Quasi certi i contratti di CNPC con ExxonMobil per Sakhalin 1

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23 Ottobre 2006

TOKYO: Per il Giappone si inizia a fare sempre più concreta la possibilità di perdere la gara per aggiudicarsi il petrolio e il gas dell’area dell’ isola Sakhalin, che comprende i due consorzi Sakhalin 1 e 2.

Stando agli ultimi sviluppi, il gigante petrolifero americano, ExxonMobil Corp, ha recentemente dato il via a piene negoziazioni con la Cina per poterle vendere il gas che verrà estratto da Sakhalin 1.

Dopo lo stop dato da Mosca allo sviluppo di Sakhalin 2, e la diminuzione dal 75% al 10% dei diritti di sfruttamento in Iran del giacimento di Azadegan a causa del programma nucleare perseguito da Teheran, questa evoluzione rappresenta un altro ostacolo agli sforzi giapponesi di garantirsi uno stabile approvvigionamento energetico.

Entrambi i progetti, Sakahlin 1 e 2, fanno parte di un programma più vasto di sviluppo dei giacimenti di gas e petrolio che si trovano a nord-est dell’isola Sakhalin, e rappresentano i maggiori investimenti stranieri che siano stati realizzati in Russia nel settore degli idrocarburi. L’intera area insieme alle isole Kurili, ha fatto parte dell’impero giapponese fino alla fine della seconda guerra mondiale, allorquando a seguito della sconfitta, è stata acquisita dai russi. Posizionata a nord dell’isola giapponese di Hokkaido, le riserve recuperabili sono state stimate a 2.3 miliardi di barili di petrolio e 485 miliardi di metri cubi di gas, solo in Sakhalin 1.

Il consorzio Sakhalin 1 è guidato da ExxonMobil. All’inizio di ottobre la società ha siglato un MoU, ovvero un memorandum of understanding, con la CNPC (China National Petroleum Corporation, ndr), la più importante società petrolifera cinese, primo passo verso la sigla del contratto ufficiale.

L’intenzione giapponese era quella di poter importare circa 6 milioni di tonnellate di gas da Sakhalin 1 annualmente, pari quindi al 10% delle sue importazioni, ma se la Cina si aggiudicherà il progetto queste aspettative diventeranno fumo.

Il progetto Sakhalin 1 è gestito da un consorzio di cinque compagnie: l’americana Exxon Neftegas, le russe Sakhalinmorneftegas e RN-Astra, l’indiana ONGC Videsh Ltd, e la giapponese SODECO. La Exxon Neftegas Limited, una sussidiaria di ExxonMobil, è l’operatore principale di Sakhalin 1.

La compagnia giapponese SODECO (Sakhalin Oil and Gas Development Corp., ndr), che detiene il 30% del consorzio, è stata creata dalla Itochu Corp., Marubeni Corp. e da compagnie petrolifere statali.

Tecnicamente il progetto di sviluppo Sakhalin 1, dovrebbe prendere avvio al più tardi questo mese. Il progetto Sakhalin 2, con al comando del consorzio il gruppo Royal Dutch Shell, più le due major giapponesi, Mitsui & Co. e la Mitsubishi Corp., al contrario è stato bloccato a settembre dal governo russo. Le motivazioni di tale stop, stando alla Ria Novisti, l’agenzia di stampa russa, sarebbero da attribuire alla volontà di salvaguardare l’ambiente.

Lo sviluppo di Sakhalin 2 avrebbe garantito al paese del Sol Levante le prime forniture di petrolio a partire da gennaio 2008, ma ovviamente non ci saranno.

Per Tokyo i problemi non sono però finiti qui. Un ennesimo schiaffo l’ha ricevuto durante l’estate quando, dopo anni di tira e molla con Mosca per la realizzazione di una pipeline dalla regione siberiana di Angarsk al porto di Nakhodka, contesa oltremodo alla Cina, si è vista prima dire si a gennaio e poi un no secco e, a quanto trapela da fonti moscovite, definitivo. Motivazione: le proteste degli ambientalisti, il tracciato della pipeline sarebbe infatti dovuto passare molto vicino al lago Baikal, ultimo delle poche riserve ambientali rimaste ai russi.

L’economia energetica giapponese è incentrata tutta sull’importazione di idrocarburi dal medio oriente, mentre la produzione interna è di origine nucleare. C’è da aspettarsi che i progetti che prevedono la costruzione di nuovi impianti nucleari subiranno un’accelerazione.

Marianna Sacchini