Restauri veneziani a Shanghai

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15 Dicembre 2006

SHANGHAI: Kokaistudios è uno studio di architettura e design, nato nel 1999 dalla collaborazione degli architetti Filippo Gabbiani e Andrea Destefanis, che si sono conosciuti durante gli studi allo Iuav di Venezia e, dopo avere realizzato esperienze in tutto il mondo, si sono trasferiti a Shanghai.

Corriere Asia: Perché avete scelto la Cina?

Giorgia Liviero: Filippo Gabbiani è stato in Cina per la prima volta nel 1992 e ne è rimasto affascinato. Solo in seguito si è presentata l’occasione che lo ha spinto a concretizzare l’interesse per il paese: nel 2002 è stato contattato da un developer di Taiwan, che cercava uno studio di design per avviare un progetto a Shanghai. Forti della tradizione veneziana e animati da idee giovani, abbiamo soddisfatto i requisiti del cliente.

Corriere Asia: Come è andata la prima esperienza di restauro?

Giorgia Liviero: E’ stata sicuramente un’esperienza coinvolgente e ricca di stimoli. Il recente riconoscimento da parte dell’Unesco, premio d’eccellenza nell’edizione Asia 2006, per il progetto del Bund 18 è stato una grande soddisfazione professionale. Il Bund 18, famoso palazzo di epoca coloniale sul lungofiume, è stato scelto perché presentava le caratteristiche ricercate dal cliente. I lavori sono durati due anni.

Corriere Asia: Che tipo di manodopera avete utilizzato?

Giorgia Liviero: Ci siamo serviti per l’occasione anche di manodopera italiana, affidando la conservazione delle parti più delicate a un esperto restauratore veneziano, Giuseppe Tonini. Abbiamo lavorato con i metodi tradizionali: basti pensare che trenta operai cinesi hanno ripulito a mano per due mesi, con le vecchie tecniche veneziane, la facciata esterna.

Corriere Asia: Come è il vostro rapporto con le autorità?

Giorgia Liviero: Abbiamo coltivato con le autorità locali un rapporto di fiducia, facendo capire loro che vogliamo preservare gli edifici storici di Shanghai, non per trasformarli in mausolei ma al contrario per riportarli in vita. Inoltre non siamo qui per stravolgere le peculiarità architettoniche cinesi, ma per riaccenderne lo splendore.

Corriere Asia: Sono molti gli edifici da restaurare a Shanghai?

Giorgia Liviero: Sì, ma altrettanti sono gli ostacoli, dai problemi legati alle procedure per l’affitto — si tratta di edifici statali – fino alla difficoltà di reperire personale qualificato in loco; la tradizione artigianale cinese, tramandata oralmente per generazioni, è andata persa negli anni passati. Per quanto riguarda il Bund 18, per fortuna abbiamo lavorato con un cliente illuminato, che ha capito il valore del progetto.

Corriere Asia: Avete molti competitori?

Giorgia Liviero: Concorrenti ce ne sono, sebbene nel settore ci stiamo formando un nome sinonimo di alta qualità. L’Expo 2010 di Shanghai, che ha come motto "better city better life", all’insegna di una pianificazione urbana a misura d’uomo e in armonia con l’ambiente, porterà sicuramente un forte aumento di studi stranieri in Cina.

Corriere Asia: In che cosa siete attualmente impegnati?

Giorgia Liviero: Stiamo realizzando in Cina vari lavori per diversi usi: residenziale, commerciale, uffici, alberghi. E’ degno di nota il progetto di riconversione di una fabbrica tessile di 40.000 metri quadrati nella concessione francese – cuore storico di Shanghai – che diventerà un centro per la moda. Modificheremo per motivi decorativi e d’isolamento le facciate mantenendo intatta la struttura interna.

Corriere Asia: Come si compone lo staff shanghainese di Kokaistudios?

Giorgia Liviero: Siamo in sedici. Solo due dipendenti sono europee, gli altri sono professionisti asiatici. E’ importante sottolineare che i due titolari non amministrano l’attività dall’Italia ma vivono qui: una scelta fondamentale per seguire bene i lavori e avere successo in Cina.

Corriere Asia: Come vi sponsorizzate?

Giorgia Liviero: abbiamo già lavorato in collaborazione con il dipartimento d’architettura della prestigiosa università Tongji e partecipato a molte competizioni indette dal governo cinese.

Corriere Asia: Vi sentite compresi dal pubblico?

Giorgia Liviero: Si sta formando una certa sensibilità, anche se è solo allo stadio iniziale. E’ importante per noi diffondere un concetto di classico che si combini con l’idea di modernità. Per esempio, daremo una nuova interpretazione ai service apartment di Xintiandi (cuore della concessione francese), che in genere usano colori neutri, utilizzando invece forme e toni forti, come il rosso acceso, in linea con il gusto classico cinese ma allo stesso tempo vicino allo stile veneziano e all’avanguardia.

Corriere Asia: Qualcuno tenterà di imitarvi?

Giorgia Liviero: Siamo consci che in Cina il problema della contraffazione riguarda tutti i settori, a volte perfino il nostro. Qualche esempio? Un complesso di bungalow immersi nel verde realizzato da un gruppo immobiliare di Pechino, vicino alla Grande Muraglia: in poco tempo, tutto intorno sono sorti edifici identici, affittati naturalmente a prezzi di gran lunga inferiori. Un famoso bar di Shanghai è stato riprodotto tale e quale a Canton, dove presenta non solo le medesime caratteristiche estetiche, ma anche lo stesso sistema di gestione, con il barista che gioca con le bottiglie e accende fuochi sul bancone.

Corriere Asia: Effettuate già una selezione della clientela?

Giorgia Liviero: Sì, per esempio prendiamo in considerazione progetti residenziali solo quando sono di qualità e rientrano nel nostro stile. Ricordiamo che, sebbene la Cina offra opportunità di lavoro per tutti – basti pensare che Pechino è la città con più alta densità di gru al mondo — non è facile vincere progetti di valore. E’ necessario investire molto nella comunicazione e nella gestione dei rapporti con gli enti locali, soprattutto per fare capire che un nome famoso non è necessariamente sinonimo di qualità, anzi – come è già accaduto — può deludere le aspettative.

Marzia De Giuli