Thailandia: la Banca Centrale non interverrà per frenare la corsa del bath

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2 Aprile 2007

BANGKOK: I rappresentanti della Banca Centrale della Thailandia (Bank of Thailand) hanno fermamente negato di avere in programma l’adozione di provvedimenti volti a porre un tetto al rafforzamento della valuta locale, il bath, che negli ultimi quindici mesi è cresciuto del 14% rispetto al dollaro statunitense. Al contempo, la Banca Centrale ha esortato le banche thailandesi a non spingere il bath su livelli ancora più elevati di quelli attuali e a porre un freno alle manovre speculative sui tassi di cambio che numerose banche stanno effettuando in queste settimane attraverso la vendita di ingenti somme di dollari.

Il bath thailandese aveva raggiunto la scorsa settimana il valore più alto da nove anni a questa parte nei confronti del dollaro, ma nei giorni successivi ha fatto registrare una flessione a seguito della circolazione di numerose voci che pronosticavano un invervento ad hoc della Banca Centrale per frenare la corsa del bath. Il governatore della Bank of Thailand, Tarisa Watanagase, ha tuttavia smentito categoricamente questi "rumors", affermandone la totale infondatezza e precisando che la Banca Centrale non ha per il momento alcuna intenzione o necessità di rivedere le proprie politiche monetarie, ritenendo sufficienti le iniziative già intraprese in materia.

A seguito del colpo di stato da parte dell’esercito lo scorso settembre la Banca Centrale ha infatti adottato una serie di provvedimenti volti a fungere da deterrente rispetto a potenziali manovre finanziarie speculative. In particolare, lo scorso 18 dicembre la Banca centrale, al fine di contrastare la crescita inarrestabile del bath e rivatilizzare al contempo le esportazioni, ha adottato un provvedimento secondo cui il 30% in bath degli afflussi di capitale straniero non legati al commercio di beni e servizi deve essere depositato presso la Banca Centrale per almeno un anno ad interessi zero. Decisione che inevitabilmente ha suscitato le polemiche degli investitori occidentali.

Il record del bath sul dollaro fatto registrare la scorsa settimana, valore più alto dal 1997, anno della crisi delle economie asiatiche, ha fatto seguito in particolare alla notizia della nomina come nuovo Ministro delle finanze di Chalongphob Sussangkran, ex economista della Banca Mondiale, il quale si era fermamente opposto all’introduzione della regola della riserva del 30% sugli afflussi dei capitali stranieri adottata a dicembre.

Il governatore della Banca Centrale ha comunque ribadito che la riserva del 30% verrà eliminata "al momento più opportuno", ma certamente non nell’immediato.

Come detto, la regola della riserva del 30% nella versione originaria del 18 dicembre scorso prevedeva che gli investitori stranieri dovessero accantonare per almeno un anno presso la Banca Centrale ad interessi zero una quota del 30% sugli afflussi di capitale. Nelle settimane successive, tuttavia, il provvedimento è stato progressivamente ammorbidito attraverso l’introduzione di una serie di misure volte ad individuare diverse eccezioni che sono oggi sottratte all’applicazione della norma, come ad esempio gli investimenti in conto capitale e gli investimenti stranieri nel mercato obbligazionario purchè coperti da swap di valuta per almeno tre mesi.

Il governatore della Banca Centrale ha peraltro aggiunto che i rappresentanti della banca stanno attentamente valutando l’eventualità di introdurre nuovi strumenti di controllo che consentano di porre un freno alla volatilità del bath, precisando al contempo che l’adozione di queste misure non verrà certamente effettuata nell’immediato.

La crescita fatta registrare dal bath negli ultimi mesi è stata sostenuta in particolare dai notevoli surplus di capitale in circolazione, i quali tuttavia dovrebbero presto ridursi proprio a seguito dell’apprezzamento del bath e della conseguente ulteriore riduzione della domanda esterna di tessuti, gamberi e pollame, che figurano tra le principali voci dell’export thailandese.

"Le esportazioni stanno mostrando segni di forte rallentamento, il rafforzamento del bath sta producendo le sue conseguenze", ha affermato l’economista thailandese Isara Ordeedolchest. "Gli esportatori potranno sopravvivere solo se taglieranno i loro costi e ridurranno il loro margine di profitto."

Secondo alcune stime fornite dagli economisti, la crescita nelle esportazioni, che rappresentano il 60% dell’economia thailandese, scenderà quest’anno al 7,5% rispetto al 17% dello scorso anno. La Banca Centrale ha quest’anno già tagliato in due occasioni il costo del denaro al fine di favorire gli investimenti e ridare slancio all’economia, fiaccata gravemente anche per effetto degli attacchi terroristici nel sud del paese e del clima di incertezza politica che ha fatto seguito al colpo di stato dello scorso settembre. Le stime di crescita del paese, ad inizio anno assestate sul 4,3%, sono oggi intorno al 4%, laddove le previsioni di crescita per il 2007 delle altre economie asiatiche, secondo la Asian Development Bank, sono mediamente del 7,6%: la crescita della Thailandia sarebbe in tale prospettiva la più bassa della regione.

A dispetto del rafforzamento del bath, peraltro, anche le importazioni hanno segnato il passo, con una crescita piuttosta ridotta negli ultimi mesi, segno inequivocabile di una situazione generalizzata di incertezza e di ristagno economico che scoraggia gli investimenti ed i progetti di sviluppo imprenditoriale.

Fabio Grandin