Thailandia, violenze al sud frenano turismo

23 Marzo 2007

BANGOK: Le associazioni turistiche della città di Hat Yai, nella zona meridionale della Thailandia, hanno fatto appello al governo di Bangkok affinché vengano adottate al più presto delle misure in grado di arginare il forte calo delle presenze dei turisti dovuto all’escalation di violenza che in questi mesi sta interessando la regione.

Le richieste avanzate dai rappresentanti delle associazioni turistiche sono state riassunte in un documento che in dieci punti delinea il piano proposto al governo thailandese per ridare slancio ai flussi turistici nell’area: tra i provvedimenti auspicati, in particolare, c’è il taglio del 50% delle tasse locali, la riduzione delle tariffe per l’elettricità e l’acqua potabile, lo stanziamento di fondi per la concessione di prestiti a tasso agevolato, il rafforzamento delle misure di sicurezza ed il lancio di una campagna promozionale che valorizzi la regione.

Dagli inizi del 2004, le regioni meridionali del paese a maggioranza islamica sono teatro di frequenti attacchi contro le autorità pubbliche e le istituzioni buddiste ad opera di gruppi di separatisti musulmani che mirano ad ottenere l’indipendenza territoriale dal governo centrale thailandese.

Si stima che negli ultimi tre anni almeno duemila persone abbiano perso la vita negli attacchi.

L’ultimo episodio, lo scorso sabato, ha visto l’uccisione di tre studenti di religione buddista in una scuola della provincia di Songkhla a seguito dell’incursione di un gruppo armato che ha fatto irruzione nell’istituto sparando sugli studenti.

Come conseguenza, il clima di terrore che si è venuto a creare nella regione sta inevitabilmente compromettendo lo sviluppo turistico dell’area, con un decremento delle presenze stimato nell’ordine del 20% negli ultimi 3 anni.

I rappresentanti delle associazioni turistiche di Hat Yai, nella provincia di Songkhla, hanno evidenziato come numerosi alberghi ed altri esercizi operanti nel settore turistico saranno costretti a cessare la loro attività se non verranno tempestivamente aiutati dalle autorità di governo.

Nelle ultime settimane,in particolare, la presenza media negli hotel si è aggirata intorno al 20-30%, contro il 50% di presenze che gli operatori locali stimano come la percentuale di affluenza minima necessaria per mantenere gli esercizi in attivo.

Il governo di Bangkok, tuttavia, non appare per il momento intenzionato ad adottare alcun provvedimento specifico a sostegno delle attività turistiche di Hat Yai, preferendo concentrare i propri aiuti sulle tre province più colpite dagli attacchi, Pattani, Yala and Narathiwat, situate al confine con la Malesia.

E’ infatti in quest’area che si registra il maggior numero di attacchi da parte dei separatisti islamici, che hanno come obiettivo principale le locali stazioni di polizia e gli istituti scolastici di religione buddista. La Thailandia è infatti un paese tradizionalmente buddista, ma nella regione meridionale del paese la percentuale di musulmani è vicina all’80% e la popolazione locale si ritiene culturalmente e socialmente molto più affine alla vicina Malesia che non alla Thailandia.

Negli anni ’70 si è sviluppato nella regione un movimento per la rivendicazione dell’autonomia delle tre province meridionali dal governo centrale, ma le autorità thailandesi hanno sempre precluso qualsivoglia margine di trattativa o discussione in tal senso. Di qui i violenti attacchi contro i simboli del potere centrale, assalti ed aggressioni con armi da fuoco che negli ultimi tre anni si sono intensificati a dismisura diventando un fenomeno quotidiano con cui la popolazione locale è costretta a convivere.

Fabio Grandin

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