Strage in Indonesia: oltre 5.000 vittime

29 Maggio 2006

BANTUL: Si fa sempre più forte la richiesta di aiuto dall’Indonesia, il cui bilancio delle vittime continua a salire dallo scorso sabato, superando le 5.000 unità.

Ospedali e squadre di soccorso sono al lavoro alla ricerca dei superstiti, cercando di curare migliaia di feriti, molti dei quali trascorrono fuori la notte, stesi su materassi lungo i corridoi degli ospedali, mentre le squadre di emergenza consegnano viveri e medicinali ad alcune delle 200.000 persone ormai senza tetto. Esausti e addolorati i sopravvissuti continuano a scavare sotto le macerie delle loro abitazioni nella notte in cerca di vestiti, cibo e dei loro oggetti di valore. Una pioggia torrenziale da ieri si è aggiunta alla miseria dei sopravvissuti, molti dei quali vivono ora in rifugi improvvisati fatti di plastica, tela o cartone. L’area colpita dal terremoto di magnitudo 6.3 si è estesa fino a centinaia di chilometri, raggiungendo comunità prevalentemente contadine nella provincia di Yogyakarta. La peggiore devastazione è avvenuta a Bantul, che conta i ¾ delle vittime. L’80% delle abitazioni sono state abbattute.

Intanto la comunità internazionale si è subito mobilitata per fornire aiuti umanitari.

Le Nazioni Unite, le unità di soccorso e i governi nazionali si stanno muovendo per assicurare viveri e rifornimenti ai terremotati. L’Ue ha comunicato che fornirà fino a 3 milioni di euro di aiuti e la Cina contribuirà a questa gara di solidarietà con 2 milioni di dollari.

Ma nonostante gli aiuti internazionali, i funzionari locali si sono lamentati per la lentezza nella richiesta dei servizi di soccorso da parte del Governo.

"Molti governi semplicemente non si sono mostrati sensibili al disastro, rallentati dalla complicata burocrazia interna" ha riferito Idam Samawi, capo del distretto di Bantul che aggiunge "La situazione è anche peggiore ai confini della città dove i piccoli villaggi sono forse tra i più danneggiati dal terremoto. Tuttavia, nessuna proposta di aiuto è venuta dal Governo."

La popolazione affolla le strade che portano a Bantul, con in mano i loro cesti mentre fermano gli automobilisti di passaggio chiedendo loro viveri per sfamare le famiglie. Ma anche se lo stesso presidente Susilo Bambang Yudhoyono e altri non possono che contemplare la miseria del popolo indonesiano, altrove a Yogyakarta la vita sembra continuare come sempre.

La vernice scolorita e il cemento cadente di molte delle strutture fanno sì che sia difficile capire l’entità dei danni. Al Plaza Hotel, ieri risuonava la musica del karaoke mentre degli uomini di affari sorseggiavano tranquilli i loro cocktail nella hall. Il Plaza è un vecchio edificio coloniale che pare sia rimasto incolume al terremoto. Lo stesso non si può dire per i nuovi edifici, come nel caso del Sapphire Square Shopping Mall, quello che mesi fa era considerato il più moderno shopping centre della città, di cui intere sezioni della facciata sono crollate in mille pezzi. Che le costruzioni più nuove siano state le più colpite dal terremoto non sorprende poi così tanto i locali.

"C’è corruzione ovunque" dichiara Assandi, un tassista della vicina Klaten, la seconda città più colpita, dove oltre 700 persone sono morte. Ma il commento di Assan non è isolato, sono in molti a pensare che ormai Yogyakarta stia perdendo il suo ruolo "Reale" nella vita indonesiana, spinta dagli interessi economici.

Il terremoto di sabato è stato il terzo a colpire l’Indonesia in 18 mesi e il peggior disastro della nazione dallo tsunami del 2004. Altri terremoti hanno interessato la regione ieri, colpendo la nazione di Tonga, con una scossa di magnitudo 6.7, e Papua Nuova Guinea, con magnitudo 6.2, nell’area del Pacifico meridionale.

Ylenia Rosati