Seoul: l’Europa come modello

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18 Aprile 2007

SEOUL: EU e ACU sono i nuovi obbiettivi che la Corea si pone di raggiungere nel breve-medio periodo. Dietro i due acronimi si nascondono due ambiziosi progetti che stanno mettendo in fermento la macroeconomia Coreana e quella dei suoi vicini più importanti.

Dopo l’accordo di libero scambio firmato due settimane fa con gli USA, ora la Corea e’ pronta a negoziare con l’Unione Europea (EU). L’inizio dei colloqui e’ previsto per il prossimo maggio nella capitale coreana e dovrebbe riguardare materie prime, investimenti e servizi, regolamenti e la risoluzione delle controversie legali. La sigla di un free trade agreement (FTA) tra la Corea e la UE dovrebbe favorire l’export di automobili, componenti auto, pneumatici e cellulari da parte della Corea mentre la UE potrebbe esportare piu’ facilmente auto passeggeri (attualmente soggette a pesanti dazi all’importazione), macchinari di precisione e prodotti chimici. La UE e’ il secondo mercato di esportazione per la Corea, dopo la Cina, con un totale di 49,2 miliardi di dollari lo scorso anno.

Fino a pochi anni fa, la stessa Corea del Sud, era considerata a ragione uno dei paesi a maggiore introversione politica all’interno della Asia Orientale, regione del globo che più risente ancora di ferite rimaste aperte dalla seconda guerra mondiale, ma è anche quella che ha conosciuto lo sviluppo economico più impetuoso degli ultimi anni. Per tale motivo, non può essere che considerato come una svolta storica ed epocale, il nuovo atteggiamento della Corea che, insieme a Cina e Giappone, si sta ponendo in prima fila nell’organizzazione delle attività necessarie per la creazione della Moneta Unica Asiatica (ACU) sul modello dell’Euro. Da tempo acclamato e teorizzato dalle avanguardie economiche, questo imponente progetto si pone l’obbiettivo di integrazione delle economie asiatiche cominciando da quella che per l’Europa è stata la conclusione: l’idea di una moneta unica, in grado di rispondere al comune e impellente interesse di ammortizzare meglio una serie di sobbalzi nel decollo verso forme di sviluppo sempre più complesse e avanzate. Questa intesa, nota con il nome di "patto di Hyderabad" è stata appena firmata in India da Giappone, Cina e Corea del Sud a margine del 39esimo meeting annuale della Development Bank of Asia.

Come nel caso dei primordi dell’Ue l’iniziativa è puramente economica ma profonda è anche la sua potenziale valenza politica in quanto rappresenta la tendenza a scavalcare tutte le diffidenze e i dissapori che continuano a travagliare le relazioni politiche nella regione Asia-Pacifico. .

Certamente la creazione di una moneta è un obbiettivo di medio periodo e nelle intenzioni di Seoul, oltre a riaggiornare con Cina e Giappone le rispettive posizioni entro la fine del 2007, c’è l’obbiettivo di coinvolgere altri paesi asiatici in colloqui ufficiali sull’integrazione già entro la fine del 2008. Sondato su un parere europeo in proposito, il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso ha affermato durante una recente visita in Giappone che Bruxelles può guardare solo con favore a iniziative del genere. Iniziativa che potrebbe rappresentare uno dei pilastri di un futuro multipolare.

Gli Usa invece non hanno nascosto di esservi contrari, nel timore che si finisca per "non tenere adeguato conto degli interessi americani".

Angelo Toscano