Tecnologia e Stile: chiavi del successo Lamborghini in Giappone

29 Ottobre 2007

Il design italiano corre anche su strada. Ferrari, Lamborghini, Maserati, e De Tomaso sono conosciute nel mondo per l’eleganza delle forme come le "Signore delle quattro ruote". Il loro successo è frutto della formula vincente del made in Italy: tecnologia, stile e innovazione. Corriere Asia ha intervistato Carlo Zambotto, representative dal 2001 di Automobili Lamborghini Japan. La sua è una lunga carriera caratterizzata dalla passione per i motori, che lo ha portato in Giappone dal 1994 al 1997 come marketing director di Fiat. Nel 1998 gli è stato affidato l’incarico di avviare le operazioni per la costituzione di Ducati Japan, che ha guidato fino al 2000.

Corriere Asia: Ci parli della vostra azienda e delle vostre attività in Giappone.

Carlo Zambotto: Automobili Lamborghini Spa, parte del gruppo Audi dal 1998, ha iniziato la sua attività in Giappone alla fine del 2001, in concomitanza con il Tokyo Motor Show. Lamborghini Japan è al momento un piccolo ufficio di rappresentanza, estremamente snello ed efficiente. Dopo il passaggio di consegne dal precedente importatore locale, ALJ ha iniziato la propria attività di sviluppo commerciale. Dopo 6 anni di attività, Lamborghini è ora presente in Giappone con una rete di 7 concessionari ufficiali (due a Tokyo e uno a Yokohama, Nagoya, Osaka, Hiroshima e Fukuoka). Le consegne di vetture importate ufficialmente sono passate dalle 22 unità del 2001 alle 130 del 2006, passando per il 2004, anno in cui è stato immatricolato il numero record di 143 vetture grazie al lancio della Gallardo.

CA: In passato l’industria automobilistica giapponese ha guidato la crescita del Paese: come siete riusciti a inserirvi con successo in questo mercato?

CZ: Lamborghini è un prodotto esclusivo e di nicchia, dalle prestazioni estreme ed entusiasmanti. La nostra clientela è ovviamente completamente diversa da quella delle vetture che io definisco "normali", sia domestiche che di importazione. In Giappone non esiste un prodotto locale che possa competere con il nostro, anzi, se permette, direi che anche nel resto del mondo vedo poche vetture in grado di competere con le nostre per contenuti, design, prestazioni ed… emozioni.

CA: Cosa deve fare un’azienda come la vostra per essere competitiva in Giappone?

CZ: Fare le cose bene. I Giapponesi sono un popolo ordinato, e apprezzano la puntualità e la trasparenza. Durante i primi anni della nostra attività il nostro impegno è stato quasi totalmente rivolto alla "ortodossizzazione" (mi permetta una piccola licenza) delle nostre operazioni. Niente proclami, ma azioni semplici e solide rivolte al miglioramento della nostra immagine e del nostro servizio. Abbiamo quindi lavorato sulla creazione di un efficiente e puntuale servizio di fornitura ricambi, sull’addestramento tecnico per i meccanici dei concessionari, sullo sviluppo di una rete di concessionari esclusivi, sull’implementazione di un flusso logistico regolare, insomma su tutte quelle attività "sommerse" che (sebbene invisibili al cliente) determinano la qualità del servizio e quindi il successo di un marchio.

CA: Lamborghini è sinonimo di lusso e sportività: a quale consumatore vi rivolgete?

CZ: A un consumatore che desidera un prodotto di lusso, esclusivo e di grande qualità. Oltre a queste caratteristiche generali, il nostro cliente Giapponese cerca anche prestazioni difficilmente eguagliabili.

CA: Come siete percepiti dagli appassionati di auto in Giappone?

CZ: Direi molto bene, specialmente negli ultimi anni. Dal 2001 in poi (anno del lancio della Murcielago) la nostra offerta di prodotti è immensamente migliorata sia in qualità che in quantità.

CA: Dal 1999 a oggi la domanda di veicoli eco-friendly in Giappone è più che triplicata: come avete risposto a questa esigenza del mercato?

CZ: Le nostre vetture sono regolarmente omologate in Giappone come negli altri paesi del mondo ove siamo presenti. Il nostro prodotto è conforme a tutti gli standard di sicurezza, consumi ed emissioni richiesti dalle autorità. Detto questo, forse la sua domanda era un po’ provocatoria… "ci sarà mai una Lamborghini ibrida, o addirittura elettrica?". Guardi, se quando ero ragazzo mi avessero parlato di una Jaguar familiare e Diesel mi sarei messo a ridere, invece adesso c’è. Nel futuro tutto è possibile, anche se agli occhi di oggi può sembrare poco probabile. Mi permetta di citare Sherlock Holmes: "When you have eliminated the impossible, whatever remains, however unlikely, is the truth".

CA: Pensa che la ricerca di tecnologie eco-compatibili possa diventare occasione di partnership con le aziende giapponesi?

CZ: Tali partnership sono già attive a livello di Gruppo, e all’interno del Gruppo Volkswagen/Audi ovviamente la condivisione delle tecnologie è un dato di fatto.

CA: Progetti futuri?

CZ: Se vuole possiamo chiacchierare dei miei, ma per quanto riguarda l’azienda ed i suoi prodotti, le sorprese sono la nostra specialità. Certamente in Giappone la nostra intenzione è di crescere ancora.

(Le opinioni espresse e le dichiarazioni fatte durante questa intervista non rappresentano in nessun modo le opinioni e/o le strategie dell’azienda e del suo management.)

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da Tokyo, Mariaelena Vazzoler