Successi industria automobilistica giapponese destano preoccupazione negli Stati Uniti

a cura di:

Archiviato in: in
12 Aprile 2006

TOKYO: L’industria automobilistica mondiale è sull’orlo di una transizione storica. L’esempio più eclatante è dato dalla casa produttrice giapponese Toyota, che scommettendo su tecnologia ibrida (un mix di energia cinetica prodotta dalla vettura in movimento e che invece di essere dispersa viene riutilizzata mediante un propulsore elettrico che è in grado di muovere autonomamente l’auto o collaborare con il propulsore a benzina tradizionale, ndr), diventerà il primo produttore in termini di veicoli alla fine dell’anno, dopo il rallentamento iniziato agli inizi degli anni novanta, prima della crisi delle Tigri del Sud-Est asiatico.

Per l’industria automobilistica americana, l’arrivo in "pole position" del Toyota Hybrid System, della Prius, rappresenta una nota dolente alla luce delle disperate condizioni finanziarie in cui navigano General Motors e Ford.

Le statunitensi GM e Ford, hanno assistito ad una perdita di mercato rispettivamente dal 24.4% al 23.6% per GM, e dal 20.2% al 19.2% per la casa Ford.

Solo il Gruppo Daimler Chrysler ha incrementato la sua presenza sul mercato crescendo dal 15.9% al 16.5%.

Simultaneamente Toyota, Honda Motor CO e Nissan Motor Corp assistono ad una sempre maggior presenza sul mercato americano rispettivamente del 13.2% (Toyota), 8.5% (Honda) e 7% (Nissan).

Alla luce dell’impennata dei prezzi del petrolio, la carta giocata dalle società giapponesi di puntare sull’efficienza dei consumi dei carburanti sembra risultare vincente.

Un solo dato basti per tutti: nel 2005 la compartecipazione sul mercato USA di GM, Ford e Chrysler Groupha ha toccato per la prima volta il 56.9% contro il 61.7% dei tre anni precedenti. Viceversa Toyota, Honda e Nissan hanno visto crescere la loro presenza sul suolo americano di un 4.2% passando dal 32.3% ad un 36.5%.

D’altro canto l’interesse per le auto ibride non parte solo da motivazioni economiche (il sempre più elevato costo del petrolio) bensì anche da ragioni di ordine ambientale, e questo non potrà far altro che aumentare nel lungo periodo l’interesse per il prodotto giapponese.

Se Toyota è destinata quindi, quest’anno, a raggiungere un record di produzione pari a 9.06 milioni di veicoli, in Nord America GM si vede costretta a chiudere nove impianti mentre Ford quattordici. E a fronte delle critiche mosse alla casa giapponese dalle concorrenti americane, la risposta resta quella del tipico pragmatismo giapponese: il problema americano resta nella politica gestionale.

Mentre quindi la casa automobilistica di Detroit ha chiuso battenti, Nagoya, la capitale della prefettura di Aichi nel Giappone Centrale, città vicina a Toyota city, è diventata ora la più vibrante regione economica del Sol Levante. L’ascendenza della città di Nagoya sull’intera area fu mostrata dall’Expo di Haichi che si è tenuto l’anno scorso, e la costruzione del terzo aeroporto per importanza dopo Tokyo e Osaka, dimostra quanto la prefettura sia cresciuta e crescerà soprattutto dopo il successo che sicuramente avranno quest’ultimo prototipo di autovetture.

Marianna Sacchini

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link