alla Corea del Nord della vendita di beni di lusso come alcuni tipi di gioielli, yacht e auto da corsa. Si chiede poi agli Stati membri dell’ONU di espellere qualsiasi agente membro degli enti nordcoreani inseriti nella ‘lista nera’, e di ispezionare le merci sospette, anche in transito sul proprio territorio via cielo o via mare. Infine, si sancisce il divieto di viaggiare per nuovi funzionari del regime.

Il mondo e i principali Paesi protagonisti nello scenario in Asia orientale restano col fiato sospeso fino a domani, giorno in cui la bozza di inasprimento delle sanzionsi stilata da USA e convalidata da Pechino arriverà sul tavolo di decisione del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

Per il portavoce del ministero degli Esteri da Seoul non ci si trova in una dimensione di allarme militare di alcun genere e il proseguimento sotto egida ONU della politica di controllo della stabilità dell’area garantirà il mantenimento di una condizione di sicurezza.

L’apprensione con cui Seoul guarda allo scenario in questione coinvolge principalmente la tutela dell’immagine internazionale con cui la K-wave, l’onda di promozione della cultura coreana nel mondo ha permesso al Paese di rinnovare la propria immagine di attrativa e di diventare non solo nei confronti del vicino Giappone (già fortemente influenzato da pop culture contemporanea coreana) ma anche in Europa e USA un Paese dalla rinnovata attrattività sullo scenario culturale internazionale. Basti pensare al numero sempre più crescente di giovani che si recano in Corea del Sud per scambi universitari, ricerca, viaggi studio e di piacere, sia trainati dalla passione per la lingua che per la musica e la cultura pop coreana. 

Oltre ad essere un problema di portata politica, la rinuncia al patto di non aggressione e quindi di mutua vicinanza Pyongyang – Seoul, con il distacco della linea telefonica e di comunicazione avvenuta in data odierna, è soprattutto una sconfitta culturale, di ricostruzione e di armonia con cui da diversi anni soprattutto la società civile aveva creduto e lavorato attivamente. 

 

Paolo Cacciato

Paolo Cacciato

Coordinatore del Business Focus China e Far East e Docente di Marketing Strategy sui Mercati dell'Asia Orientale nei Master in Internazionalizzazione di Impresa del Nuovo Istituto di Business Internazionale di Milano, sinologo e nippologo specializzato in mediazione linguistica e interculturale applicata ai processi di business development. Presidente di Asian Studies Group ©, centro studi specialistico con sedi principali in Milano Roma Padova Torino; dirige in Italia il C.U.P.I. Centro per l'Unione delle Prospettive Internazionali, già consulente d' impresa per diversi gruppi italiani, coordina ADM-EA Consulting, studio specializzato in internazionalizzazione su Cina Giappone e Corea con sede principale a Milano e desk operativi in Kobe, Shanghai, Seoul.

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