Rifornimento per milioni di auto cinesi assetate

a cura di:

Archiviato in: in
14 Marzo 2007

Ho vissuto per circa quattro anni a Changchun, ridente capitale della provincia del Jilin, città nota per essere la capitale dell’industria automobilistica cinese, essendo la sede della FAW First Automotive Works, il principale costruttore automobilistico cinese che ha una joint venture, proprio a Changchun, con la Volkswagen.

Altro fatto, relativamente meno noto, è che la provincia del Jilin è anche uno dei granai della Cina. Le due cose non avrebbero un grande collegamento tra di loro se non fosse per il marcato incremento dei consumi di prodotti petroliferi che hanno spinto la dirigenza cinese a verificare anche l’alternativa dei biocarburanti.

Al momento la Cina è il secondo consumatore al mondo di petrolio dopo gli Stati Uniti, e questo ha spinto la Cina ad adottare una politica estera molto più attiva del passato anche per garantire l’approvvigionamento delle materie prime necessarie per alimentare la crescita economica del grande paese asiatico.

Il tema è di attualità, ed infatti è nelle prime pagine della stampa di questi giorni la visita di George W. Bush in Sud America, e tra le varie iniziative portate avanti vi è pure la firma di un accordo tra Stati Uniti e Brasile per la cooperazione sullo sviluppo delle tecnologie di produzione dell’etanolo, con lo scopo di incrementare la produzione di etanolo destinato a rimpiazzare parzialmente il consumo di combustibili fossili nel corso dei prossimi anni.

Al momento l’utilizzo di biocarburanti è una realtà importante in Brasile, in cui carburanti basati sull’etanolo, prodotto nel paese sudamericano dalla canna da zucchero, sono disponibili già da tempo ed un quarto del parco veicoli circolante utilizza l’etanolo. Non a caso nel corso di una visita ufficiale in Cina, Lula aveva portato come regalo una FIAT, di produzione brasiliana, adattata all’utilizzo di carburanti verdi. In Cina uno dei modi principali per produrre l’etanolo è per l’appunto con il grano, e da qui i piani di raddoppiare la produzione di grano nella provincia del Jilin da qui al 2010, e gli esperimenti pilota nelle provincie del Nord Est cinese (la vecchia Manciuria) per la graduale introduzione di biocarburanti.

In questo caso però l’esigenza di ridurre la dipendenza dai carburanti fossili si scontra con l’esigenza, sempre strategica in Cina, dell’autodipendenza alimentare, e quindi esiste un conflitto tra l’esigenza di nutrire la popolazione e quella di far funzionare motori e macchine sempre più assetate di carburante.

Proprio in questo scenario si innestano quindi annunci come quello da parte della SFA (State Forest Administration) sul piano di piantare jathropa, una pianta molto indicata per la produzione di biodiesel, su aree per una estensione di 13 milioni di ettari, più o meno della dimensione dell’Inghilterra, entro il 2010 e che dovrebbe a regime fornire 6 milioni di tonnellate di biodiesel, senza andare in diretta competizione con le colture destinate ad usi alimentari.

La strategia su cui puntare i propri sforzi per lo sviluppo di biocarburanti in Cina non è ancora del tutto definita, e su questo si gioca la scommessa su due settori considerati strategici in Cina, e cioè l’industria automobilistica e lo sviluppo dell’agricoltura cinesi.

Marco Wong