Lo speciale: le Borse Asiatiche dopo la tempesta “Subprime”

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22 Agosto 2007

Il rimbalzo prima o poi era previsto e la ripresa di venerdì di Wall Street sulla scia dell’intervento della FED ne era segnale. Fatto sta che quella che si è chiusa per le borse asiatiche è stata la settimana di ribassi più consistenti da quasi un decennio, con gli investitori che hanno fatto a gara ad allontanarsi dagli asset più rischiosi sulle persistenti paure innescate dai mutui subprime statunitensi e che hanno circondato il mercato creditizio globale.

La "Caporetto" Asiatica ha colpito in particolare Tokyo (-5,42%) che ha registrato il massimo calo giornaliero dal 12 settembre 2001. Pesante anche l’indice regionale MSCI, che esclude il Giappone, con un calo che supera il -2,7% e si che si attestava intorno a un minimo di 4 mesi e mezzo. La precedente ripresa dello yen e i timori circa un allargamento della crisi del credito alla crescita globale colpiscono indiscriminatamente tutti i paesi esportatori dell’area, come Seoul che, dopo il -7% di giovedì, ha perso venerdì ancora più del 3%, chiudendo la settimana peggiore da 6 anni. Singapore è arrivata a toccare -5%, portando il declino settimanale a superare il 9%. L’indice Straits Times, sceso sotto quota 2.985,83 punti,ha azzerato in un sol colpo il rialzo realizzato da inizio anno.

Umore differente a Shanghai, la piazza che ha meno risentito della crisi e dove, sebbene siano continuate le prese di profitto degli investitori istituzionali, gli operatori guardano positivamente al mercato, in attesa dei risultati trimestrali e certi che i controlli sul capitale abbiano immunizzato la Cina dal crollo delle altre borse.

Lunedì 20 Agosto segna invece per le borse dell’Asia-Pacifico la chiusura migliore da circa 9 anni e tale da mettere sotto pressione i bond governativi e lo yen. L’effetto del taglio dei tassi da parte della banca centrale americana si è fatto sentire in Asia a partire da Tokyo, dove il Nikkei ha guadagnato il 3,31% trainato sia dai grandi esportatori, sia dai bancari pesantemente martellati negli ultimi giorni. Rialzi anche più consistenti per le altre borse, come dimostra il recupero oltre +5% dell’indice regionale MSCI. In particolare Seoul (+ 5,69%) mette a segno il risultato migliore da Febbraio 2002, mentre Taipei (+5,26%) realizza il rialzo più consistente da almeno tre anni. La ripresa contagia anche Singapore (+4,98%) e Shanghai (+4,84%) che non era stata toccata dalle conseguenze dei timori legati ai subprime: il listino cinese si porta a un guadagno annuo pari a +82%, dopo le prese di profitto che avevano temporaneamente interrotto il trend la scorsa settimana.

Rialzi inferiori alla media per Hong-Kong e Mumbay a +3,61% e 2,25% rispettivamente.

La scossa data dalla banca centrale americana si è dunque fatta sentire su tutti quei titoli che più avevano tremato per la paura di un contagio globale dei mutui subprime, cioè i bancari: la banca australiana Macquarie è balzata dell’8,1% mentre quella nipponica Mizhuno del 6% (titoli che scontano però ancora un ribasso, rispettivamente, del 22% e del 20% da quando la tempesta subprime si è scatenata). Sempre tra i bancari, Hsbc è salita dell’1,8% dopo che il gruppo ha confermato di essere in trattativa per acquistare il 51% della Borsa coreana. Bene anche Kookmin Bank (+3,6%).

In forte recupero anche i titoli più esposti sull’export come Canon (+7,8%), Samsung (+3,2%) e Hon Hai Precision Industry (+6,9). I gruppi delle materie prime hanno beneficiato del in rialzo dei prezzi delle commodities: Bhp Billiton ha guadagnato il 7,9%, Sumitomo Metal Mining il 6,2%, Petrochina il 3,2%.

Il rimbalzo delle Borse asiatiche ha tra l’altro alimentato le attese su una ripresa del ‘carry trade’ in yen con gli investitori che prendono in prestito la moneta nipponica per acquistare asset ad alto rendimento. Lo yen è risultato infatti in ribasso sia sul dollaro che sull’euro.

Resta da capire quanto le borse del continente e le rispettive banche centrali riescano a riassorbire il brusco calo di liquidità subito dalla maggior parte dei titoli asiatici la scorsa settimana e che rimane a tuttora il principale fattore di incertezza. Nonostante la complessiva stabilità di questi mercati e la robusta crescita di tutte le economie interessate, rimane il fatto che la galoppata generalizzata degli indici di borsa, prima della crisi subprime, sia stata alimentata in primis dalla liquidità portata dagli investitori esteri. In questo senso, il ruolo delle banche centrale assume molta importanza nello stabilizzare e compensare la perdita di valuta estera e non è un caso che la BOJ, la banca centrale giapponese, abbia immesso lunedì sul sistema bancario, 1000 miliardi di yen (circa 8,7 miliardi di dollari) a sostegno dei mercati finanziari di tutta l’area (terza operazione sui mercati monetari in tre giorni lavorativi).

Angelo Toscano