Tibet: le due ruote vanno in soccorso dei mandriani

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26 Luglio 2006

MADOI: Al negozio di Doulong, gli scaffali polverosi sono pieni di tutto ciò che può servire ai nomadi tibetani. Ci sono bollitori per il tè al burro di yak e tessuti dai colori brillanti per i vestiti tradizionali.

Ma la novità inattesa qui, nell’immensa prateria tibetana, sono 6 motociclette in esposizione, inclusa la Asiahero Alt 150-7 acquistata da un nomade chiamato Trashi Dorjay. Ha viaggiato circa 320 chilometri fino al negozio dalla sua tenda alla ricerca di una bicicletta per guidare la sue pecore e i suoi yak.

"Ero abituato a cavalcare un cavallo" — spiega – "una moto è molto più veloce."

Così le immense praterie montuose della provincia del Qinghai (Cina Occidentale), a 4.300 metri o più di altezza, si sono trasformate in un ‘regno di motociclette’.

I nomadi tibetani, sparsi per la regione, stanno acquistando le moto – a volte più economiche di un cavallo – non solo per necessità ma anche come status symbol.

La tendenza è iniziata solo pochi anni fa e riflette i sottili cambiamenti in corso nella regione del Qinghai, dove la maggior parte dei residenti sono tibetani. Le famiglie nomadi vivono ancora nelle tende e guidano il loro gregge per i pascoli in inverno ed estate.

Ma alcuni di loro, insofferenti della vita che fanno, hanno cominciato a spostarsi presso i centri costruiti dai governi locali.

Progetti pilota di energia solare hanno portato l’elettricità fino ad una lontana area di pascolo e con essa i presupposti per i contatti con il resto del mondo.

Persino i nomadi che vivono sulle montagne più isolate del Paese si recano di tanto in tanto nelle piccole città come Madoi per fare rifornimento di ciò di cui hanno bisogno.

Questi scambi hanno reso la motocicletta un bene essenziale.

"La usiamo soprattutto come mezzo di trasporto per andare in città", dice Topten Jikmay, 29 anni, "impiegavamo due giorni a dorso di cavallo per andare a Madoi. Ora è molto meno."

Molti nomadi attribuiscono i cambiamenti economici della Cina all’arrivo della motocicletta.

Negli anni ’80, i nomadi potevano vendere i loro animali ad un alto prezzo di mercato, e col tempo sono riusciti a mettere da parte qualcosa per poi acquistare delle moto. Recentemente, l’arrivo di modelli più economici, ‘made in China’, (600 dollari l’una), fa sì che sempre più nomadi possano permettersene una. Un modello usato può costare anche solo 50 dollari, e quasi ad ogni incrocio della regione oggi si può trovare un’officina per riparazioni.

"Il prezzo di un cavallo e di una moto è pressoché lo stesso", spiega Qu Jiang, proprietario del negozio Doulong, dove riferisce di aver venduto 20-30 moto in un anno.

Ma non tutte le moderne comodità sono alla portata dei nomadi.

Questo vale per i pannelli solari, per i satelliti e per le tv. Per la maggior parte dei nomadi, la tv resta infatti un lusso inimmaginabile.

I cavalli continuano a vedersi regolarmente nelle praterie tibetane, ma si vedono anche più spesso moto parcheggiate fuori dalle tenda dei nomadi. Alcuni le decorano con fotografie del Dalai Lama o con coperte tibetane. Altri indossano cappelli alla cowboy, mentre guidano la loro moto con dietro moglie o figlio.

Ylenia Rosati