Recruiting all’italiana in Giappone: l’intervista a Marco Narducci

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TOKYO: Trovare un italiano impiegato con funzioni manageriali all’interno di un’azienda giapponese, oggi non è poi un fatto così strano, anche considerando il progressivo grado di internazionalizzazione che le aziende nipponiche stanno sviluppando. Però, trovarne uno che lavora in un’agenzia di recruiting è una cosa che sinceramente colpisce.Per questa ragione abbiamo deciso di andare a parlare con lui, Marco Narducci, recruitment consultant della JAC, la terza più grande agenzia di recruiting del Giappone e la prima per quanto riguarda il numero di non-giapponesi che usufruiscono dei suoi servizi, con sedi in Giappone, Asia e a Londra.

Marco Narducci è nato 31 anni fa a Roma, dove ha passato l’infanzia, per poi trasferirsi negli Stati Uniti, frequentando le scuole superiori e l’università.

Laureato alla Washington State University, dove ha ottenuto un Master e un BA in Creatività Aziendale, ha recentemente ottenuto un PhD alla London Metropolitan University.

Ha insegnato marketing allo IED di Roma e alla Washington State University, ha lavorato per la World Foudation of Urology, sempre a Roma, e in un’azienda di recruiting negli Stati Uniti.

Da sei mesi si è trasferito alla JAC a Tokyo dove lavora all’International Division oltre ad essere team leader del Team Italia.

Quando andiamo alla sede della JAC nel centrale quartiere di Jinbocho, ci sono ancora alcuni postumi del tifone che in questi giorni è passato vicino a Tokyo: foglie dappertutto, tempo incerto e un vento che rigira ombrelli e scompiglia teste.

Al quattordicesimo piano del Jinbocho-Mitsui Building, dove ha sede la JAC, veniamo accolti e condotti in una stanza dove subito dopo ci raggiunge il nostro intervistato, Marco Narducci.

Il dott. Narducci è da poco arrivato in Giappone, solo 6 mesi, e fin dal suo arrivo lavora qui alla JAC, da cui è stato personalmente contattato quando ancora si trovava negli Stati Uniti, e con molta probabilità è, se non l’unico, uno dei pochissimi italiani ad essere impiegato presso un’agenzia di recruiting giapponese.

Corriere Asia: Che tipo di lavoro svolge alla JAC?

Marco Narducci: L’azienda ha circa 700 dipendenti, di cui una trentina stranieri, tutti organizzati per team e divisioni. Io per esempio faccio parte sia del Consumer Team, che si occupa di aziende legate a beni di consumo, quindi moda, cibo e così via, sia dell’International Division.

Da tre mesi all’interno dell’International Division è nato il Team Italia, di cui sono team leader, il primo di una serie di gruppi di lavoro che si concentrano su realtà specifiche, a cui dovrebbero seguire il team Francia e quello Germania.

A grandi linee, l’obiettivo del Team Italia è quello di trovare lavoro a giapponesi che desiderano lavorare in aziende italiane presenti in Giappone, e a italiani che vogliono lavorare qui.

CA: Questo è un dato davvero interessante. Qualsiasi azienda di recruiting si occupa anche di stranieri, ma credo che la vostra sia l’unica che ha un ufficio dedicato esclusivamente all’Italia.

MN: E stiamo andando anche davvero bene. Fin dal mio arrivo qui, mi sono occupato quasi solo di italiani ed aziende italiane, ma come dicevo è solo da poco che la struttura è nata ufficialmente. In questo breve arco di tempo abbiamo accumulato almeno 6000 candidati, tra cui anche un centinaio di italiani.

Noi ci occupiamo di tutti i livelli, a partire dall’executive che vuole cambiare azienda fino allo studente desideroso di cominciare a lavorare. Io in particolare curo i livelli più alti, e anche nel caso di candidati italiani sono io ad occuparmene di solito.

CA: Quindi il vostro obiettivo sono sia le compagnie giapponesi che quelle italiane, giusto?

MN: Esattamente. Al momento siamo in contatto con circa 180 imprese italiane operanti in Giappone, che sono il nostro target principale. Comunque ci occupiamo anche di offrire sostegno alle imprese italiane che sono appena arrivate o hanno intenzione di stabilirsi qui, come anche alle Organizzazioni non-profit.

Al momento siamo in stretto contatto con Shiodomeitalia, con la Camera di Commercio Italiana, con l’ICE e in parte anche con l’Ambasciata Italiana, oltre naturalmente che con enti giapponesi quali la JETRO (Japan External Trade Organization – N.d.A.).

Proprio presso gli spazi di Shiodomeitalia, il 29 settembre terremo l’Italian Top Brand Job Fair, un evento a cui parteciperanno moltissime aziende italiane, con l’obiettivo di presentare diverse realtà imprenditoriali operanti in Giappone che sono costantemente alla ricerca di personale. Dato che ognuna sarà presente con il proprio stand, le persone interessate avranno la possibilità di parlare direttamente con il personale dell’azienda presso cui vorrebbero essere impiegate.

CA: Quali sono le procedure che mettete in atto nella selezione dei candidati?

MN: Beh, nel caso di italiani, naturalmente una condizione necessaria è quella della conoscenza del giapponese. Teoricamente bisognerebbe aver conseguito il primo od il secondo livello del Nihongo Noryoku Shiken (l’esame internazionale di certificazione di conoscenza della lingua giapponese – N.d.A.), ma non è così fondamentale. Comunque il colloquio che il candidato sostiene qui una volta iscrittosi nelle nostre liste è completamente in giapponese.

Per tutti i candidati, l’iter è lo stesso: dopo l’iscrizione avvengono dei colloqui di consulenza e di consultazione, in cui sistemiamo il CV, analizziamo le capacità del candidato e cerchiamo insieme di capire quale sia la sistemazione lavorativa più adatta. Poi, una volta identificata un’azienda, inoltriamo una domanda, e se tutto va bene scatta l’assunzione. Noi continuiamo comunque per altri 3/6 mesi a fornire consulenza al lavoratore, in modo assolutamente gratuito, come gratuita è naturalmente l’iscrizione alla JAC: sono le aziende a cui forniamo personale a pagarci, non i lavoratori.

Per finire, fondamentale, a qualsiasi livello e in qualsiasi caso, è la totale ed assoluta tutela della privacy dei nostri referenti.

CA: Com’è lavorare in Giappone per una ditta giapponese?

MN: Pur essendoci molti punti di contatto, le differenze culturali tra un italiano e un giapponese sono davvero tante.

I giapponesi sono assolutamente puntuali e meticolosi, ma mancano spesso di creatività, temono il cambiamento ed i rischi che comporta e sono, in un certo senso, algoritmici, nel senso che sembra sempre che si muovano in base ad un manuale che indica step-by-step le azioni da compiere.

Gli italiani non sono così, anzi, e io sono stato scelto proprio per questa ragione: mi ritrovo ad essere come una cellula impazzita all’interno di quel grande sistema di controllo che è l’azienda. Questa funzione, finché comunque rientra in certi limiti, è assolutamente apprezzata dalla dirigenza perchè serve a smuovere le acque. Grazie anche alla mia formazione (mi sono laureato in “creatività aziendale”), sono state introdotte diverse novità in base alle proposte da me formulate, come i workshop di creatività, lezioni di inglese e giapponese, seminari tenuti dai dipendenti per i dipendenti e così via.

Secondo i dati fornitici dal dott. Narducci, dal 2000 ad oggi in Giappone il recruiting business è cresciuto del 65% all’anno, con 13.000 agenzie nella sola Tokyo che impiegano 32.000 dipendenti, e che si occupano di fornire lavoratori a qualcosa come 25.000 aziende, gestendo mezzo milione di candidati all’anno.

Che in questo mare di numeri esista un’agenzia di recruiting dotata di un dipartimento, guidato da un italiano, che abbia lo scopo specifico di occuparsi di aziende e lavoratori italiani, è un dato di fatto che nessuno che stia già lavorando o abbia intenzione di lavorare in Giappone o con il Giappone può permettersi di non conoscere o di sottovalutare.

Sito Ufficiale JAC – http://www.jacjapan.co.jp

Gigi Boccasile

Redazione

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