Special Eco & Green Building, il Giappone traina il mercato in Asia

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TOKYO: Già da qualche anno il Giappone si colloca, con Germania e Stati uniti, tra i paesi che più hanno creduto e investito nello sviluppo delle energie rinnovabili. Grazie a costanti campagne di informazione e sensibilizzazione promosse da enti e istituzioni, nonché un certo tipo di formazione scolastica, si è diffuso fra i giapponesi un senso di cura e attenzione per la natura, anche se ovviamente non mancano episodi che contraddicono quest’immagine. Oltre all’azione intrapresa e volta ad una maggiore sensibilizzazione della popolazione non è da trascurare la rilevanza che lo shintosimo riveste all’interno della società. Negli ultimi anni comunque gli investimenti e le azioni che governo e società hanno compiuto in un’ottica di un utilizzo sempre maggiore delle fonti di energia rinnovabile sono stati concreti e costanti nel tempo.Cerchiamo di fornire una panoramica in merito, senza però avere la pretesa di esaurire l’argomento.

Dal resoconto ufficiale del Ministero dell’Economia del Commercio e dell’Industria giapponese (“Rapporto Annuale sull’Energia 2007” – Libro Bianco sull’Energia 2008 -) si evince che già tre anni fa la situazione in merito all’utilizzo delle energie rinnovabili in Giappone era alquanto all’avanguardia:“Nel 2007, in Giappone, la quota delle nuove energie (ad esclusione dell’idroelettrica e della geotermica) nel totale delle energie primarie fornite è limitata al 2,2%, ma è stato fissato l’obiettivo di aumentarne l’impiego sino al 3% entro l’anno fiscale 2010. Per questo negli ultimi anni sono state previste una serie di agevolazioni e finanziamenti a privati, imprenditori e enti amministrativi che hanno deciso di investire nelle rinnovabili. Inoltre da 30 anni forti incentivi vengono elargiti alla ricerca e all’innovazione tecnologica di questo settore.
Sino al termine del 2004, il Giappone era il maggiore utilizzatore mondiale di energia fotovoltaica, ma il rapido aumento di impiego dell’energia verificatosi in Germania ha spinto il paese alla fine del 2005 in testa alla graduatoria, lasciando il Giappone secondo.Nella produzione di celle a combustibile, il Giappone si attesta invece al primo posto: le aziende giapponesi realizzano infatti quasi un quarto della produzione mondiale. L’aumento dell’impiego dell’energia fotovoltaica, poi, ha consentito una diminuzione dei costi energetici.

Tale riduzione è stata resa possibile grazie a svariate iniziative che hanno favorito l’ampliamento del mercato giapponese: progetti congiunti pubblico-privati di sviluppo tecnologico, misure governative volte a favorire l’introduzione di tale energia, la regolamentazione del sistema RPS (Renewables Portfolio Standard) o le norme che prevedono misure speciali sull’impiego di nuove energie da parte di società elettriche (Special Measures Law Concerning the Use of New Energy by Electric Utilities), programmi di acquisizione di energia elettrica prodotta in eccesso e iniziative indipendenti private, come l’impiego di certificati di energia elettrica verde.Alla fine dell’anno fiscale 2007, il volume di energia eolica introdotta è stato pari a 1.680.000 kW. La riduzione dei costi ottenuta grazie a sviluppi tecnologici e all’aumento delle dimensioni degli impianti ha contribuito al miglioramento della redditività dei progetti energetici. Oggi numerose centrali eoliche continuano ad essere costruite soprattutto nelle regioni di Hokkaido e del Tohoku.

Al termine del 2007, nella graduatoria mondiale dei paesi che sfruttano l’energia eolica il Giappone figurava al 13° posto. Rispetto all’Europa e all’America, il Giappone non ha molte pianure, spesso le società elettriche non hanno mezzi sufficienti per la costruzione di impianti e pochi rimangono quindi i luoghi adatti alla loro installazione.Per quanto concerne l’energia idroelettrica, questa è attualmente prodotta nel 20% circa dagli impianti di produzione di energia elettrica, ed insieme alla termica e alla nucleare costituisce una delle energie principali fornite nel paese.
L’energia geotermica, sin dai primi anni del dopoguerra è stata presa in considerazione per il suo potenziale sfruttabile in una terra di natura vulcanica come il Giappone, ed è diventata oggetto di progetti di R&S. Attualmente è prodotta in 18 impianti, e la sua resa energetica totale supera i 530.000 kW. Le energie idroelettrica e geotermica, producibili in un paese ricco di montagne scoscese e vulcani come il Giappone, sono energie pulite che non rilasciano emissioni di anidride carbonica, e come la fotovoltaica e l’eolica, sono energie rinnovabili producibili nel paese, oggi altamente considerate. Alcuni settori annessi a queste energie sono oggetto della normativa RPS.”A partire dal 2007 diverse sono state le iniziative intraprese.

Di particolare interesse è il progetto “Energy Island”, avviato nel 2008. Si tratta di una joint venture nata dalla collaborazione fra industria e mondo accademico internazionale che punta ad una condivisione di infrastrutture, bassi costi operativi, flessibilità e fattibilità di applicazione in diversi luoghi, climi ed esigenze. Ogni isola, costruita su una piattaforma galleggiante, convertirebbe prima di tutto il calore dell’oceano tropicale in energia elettrica e acqua potabile, sfrutterebbe le correnti sottomarine e, grazie ad impianti superficiali, il moto ondoso. Verrebbero inoltre utilizzate altre forme di energie rinnovabile quali l’energia solare e l’energia eolica, per arrivare ad un totale di 300 MWh di energia prodotta. Una parte dell’energia delle Energy Island verrebbe utilizzata, inoltre, come fonte luminosa grazie a lampade LED, per convertire queste piattaforme in vivai galleggianti per coltivare alghe che assorbirebbero grandi quantità di anidride carbonica oltre ad aumentare il prezioso plancton e la presenza di pesci. Energy Island potrebbe anche beneficiare di altre forme di energia sottomarina come ad esempio energia geotermica, o sfruttando i cosiddetti “camini” (fuoriuscite di gas sottomarine).

Con le attività connesse ad Energy Island potrebbero nascere e svolgersi intere comunità umane, senza contare che grazie alla capacità di configurazione di questi moduli e considerando le condizioni geografiche e geopolitiche della zona, possono essere creati dei raggruppamenti consistenti; unendo già 4 moduli si arriverebbe a produrre qualcosa come 1000 MW che corrisponderebbe alla produzione di energia di una piccola centrale nucleare, senza contare la produzione di idrogeno per elettrolisi.Nel 2009, inoltre, è stata messa a punto, da un gruppo di scienziati giapponesi del Korea Advanced Institute of Science and Technology (Kaist), una nano-struttura che utilizzando l’ossido di rame consente di aumentare la capacità di stoccaggio e carica delle batterie a litio-ioni utilizzate nelle auto elettriche e per i telefoni cellulari. Con l’elettrodo di rame gli ioni del litio vengono catturati più velocemente e permettono di accelerare la ricarica della batteria e il suo stoccaggio.
Altra iniziativa degna di nota è la produzione di pellet, combustibile utilizzato per il riscaldamento delle case, a partire da un sistema di riciclaggio dei pannolini per adulti.In linea con il continuo investimento del Giappone nelle energie rinnovabili si segnala l’investimento di circa 1,2 miliardi di dollari, da parte della Tokyo Electric Power Co., per espandere la propria capacità di generazione di energia solare ed eolica, aumentandone i livelli di produzione di oltre il 50%.

In un’era in cui sempre maggiore è l’interesse nell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile, crescente è anche la richiesta di edifici costruiti con materiali nel rispetto dell’ambiente. Questo trend nel settore ha portato a lanciare in Giappone, per la prima volta, un’esposizione internazionale specializzata in prodotti e tecnologie collegate al settore dell’edilizia “verde”. Un’edilizia attenta all’impatto ambientale ed all’utilizzo di materiale in un ottica “eco”. L’ECO HOUESE & ECO BUILDING EXPO si terrà a marzo 2011 presso il Tokyo Big Sight. L’evento rappresenta un’occasione per tutti coloro che operano nel settore e che vogliono investire in un mercato in espansione.
Secondo alcuni dati la fiera si configurerà, nel giro di cinque anni, come la più grande esposizione del settore. Anche la proiezione sui numeri dei visitatori è molto positiva: si stimano per il 2011 circa 20,000 visitatori che per il 2015 potrebbero triplicarsi.

Si potrebbe concludere evidenziando come, ancora una volta, il mercato asiatico offra un’occasione di business alle aziende italiane che saranno in grado di cogliere e accettare la sfida.

Sara Gatti

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Sara Gatti

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