Shanghai solo Andata di Duccio Alabiso

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Giorgio e` uno stagista neolaureato ma ha un ufficio tutto suo, un ficus, e il nome inciso sulla targhetta di marmo. Simonetta e` riuscita a diventare una delle poche chef donne in Cina. Mariangela invece si e` subito scontrata con lo scetticismo del suo capo, che pero` ha cambiato idea quando si e` sentito prendere per il colletto e dire: “Ti ricrederai”.

Sono alcuni dei protagonisti del libro Shanghai solo andata – storie di giovani italiani in Cina (Francesco Brioschi editore): venti racconti di italiani che hanno cercato di tentare la sorte in Cina. Non a tutti e` andata come speravano, ma nessuno e` pentito della decisione presa.

A raccogliere le testimonianze di chi si e` trasferito a Shanghai – chi da due mesi, chi da cinque anni – ci ha pensato una persona che l’oriente lo conosce bene. Duccio Alabiso, 38 anni, in Asia da quindici. Dopo una parentesi giapponese di cinque anni, da otto vive nella megalopoli cinese. Originariamente di Parma, parti` alla fine degli anni ’90, quando ancora gli chiedevano che senso avesse studiare il mandarino. Viaggio` prima da turista, scoprendo un paese affascinante che lo spinse ha studiarne le lingua. E poi tante opportunita`, tanto che decise poi di stabilircisi seriamente. Anche per lui Parma-Shanghai (per ora) e` solo andata.

L’idea di scrivere il libro è nata pero` per un’altra ragione. “Torno a Parma una volta l’anno – racconta l’autore – e ogni volta incontro amici e conoscenti che si lamentano del loro lavoro, stipendio e ritmi di vita. Sono rassegnati, e non fanno niente per cambiare. Contemporaneamente sento parlare di Cina un po’ in tutte le salse, ma senza il polso della situazione vera – di cosa e` cioe` la Cina di tutti i giorni.”

Da qui l’idea di raccontare la storia di persone soddisfatte della propria scelta, per cercare di dare una spinta a chi invece non ha ancora le idee chiare.
Con un diploma di liceo scientifico e qualche esperienza nel settore alimentare – dalla pizza a domicilio a cuoco in un ristorante “stellato” – lo stesso Alabiso si lancio` seguendo niente piu` che un istinto. Tanta buona volonta` “e un’enorme dose di fortuna” risultarono in una rapida carriera, che nel giro di pochi anni lo porto` a ritrovarsi membro del consiglio di amministrazione della Sinodis, società con 300 dipendenti che importa e distribuisce in Cina grandi marchi alimentari da tutto il mondo. Venduta l’azienda poco piu` di un anno fa, Alabiso ha aperto Seed Consulting, uno studio di consulenze strategiche con cui aiuta sui mercati Cina e Giappone produttori alimentari come Barilla, banche d’investimento e fondi di Private Equity.

Perche` in Cina tutti hanno l’occasione di creare qualcosa – o anche solo di ricominciare da capo. Lo confermano anche i protagonisti di Shanghai solo andata: uomini e donne dai 25 ai 40 anni; neolaureati, impiegati e liberi professionisti. Nessuno viene tagliato fuori a priori da questo grande mercato in continua espansione. E questo il libro lo spiega, oltre a sfatare luoghi comuni e rivelare situazioni impensabili. Come lo scoprire che a Shanghai si può vivere anche senza sapere una parola di cinese. Come? Si alloggia in uno dei tanti residence internazionali, si assume un interprete, si mangia nei ristoranti italiani.

 

 

Certo spendendo parecchio di piu`, ma per certe persone l’italianita` rimane sacra. Anche perche` da libro si viene a sapere che uno stagista che guadagna l’equivalente di 400 euro al mese, oltre a ricevere incarichi interessanti vive dignitosamente, si paga l’affitto e le spese, cena fuori, e puo` anche permettersi una donna delle pulizie. “La vita costa meno, lo stipendio e` più alto, e si fanno lavori incredibili. Tanto vale provare”, suggerisce Alabiso.

Nessuno dei protagonisti del libro rimpiange la sfida intrapresa. E di tornare in Italia, per ora non se ne parla. Certo, bisogna fare i conti con i ritmi frenetici di Shanghai (24 milioni di abitanti!), e abituarsi alla coltre uggiosa che la avvolge 365 giorni all’anno, causata dall’energia elettrica prodotta per la maggior parte bruciando carbone. E poi nessun riscaldamento, da quando Mao decise che tutte le citta` a sud del fiume Azzurro sono “calde”, e a poco servono le stufette elettriche. Sono pero` aspetti che non sembrano aver frenato i protagonisti del libro, che per ora rimangono in Cina e si concentrano su lavoro e carriera. Fino a quando la nostalgia di casa non sarà troppo forte. O quando ci sara` bisogno di loro in Italia, per accogliere le ondate di cinesi che sceglieranno il Belpaese come meta per far shopping e spendere i loro yuan. Forse prima di quanto non pensiamo.

Redazione

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