Ristoratore indiano attira clienti inaugurando il suo ristorante a Hitler

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24 Agosto 2006

MUMBAI – Tanto clamore forse non se l’aspettava nemmeno lui. Lui, Puneet S Sabhlok, che, al suo ristorante, aperto appena una settimana fa nella periferia nord di Mumbai, aveva dato un nome così provocatorio: "La croce di Hitler". L’aveva scelto proprio per attirare un po’ di attenzione, così come ha ammesso successivamente, nel (vano) tentativo di difendersi dal mare di accuse che gli sono piovute addosso da mezzo mondo. La notizia dell’inaugurazione di questo locale – con tanto di svastiche e ritratto del Führer ad accogliere gli affamati avventori – è stata ripresa da numerosi media stranieri e ha destato scalpore forse più all’estero che in patria, dove peraltro la svastica è un simbolo di fortuna secondo la tradizione indù. Ma sia la comunità ebraica di Mumbai (circa 4 mila persone), sia quella internazionale hanno tuonato contro un gesto percepito come estremamente oltraggioso. Daniel Zonshine, console israeliano a Mumbai, ha raccontato di aver ricevuto telefonate di protesta da parte di ebrei sparsi in tutto il mondo, e si è detto pronto a inviare una richiesta ufficiale alle autorità della città affinché intervengano per costringere Sabhlok a ribattezzare diversamente il suo ristorante. Minaccia persino il ricorso alle vie legali il consolato israeliano, sebbene molti giuristi abbiano già espresso perplessità circa la possibilità di dimostrare che un’infrazione sia stata realmente commessa. Piuttosto, dicono, bisognerebbe cercare di convincere "con le buone" il proprietario del locale, puntando al suo buon senso. Ma Sabhlok ha già fatto sapere di non avere alcuna intenzione di scendere a compromessi. "Non c’era volontà di offendere alcuno" ha dichiarato, mentre dall’altra parte c’è chi comunque si sente umiliato e grida allo scandalo: "E’ inammissibile che una persona responsabile del massacro di oltre sei milioni di individui possa essere mitizzato", ha dichiarato alla stampa Elijah Jacob, leader della comunità israeliana di Mumbai. Inammissibile per l’etica, ma evidentemente non per il marketing.

Raffaella Serini