Thailandia – Danieli crea il suo hub d’acciaio nel Far East

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29 Agosto 2007

RAYONG: Quando la mattina di buon ora ho lasciato Bangkok alla volta di Rayong per incontrare il Dott. Fabio Peruzzi, CFO di Danieli Far East (DFE), sapevo solo che avrei incontrato l’amministratore finanziario del piu’ grande investimento Italiano del nuovo millennio in Thailandia. Quando poi, ormai prossimo, mi sono perso tra le centinaia di autovetture luccicanti dei colossi della GM e Ford-Mazda pronte per essere spedite in Occidente, mi ero fatto l’idea che la multinazionale tascabile Italiana con un paio di fabbricati avrebbe fatto la sua dignitosa figura, all’interno di questo Parco Industriale chiamato Detroit dell’Est. Quando infine, complice un pronunciato avvallamento del terreno, sotto gli occhi mi si e’ aperta improvvisamente l’intera area del sito industriale di DFE, sono rimasto basito dalla sua estensione e dalla operosita’ delle attivita’.

"Dott. Peruzzi cosa ha spinto la Danieli da Buttrio (Udine) a fare un investimento di tale portata a Rayong?"

"E’ stata una scelta dettata dalla ragione e dal cuore" mi risponde prontamente il CFO.

(Incuriosito da questa risposta inaspettata per la situazione mi sono subito assicurato che la registrazione sul laptop fosse avviata).

"Il mercato dell’acciaio e’ in fase di espansione da 2-3 anni" ha proseguito il Dott. Peruzzi "e si stima che tale crescita possa durare fino al 2010 quando poi comincera’ una fase di contrazione, con un andamento ciclico tipico di un settore come questo. La casamadre ha deciso di cavalcare l’onda con investimenti in nuovi siti industriali prima in Thailandia, poi Cina ed infine in Vietnam, per sviluppare le competenze tecniche in loco e cogliere l’opportunita’ di una leadeship mondiale dei costi in preparazione del giro di boa del mercato".

CA – Cosa succedera’ nel quartier generale friulano?

FP – La Danieli si focalizzera’ sulle attivita’ nobili quali, ricerca di base, innovazione, know how, standard qualitativi, brevettazione, formazione, marketing e vendita, mantenendo in Italia le produzioni a piu alto valore aggiunto che dovrebbero garantire — nella fase di risacca del mercato — un profitto sufficiente per restare competitivi e si dedichera’ all’espansione del proprio portafoglio prodotti nei settore chimico e petrolchimico. E’ una strategia semplice dettata da una scelta obbligata per garantire il futuro della societa’. L’implementazione di questa strategia e’ ora nella sua fase centrale in linea con i programmi.

CA – Quali sono le cifre del sito Industriale di Rayong?

FP — 360.000 metri quadrati di superficie, 80.000 di produzione e assemblaggio, 8.000 di uffici tecnici; 12 edifici tra fabbricati, palazzine e mense; oltre 1400 persone impiegate di cui quasi 30 expats; un investimento complessivo che supera i 60 Milioni di Euro in poco piu’ di 2 anni. Sicuramente l’investimento piu’ importante di Danieli nel Mondo, che per alcuni aspetti supera addirittura quello in Italia.

CA – Quali sono state le tappe fondamentali dell’insediamento in Thailandia?

FP – Inizialmente si pensava ad una semplice carpenteria media e leggera per la produzione di gru e forni: nel Febbraio 2005 si e’ fondata la societa’, ad Aprile si e’ ottenuta l’approvazione degli incentivi fiscali del BOI (Board of Investment Thailandese), a Maggio si e’ costruito il primo fabbricato, a Settembre (solo 7 mesi dopo dall’inizio) e’ partita la prima produzione di un forno per la Spagna la cui spedizione e’ cominciata a fine 2005. Poi abbiamo iniettato altro capitale per costituire una vera e propria officina meccanica con macchinari a controllo numerico e quindi e’ cominciata la costruzione di altri fabbricati, mentre partivano produzioni per Francia (Arcelor Mittal), Russia ed Emirati Arabi. Agli inizi di Luglio 2007 c’e stata l’inaugurazione ufficiale di DFE e 2 mesi prima l’award del contratto con Tokio Steel per la fornitura del piu’ grande forno ad arco elettrico (420 tonnellate) del Mondo. E ‘storia di questi giorni l’approvazione del BOI per un Centro di Ricerca e Sviluppo che aprira’ a meta’ Settembre.

CA — Perche’ avete deciso di aprire anche un centro di Ricerca e Sviluppo?

FP — A Rayong, oltre all’ingegneria di dettaglio dei macchinari verra’ fatta anche quella di base. Infatti per poter implementare con successo progetti di costruzione di macchinari innovativi occore avere anche un Centro che ti supporti e affianchi in tutte le fasi del processo industriale: da qui la necessita’ di averlo in Thailandia. Infine le capacita’ tecniche, la preparazione e la qualita’ degli ingegneri locali, l’ottimo rapporto competenze/costo orario, ed i favorevoli incentivi fiscali non hanno che reso piu’ semplice la decisione. E’ pensabile quindi che DFE abbia anche una linea di servizi di pura ingegneria da spendere internamente al Gruppo Danieli. DFE ha creato l’unico hub nel Far East per la produzione di macchinari della lavorazione dell’acciaio completamente integrato dall’engineering al commissioning e destinati a clienti di tutto il mondo.

CA — Che tipo di produzione viene fatta in Thailandia?

FP — Principalmente macchinari per la produzione dell’acciao tra cui, gabbie di laminazione, segmenti di colata, cesoie, torrette e filiere, forni elettrici; a breve partira’ la produzione di apparecchiature a pressione secondo le normative ASME la cui certificazione e’ stata appena conseguita.

CA — E (quasi dimenticavo ) la ragione dettata dal cuore?

FP — L’arteficie e deus ex machina della scelta della Thailandia e’ Ferdinando Tedesco, Presidente di DFE, profondo conoscitore del Paese da oltre 40 anni. Ha lavorato in Belleli per molti anni sempre a contatto con manopera Thailandese fino a quando dieci anni fa e’ passato in Danieli: pensi" – continua il Dott. Peruzzi – "che l’attuale responsabile dell’officina di carpenteria DFE (khun Narat) lavora con Tedesco da piu’ di 35 anni! La manodopera qualificata Thailandese si dimostra sempre abbastanza veloce nella fase di apprendimento, e’ fidelizzabile, e ha costi molto competitivi con quella degli altri Paesi Emergenti.

CA – Come viene formata la manodopera specializzata Thailandese?

FP — Si parte dagli istituti tecnici locali con cui Danieli ha dei programmi educativi di formazione in comune per poi selezionare i migliori allievi da formare a Pradamano, in Italia. Molta della formazione e’ fatta direttamente in cantiere, oltre che in aula. Col passare degli anni" — presegue il Dott. Peruzzi — "si vengono a formare delle figure competenti e specializzate — i senatori Thailandesi — che aiutano le nuove leve ad inserirsi in un contesto nuovo trasferendo loro la giusta mentalita’ e modus operandi avvantaggiati dalla condivisione di lingua e cultura. Si e’ creato quindi un meccanismo virtuoso di autogenerazione di professionalita’ che – pensi – ad oggi si calcola che almeno 5 mila risorse umane Thailandesi siano allocate su una decina di cantieri sparsi nel mondo in cui si stanno costruendo macchinari di Danieli e che Ferdinando Tedesco orchestra e monitora.

CA – Dott. Peruzzi cosa l’ha spinta a lasciare l’Italia per la Thailandia?"

FP – Dopo la laurea in Economia e Commercio ho lavorato per diversi anni in KPMG come senior supervisor occupandomi di bilanci di societa’ quotate e di due diligence di grandi gruppi internazionali. L’esperienza all’estero in qualita’ di CFO di una realta’ produttiva e’ il naturale passaggio da una fase di formazione ormai matura ad una di sviluppo di competenze e percorso di carriera. Questa opportunita’ mi si’ presentata con Danieli e la Thailandia".

Mentre commentavamo il fatto che scelte di vita coraggiose come queste vengono sempre premiate (il Dott. Peruzzi ha trovato a Rayong anche l’anima gemella, Cinzia Dri, Direttrice delle Risorse Umane di DFE), si era fatta ora di pranzo e ci siamo incamminati verso la mensa aziendale da dove avremmo poi proseguito con la visita nei reparti di produzione e assemblaggio.

Uscendo all’aperto lo sventolio di alcune bandiere colorate, molto comuni in Thailandia dove il giallo (il colore del giorno in cui e’ nato il Re, Lunedi) e l’azzurro (quello in cui e’ nata la Regina, Venerdi) sventolano in ogni angolo del Regno, era quasi assordante. Con il naso all’insu’ attento a non farmi accecare dal sole dei tropici ho notato che tra i numerosi vessilli quello tricolore del nostro Paese sventolava piu’ in alto di tutti: questa immagine inconsueta mi avrebbe accompagnato per tutto il viaggio di ritorno verso Bangkok.

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Luca Vianelli