Taiwan: Chen Shui-bian, “una stella offuscata”

a cura di:

Archiviato in: in
28 Giugno 2006

TAIPEI: Il presidente Chen Shui-bian, che si è sempre descritto come "un figlio di Taiwan", in passato si è conquistato il favore di milioni di persone grazie al suo carisma, alle sue origini, alle promesse di combattere la corruzione e difendere l’isola dalle ‘minacce’ cinesi.

Ieri, due anni prima del suo secondo ed ultimo mandato, è riuscito ad evitare che le forze dell’opposizione lo sostituissero per delle accuse di corruzione che avrebbero coinvolto il governo, la sua famiglia e i suoi fidati collaboratori.

L’opposizione sperava che alcuni membri del Partito di Chen appoggiassero il suo piano, in modo da ottenere i 148 voti necessari per passare la mozione per un referendum, per eleggere un nuovo presidente. Ma la maggior parte dei membri del Partito legati a Chen hanno boicottato le votazioni, e l’opposizione ha raggiunto solo 119 voti in favore della mozione.

Ciononostante, la popolarità di Chen è diminuita nettamente in questi anni, riferisce un sondaggio condotto la scorsa settimana, in base a cui il 65% degli intervistati lo ritiene inadatto a restare alla presidenza a causa degli scandali recenti.

Suo nipote, Chao Chien-ming è stato arrestato a maggio per delle accuse di insider trading. Sua moglie, Wu Shu-chen, è stata anch’essa accusata di altri affari pochi chiari.

Tempo fa Chen, 55 anni, ha invocato il sostegno popolare per salvaguardare "un Governo taiwanese" contro quelle che lui ha definito "lotte di potere lanciate dall’opposizione in collaborazione con la Cina".

Nella sua corsa alla presidenza nazionale nel 2000, Chen — in qualità di leader del Partito Democratico Progressista pro-indipendentista — si è rivelato un maestro nel guadagnarsi il sostegno popolare, assicurandosi il voto di giovani e operai. E’ diventato così il più giovane presidente dello Stretto e il primo leader dell’opposizione a prendere il potere dopo 51 anni di dominazione del KMT (Kuomingtang). Ha promesso di non spingere per l’indipendenza del suo Paese durante il suo mandato – una mossa che la Cina considererebbe un chiaro segno di guerra — ma ha lavorato duro per promuovere un’identità taiwanese. Ha abolito un Consiglio simbolico, incaricato della riunificazione, che ha irritato la Cina e preoccupato Washington.

L’opposizione lo accusa ora di cercare di "escludere la Cina" — il maggiore mercato e la principale destinazione degli investimenti per Taiwan – e di aver portato le relazioni con gli Stati Uniti ai minimi storici dal 1979, quando gli Usa hanno riconosciuto diplomaticamente Pechino e non Taiwan. Nonostante il fallimento, i partiti di opposizione probabilmente continueranno la loro lotta per un voto di sfiducia nei suoi confronti al Congresso.

Ylenia Rosati

Siamo a lavoro sul nuovo Corriere Asia!

Ricevi una notifica quando sarà Online
Ok voglio ricevere la notifica :) 
close-link