Taiwan e Pechino: crescono gli investimenti nonostante le tensioni politiche

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7 Marzo 2007

TAIPEI: Lunghe file in questi giorni all’ingresso degli uffici postali di Taipei e di tutta l’isola. File però un po’ particolari, formate per lo più da collezionisti e da indipendentisti taiwanesi alla ricerca dei primi "Francobolli Taiwan". Proprio in questi giorni le poste dell’Isola hanno emesso il primo francobollo ufficiale, del valore di circa dieci centesimi di euro, che non riporta la scritta "Repubblica di Cina", ma semplicemente "Taiwan".

È stata la compagnia postale governativa, da poco ribattezzata "Taiwan Post co." ad emettere la prima edizione della marca. Altro importante traguardo della campagna del Governo tesa a rettificare il nome dell’isola. Dietro la decisione riguardo il nuovo francobollo c’è la ferma volontà indipendentista del Presidente Chen Shui-bian, il quale considera Taiwan un’entità sovrana staccata dalla RPC.

Ogni riferimento alla Cina continentale è stato eliminato anche dalle intestazioni di altre aziende statali, fra cui quella dei trasporti pubblici.

Punto fermo della campagna governativa è anche quello di rinnegare la figura di Chiang Kai-shek fondatore del partito del Kuomintang (al potere sull’isola fino al 2000, anno di elezione di Chen), definito dittatore e assassino.

I proclami di indipendenza di Chen vengono attribuiti all’approssimarsi delle elezioni politiche del prossimo dicembre e di quelle presidenziali di marzo 2008. Riguardo queste ultime, Pechino sostiene l’elezione di un presidente meno ostile, come per esempio Ma Ying-jeou, capo del Kuomingtang.

Il forte sentimento indipendentista del Presidente Chen, ex sindaco di Taipei, non corrisponde ad un odio verso la RPC. Ha più volte sostenuto che un «dialogo costruttivo» con la Cina è indispensabile per preservare la stabilità, auspicando comunicazioni dirette con Pechino e aumenti negli investimenti taiwanesi nella Cina continentale.

I contrasti politici con cui è iniziato il 2007 — Pechino ovviamente si oppone ricordando che "vigila e continuerà a vigilare contro ogni iniziativa secessionista"-, passano in secondo piano rispetto all’incremento degli scambi economici tra le due parti.

Le imprese di Taiwan hanno fatto investimenti diretti in Cina per oltre 150 miliardi di dollari USA ed il 50% dei viaggiatori di Taiwan sono diretti verso la Repubblica Popolare.

Si prevedono importanti sviluppi anche in campo turistico: Li Jianxiang, presidente di Air China, ha affermato che se saranno istituiti voli regolari tra Cina e Taiwan, vi saranno 5 milioni di passeggeri l’anno.

Purtroppo ancora pochi i voli Taipei–Shanghai, che permettono ai taiwanesi, turisti ma anche moltissimi business-men, di essere in Cina in un’ora e mezza; con i voli che fanno scalo ad Hong Kong (la maggioranza), si impiegano dalle 6 alle 9 ore, sicuramente un tempo eccessivo per recarsi ad una riunione di lavoro.

Petra Flamminio