Thailandia: cittadino svizzero condannato a 10 anni per offese al re

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5 Aprile 2007

BANGKOK: Un cittadino svizzero di 57 anni è stato condannato in Thailandia a 10 anni di reclusione per lesa maestà e attentato alla dignità del re Bhumipol Adulyadej e della regina Sirikit. Oliver Jufer, residente in Thailandia da circa dieci anni e sposato con una donna thailandese, era stato arrestato lo scorso 5 dicembre nella città di Chiang Mai, a circa 560 km a nord della capitale Bangkok, dopo essere stato immortalato da un sistema di telecamere a circuito chiuso mentre con una bomboletta spray, ed in evidente stato di ebbrezza, dipingeva di nero ed imbrattava le immagini dei reali thailandesi in occasione dei festeggiamenti organizzati per celebrare il 79esimo compleanno del sovrano.

La pena, peraltro, avrebbe potuto essere molto più pesante, laddove si consideri che in Thailandia la figura del re è venerata alla stregua di un dio e le raffigurazioni della famiglia reale sono tutelate da leggi severissime. L’accusa aveva chiesto una condanna a 20 anni di reclusione, ma il giudice Phitsanu Tanbukalee ha deciso di ridurre la pena alla metà poichè il cittadino svizzero si è riconosciuto colpevole del reato ascrittogli. L’uomo, il cui avvocato nominato dal tribunale non si è presentato all’udienza per difenderlo, era accusato di cinque diversi capi di imputazione riconducibili alla lesa maestà e rischiava fino a 75 anni anni di carcere. Ora potrà comunque presentare ricorso entro trenta giorni.

L’accordo di estradizione vigente tra la Svizzera e la Thailandia non si applica ai reati commessi contro la monarchia, pertanto l’uomo dovrà scontare la pena nelle carceri thailandesi.

Il sovrano thailandese Bhuimipol Adulyadej, noto con il nome di Rama IX, è il più anziano monarca del mondo e regna sul trono della Thailandia da ormai sessanta anni: in una monarchia costituzionale come quella thailandese, il re non dispone in via teorica di alcun potere, ma è indiscussa l’autorità morale e politica che di fatto il sovrano esercita su tutte le questioni più rilevanti per il paese. Il re, che rappresenta l’elemento di continuità e di stabilità di una realtà politica caratterizzata negli ultimi decenni da diversi colpi di stato, è letteralmente adorato dal popolo thai, che non accetta la minima critica o offesa nei confronti dei membri della famiglia reale. Anche primi ministri, generali o ricchi imprenditori sono soliti inchinarsi e prostrarsi di fronte al sovrano, e a lui si rivolgono solo utilizzando un linguaggio estremamente formale. Qualsivoglia commento negativo nei confronti della famiglia reale rappresenta un tabù sia sul piano sociale che su quello legale. Questa sincera adorazione è piuttosto difficile da comprendere agli occhi del mondo occidentale, specialmente perchè profondamente radicata in un paese come la Thailandia in cui l’atteggiamento prevalente è di tipo permissivo, rilassato e sotto molti aspetti distaccato rispetto ai problemi quotidiani.

Il re Bhumipol è il nono sovrano della dinastia Chakri (regnante dal 1782) e dal 1988 il suo regno è divenuto il più duraturo nella storia della Thailandia. Nato negli Stati Uniti nel 1927, dove suo padre stava studiando medicina presso l’università di Harvard, il re Bhumipol è stato educato in Svizzera ed è salito al trono nel 1946.

Le notizie relative alla vicenda e al processo sono state censurate dalla stampa locale e all’udienza non sono stati ammessi giornalisti. Negli ultimi anni, diversi cittadini di nazionalità straniera sono stati accusati di crimini di lesa maestà e attentato alla dignità della famiglia reale, ma in genere gli autori del reato sono stati espulsi dal paese e sono stati piuttosto infrequenti i casi di condanna alla detenzione. Peraltro, una delle pochissime persone in Thailandia che ritiene che la legislazione penale in tema di lesa maestà sia troppo severa è proprio il re medesimo, che nel 2005 ha avuto occasione di affermare: "Anche io devo essere criticato. Non ho mai consentito che qualcuno andasse in prigione per avermi criticato. Se ciò dovesse accadere, concederei subito la grazia".

Lo scorso anno un giornalista americano, Paul Handley, ha pubblicato una biografia del sovrano, la cui uscita in Thailandia non è stata autorizzata, dal titolo "The King Never Smiles" (il re non ride mai). Nel libro, Handley afferma come nel corso degli anni il re abbia scrupolosamente cercato di costruirsi l’immagine di un sovrano magnanimo e dedicato alle opere pubbliche, come progetti per lo sviluppo dell’agricoltura ed altri programmi per aiutare i più poveri. Ma a giudizio di Handley, la famiglia reale è coinvolta nelle vicende politiche del paese molto più profondamente di quanto voglia far credere e in realtà molti dei colpi di stato succedutisi in questi decenni siano stati operati con l’accordo più o meno esplicito della casa regnante.

Fabio Grandin