TOKYO: un’altra settimana da dimenticare

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7 Agosto 2007

Un’altra settimana di passione per la borsa di Tokyo, che nell’arco dell’anno ha alternato periodi di crescita apparentemente stabile ed equilibrata a tonfi improvvisi, tali da vanificare in poche sedute i progressi di mesi. Era accaduto all’inizio di marzo, quando la crisi del mercato cinese aveva trascinato il Nikkei da quota 18.215, alla chiusura del 26 febbraio, fino a 16.642, il giorno 5 del mese successivo.

Sta accadendo nuovamente in queste ore, per l’assommarsi dei timori relativi ai mutui subprime statunitensi, del rafforzamento della valuta giapponese — tornata, rispetto al dollaro, ai valori di quattro mesi fa — e della flessione del prezzo del petrolio. Il Nikkei, oggi a 16.921,77 , ha ceduto oltre il 7% rispetto ai massimi del mese scorso (18.261,98 di lunedì 9 luglio) abbandonando repentinamente il sentiero di sviluppo, regolare e ben definito, seguito fino alle ultime settimane.

Nel corso della seduta di mercoledì 1 agosto si registrano le perdite più consistenti. Il Nikkei sfonda la soglia dei 17.000 punti e si ferma a 16.870,98, cedendo il 2,2%. Prosegue così il netto movimento ribassista delle giornate precedenti, che trae nuovo impulso dalle pessime notizie diffuse in merito agli utili di alcuni colossi del comparto bancario: Mizuho Financial Group, Inc. perde poco meno del 9%, Mitsubishi UFJ Financial Group, Inc., il più grande gruppo finanziario giapponese, lascia sul terreno il 4,7%. L’apprezzamento dello yen colpisce alcuni dei principali esportatori, nel settore automobilistico (Nissan Motor: -1,4%; Mazda Motor Corp.: -3,2%) come in quello dell’elettronica di consumo (Sony: -2,9%; Canon: -0,8%).

Il recupero di giovedì è in buona misura dovuto all’aumento dei prezzi sul mercato immobiliare, che favorisce i principali costruttori (Daiwa House Industry, Co.: +4%) e intermediari (Mitsubishi Estate: +6,3%). Pare invece inarrestabile il declino dei gruppi bancari (Mizuho perderà oltre il 18% nel corso della settimana; Resona Holdings Inc. più del 4%) mentre nuovi allarmi riguardo alla situazione dei mutui subprime frenano il recupero del comparto assicurativo. A fine giornata il Nikkei si ferma al di sotto dei 17.000.

Condizioni che rimangono sostanzialmente immutate anche per la seduta successiva, nel corso della quale, tuttavia, né il momentaneo recupero del dollaro rispetto allo yen, né la buona performance dei titoli immobiliari (Sumitomo Reality: +4,7%) impediscono al Nikkei di chiudere in negativo, a -0,03%; il Topix, in controtendenza, recupera invece lo 0,2%. In attesa di sviluppi sul fronte dei mutui immobiliari, gli investitori sono indotti a disertare il mercato, tanto che nel corso della giornata il volume di scambio appare molto ridotto rispetto alle sedute precedenti e successive.

Con l’inizio della nuova settimana, tuttavia, nulla viene a dissipare le preoccupazioni relative alla situazione del sistema finanziario USA; preoccupazioni che negli stessi Stati Uniti, in Europa e su molti mercati asiatici provocano un vistoso arretramento degli indici. Il Nikkei perde lo 0,4%; lo yen raggiunge quota 117,61 rispetto al dollaro e torna a pesare sui titoli di Sony (-3,1%), Canon (-2,3%) e Mazda Motors (-2,9%). La flessione del prezzo del greggio colpisce i maggiori operatori del settore (Inpex Holdings: -5,8%; Nippon Mining Holdings: -2,8%) — ma favorisce al contempo i produttori di energia elettrica (Chubu Electric Power Co.: +4,3%) e le compagnie di trasporto (Mitsui O.S.K. Lines: +1%). Nel comparto bancario, alla persistente debolezza del titolo Mizuho (perde oggi altri nuovamente il 2,5%) si aggiunge la pessima performance di Nomura Holdings Inc.: (-3,2%).

Condizioni sostanzialmente confermate al termine della seduta odierna nel corso della quale il Nikkei ha dissipato il progresso registrato all’apertura, per chiudere in pareggio (+0,04%). Negativo il Topix, a -0,5%. Particolarmente pesante, quest’oggi, il bilancio per i titoli legati al petrolio, come Inpex e le principali trading houses: Mitsubishi Corp. (-4,2%) e Mitsui & Co. (-5,2%).

In questo clima riacquistano vigore le tesi di chi prospetta un’inversione del trend di lungo periodo del valore degli indici. Se negli ultimi quattro anni lo sviluppo della produzione, gli effetti delle riforme strutturali e la rinnovata fiducia degli investitori nel sistema finanziario hanno portato gli indici di borsa a un livello più che doppio rispetto ai minimi storici (aprile 2003), restano alcuni nodi insoluti che frenano la crescita dei corsi azionari.

Mentre l’economia continua a dover fare i conti con una domanda interna che stenta a ripartire, gli indici di borsa sono trainati dai titoli delle società maggiormente impegnate su mercati esteri. Questo accresce, fra l’altro, la rilevanza delle dinamiche valutariue e aumenta la sensibilità del valore degli indici alle fluttuazioni delo yen, soprattutto rispetto al dollaro USA. La debolezza dello yen ha sostenuto, nei mesi scorsi, il livello delle quotazioni, ma in termini di dollari il Nikkei 225 ha fatto registrare la performance peggiore fra i 20 maggiori mercati azionari.

Marco Zinna