Technogym è partner esclusiva del Comitato Olimpico Cinese

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16 Novembre 2006

PECHINO: Siamo già stati abituati a vedere il marchio italiano Technogym — seconda leader mondiale nella produzione di attrezzature per il fitness e la riabilitazione biomedica — come Official Supplier alle Olimpiadi di Sydney 2000, Atene 2004 e Torino 2006. Abbiamo visto campioni mondiali come Shumacher e i giocatori nella nazionale italiana allenarsi con le sue attrezzature. Trovarla partner esclusiva per i Giochi Asiatici del Comitato Olimpico Cinese, non può che inorgoglirci. L’accordo è stato formalizzato ieri a Pechino durante una cerimonia che ha visto la partecipazione delle autorità sportive e di sessanta rappresentanti della stampa cinesi.

I migliori atleti cinesi si alleneranno per le Olimpiadi di Pechino con macchine per il fitness italiane: Technogym attrezzerà trentasei palestre — lo stesso numero delle federazioni sportive facenti capo all’Amministrazione dello Sport Cinese.

"Abbiamo scelto Technogym perché è l’unico marchio che ci garantisce la qualità", ha dichiarato Peng Xiao, responsabile marketing del Comitato Olimpico. Wang Jun, vicepresidente del Comitato, ha ripercorso la storia dell’industria dello sport in Cina. Se in passato gli imprenditori manifestavano un interesse poco concreto per il settore, da quando a Pechino sono state affidate le Olimpiadi 2008, si stanno sempre di più attivando con accordi e sinergie.

Technogym ha guardato avanti: presente già da anni nel mercato cinese, l’azienda ha conquistato la fiducia delle istituzioni, che ieri hanno scelto la garanzia del made in Italy come incipit di un promettente sviluppo: le attese Olimpiadi 2008 segneranno il vero avvio dell’industria dello sport in Cina.

Nonostante le attrezzature sportive Technogym, prodotte esclusivamente in Italia, abbiano prezzi piuttosto alti per lo standard cinese — fino a 100.000 yuan, l’equivalente di 10.000 euro — hanno già conquistato i consumatori, sia a livello professionale che privato.

Come ha fatto la giovane Technogym — nata solo ventitre anni fa nel garage di casa dall’attuale presidente Nerio Alessandri — ad affermarsi tanto rapidamente in Cina?

Oltre alla qualità fuori discussione del made in Italy, ha giocato un ruolo fondamentale l’innovazione. Si sa che ai cinesi piacciono le novità e basta pensare che Technogym ha ideato per prima la televisione incorporata negli attrezzi sportivi. L’ultima invenzione è Cardiowave, una macchina per l’esercizio cardiovascolare già presente in molte palestre cinesi. L’azienda investe nella ricerca il 6% del suo fatturato, quattro volte di più rispetto alla media generale europea.

"Non avete paura di essere imitati dai competitori?" Ha chiesto un giornalista cinese, giustamente preoccupato.

"No, perché come afferma il nostro stesso presidente, quando una macchina ha successo, diventa per noi già vecchia ed è il momento di inventarne una nuova", ha risposto il responsabile di Technogym per la Cina, Marco Treggiari. "Consideriamo i competitori uno stimolo importante e necessario per la crescita".

Ma l’azienda ha poco da temere contro i suoi unici competitori americani in Cina: la tradizionale cura italiana per il design unita allo slogan "The Wellness Company" hanno rapidamente catturato le simpatie locali.

"Wellness, cioè il corretto bilancio fra esercizio, nutrizione e qualità della vita, è un concetto che i cinesi conoscono bene per tradizione ma che sta purtroppo scomparendo nella società moderna", ha spiegato Treggiari. "Nelle città le biciclette sono sempre di meno e molti trascorrono l’intera giornata di fronte al computer. La necessità di muovere il corpo sta diventando un problema anche in Cina".

Solo lo 0,6% dei cinesi va infatti in palestra, contro il 15% degli statunitensi. La maggior parte dei presenti alla cerimonia ha visto ieri per la prima volta un attrezzo fitness. Anche per questo, tutti sono rimasti colpiti dall’accoglienza che Technogym ha riservato al pubblico, una tempesta di atleti, musica ed entusiasmo, espressione dello spirito dell’azienda. "I giovani asiatici sono molto sensibili ai risultati sportivi: basta pensare che nel 1999, subito dopo le Olimpiadi di Seul, il business del fitness in Corea è triplicato".

Anche i giovani imprenditori cinesi considereranno il mondo del wellness ricco di opportunità reddizitie. Oggi in tutto il paese ci sono mille palestre — come a New York – , ma potrebbero raggiungere presto il numero di diecimila.

"Essendomi occupato di marketing in trenta diversi paesi, non nascondo che il mio obiettivo anche in Cina è vendere", ha ironizzato Treggiari con i giornalisti. "Ma la nostra vera strategia non sono i numeri, bensì il corretto approccio al mercato. Fin dall’inizio abbiamo dato importanza all’internazionalizzazione, creando un team motivato da una grande passione per lo sport, l’innovazione e il successo.

Ed è proprio il successo che Pechino si aspetta dalle sue Olimpiadi del 2008. Rispondendo alla domanda di un giornalista, Treggiari ha affermato che i cinesi vogliono vincere. "Ho scommesso con gli amici che dopo il 2008 Pechino diventerà la città più bella del mondo".

"Si va in palestra perché è uno status symbol, perché si è convinti che giovi al corpo e alla mente, o perché l’ha ordinato il medico. Anche se oggi i cinesi frequentano i centri fitness soprattutto per il primo motivo, con il migliorare delle condizioni di vita si renderanno conto che un corretto esercizio fisico è la base per sentirsi bene".

Solo due giorni fa, la comunità d’affari italiana a Shanghai domandava a Massimo D’Alema come si guadagna il successo in Cina. Il traguardo raggiunto ieri da Technogym prova che la qualità e la passione, caratteristiche inconfondibili della tradizione aziendale italiana, possono conquistare senza problemi il complesso mondo delle istituzioni cinesi.

Marzia De Giuli