TCL chiude in Europa e restituisce il marchio Thomson

1 Novembre 2006

HUIZHOU: "TCL si unisce al colosso francese Thomson per formare la più grande joint venture mondiale nella produzione di televisori": questo il titolo di una notizia pubblicata il 5 novembre 2003 dal Quotidiano del Popolo, che annunciava il felice matrimonio fra i due gruppi. La neonata joint venture TCL-Thomson Electronic (TTE), controllata al 66% dal gruppo cinese e al 33% da quello francese, ha iniziato a operare da global player nell’agosto del 2004, con vendite annuali per oltre 3 miliardi di euro. Un’unione durata tre anni ma destinata ora a incrinarsi. Ieri il gruppo cinese ha annunciato che interromperà tutte le attività di produzione e marketing in Europa, escluso il business OEM – original equipment manufacturing. Diventerà un produttore a contratto. Il gigante francese delle video-tecnologie è infatti costretto a "riprendersi il marchio prima del previsto a causa degli scarsi risultati del partner", ha riferito un portavoce di Thomson. Nei primi nove mesi di quest’anno, TCL ha registrato in Europa perdite per 2 miliardi di dollari di HK – 203 milioni di euro – e si prevede che il fatturato calerà quest’anno del 13% fino a 30 miliardi di HK$ – 3 miliardi di euro. Non avendo raggiunto nel mercato europeo il volume di vendite minimo, TCL deve rompere l’accordo che gli assegnava il diritto ventennale di usufruire del marchio Thomson in Europa, Nord America e altri paesi. Potrà utilizzarlo solo per altri due anni in Europa, e per sette in Russia, Ucraina e Kazakhstan. Con la costituzione della joint venture, Thomson si era sottratto al mercato competitivo e poco redditizio dei televisori a tubo catodico, che si è rivelato infine svantaggioso anche per il partner cinese. Ma alcuni analisti sostengono che il gigante delle video-tecnologie abbia venduto il business a TCL proprio perché sapeva che i televisori a tubo catodico non avrebbero avuto futuro di fronte alla rapida diffusione di quelli a pannello piatto. "Chi vende sa sempre più di chi acquista", commentano. A chi dei due la responsabilità? "Fra le diverse opzioni che avevamo per fronteggiare la perdita, abbiamo scelto di trasformare il nostro modello business", ha dichiarato ieri il presidente di TCL, Li Dongsheng. Fatto sta che TCL dovrà licenziare gran parte dei suoi 250 dipendenti in Europa con una complessa operazione di ristrutturazione del costo totale di 45 milioni di euro — TCL ne coprirà 24 — per tornare forse all’utile nel 2008.

Marzia De Giuli