Shimao sfida Walt Disney: mega parco in arrivo

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10 Novembre 2006

SHANGHAI: Shimao Property Holdings – flagship immobiliare del gruppo Shimao controllato dal quinto cinese più ricco Xu Rongmao – sfida il gigante Walt Disney: il gruppo di Shanghai ha infatti annunciato il progetto di un parco delle meraviglie da 3 miliardi di yuan — circa 300 milioni di euro – alla periferia della città. Lo Shanghai Shimao Wonderland — questo il suo nome — verrà costruito nella Sheshan State Tourist Resort Area di Songjiang, una delle mete turistiche preferite dalle famiglie di Shanghai e non solo. Il progetto è grandioso e non teme il fallimento, sorte toccata negli ultimi anni a molti parchi del divertimento costruiti in Cina da società locali.

A circa quaranta minuti di automobile dal centro cittadino, il parco occuperà una superficie di 551.000 metri quadrati e dovrebbe essere ultimato per il 2009. Ma la particolarità è che vanterà un hotel da 28 camere costruito a 100 metri sotto il livello del mare sfruttando una cavità nella roccia. L’hotel, che sarà progettato dallo studio di architettura britannico Atkins congiuntamente dagli uffici di Shanghai e inglesi, comprenderà un acquario profondo dieci metri e un ristorante sott’acqua. A differenza del solito, le stanze più costose saranno naturalmente quelle ai "piani inferiori".

Walt Disney Parks and Resorts, che ha annunciato di non volere costruire un secondo parco in Cina — dopo quello di Hong Kong — prima del 2010, rischia così di essere battuto sul tempo dal rivale cinese, che disegnerà lo Shanghai Shimao Wonderland proprio "simile a Disneyland", ha dichiarato con ottimismo un portavoce del gruppo.

Shanghai Shimao Wonderland includerà un secondo hotel, un centro convegni della capacità di 1.000 persone e perfino una piattaforma per il bungee jumping. Una combinazione di "meraviglie" che bene si adatta alla "necessità di svago in luoghi non comuni" individuata dalle grandi aziende per i colletti bianchi cinesi, notoriamente costretti a partecipare a gite dedicate appunto al "brain-storming".

Marzia De Giuli