Toyota, i primi della classe

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4 Maggio 2007

TOKYO: Si chiama James Press, e’ americano, dal 1970 lavora alla Toyota e ad inizio aprile e’ stato il primo non-giapponese nella storia della casa automobilistica nipponica ad entrare a far parte del Consiglio di Amministrazione, la’ dove le decisioni vengono prese.

Perche’ la Toyota, una delle aziende giapponesi per antonomasia, ha ammesso un gaijin (straniero) nella propria cerchia interna, quando invece e’ tradizione consolidata in Giappone che nella stanza dei bottoni si operi solo in famiglia?

Nel primo trimestre del 2007, la Toyota ha superato l’americana General Motors nel volume di autoveicoli venduti, emergendo quindi come la prima casa automobilistica a livello mondiale, risultato che diversi analisti sono portati a considerare come primo passo di un definitivo sorpasso del colosso di Detroit da parte della casa giapponese.

La Toyota ha infatti totalizzato nei primi tre mesi del 2007 un incremento delle vendite globali di piu’ del 9%, con 2 milioni e 300mila veicoli venduti, rispetto al 3% (2 milioni e 200mila) della GM.

La casa americana sta portando avanti da tempo una politica di riduzione delle spese che e’ costata la chiusura di diversi impianti ed il conseguente licenziamento di migliaia di operai, cosa che negli USA viene imputata anche agli ottimi risultati della concorrenza giapponese, gonfiati, a detta di alcuni, dai livelli di cambio dello yen, tenuti artificiosamente bassi grazie anche all’aiuto del governo.

La Toyota, che ha negli USA il proprio principale mercato di esportazione, teme giustamente il diffondersi di tali voci, cosi’ simili, sotto certi punti di vista, a quelle che si levarono negli anni ’80, quando il Giappone pre-Bolla Speculativa minacciava di diventare la prima potenza economica del pianeta.

Ed e’ propio in questa chiave che puo’ essere vista la nomina nel CdA di Toyota di James Press, per anni responsabile Toyota per il Nord-America, una figura quindi che dovrebbe avere la funzione di placare tali sospetti e al contempo dare un’immagine piu’ aperta ed internazionale della casa giapponese.

Per assurdo, rispetto all’esportazione, e’ proprio il mercato giapponese ad essere piu’ problematico per la Toyota, dove viene registrata una flessione sia della produzione che delle vendite.

Problema identico si presenta comunque anche alle altre grandi case automobilistiche giapponesi, in primis Nissan e Honda, che, sia considerando l’anno fiscale 2006 sia considerando il trimestre gennaio-marzo 2007, hanno visto un calo delle proprie prestazioni, soprattutto in Giappone.

Decisamente teso e’ il clima che si respira in Nissan, dove quello di quest’anno e’ il primo risultato negativo da quando il libano-brasiliano Carlos Ghosn tiene le redini dell’azienda, salvata dalla bancarotta dalla fusione con la Renault nel 1999. La casa automobilistica franco-giapponese e’ a buona ragione particolarmente sensibile a qualsiasi tipo di flessione, ed i risultati del 2006 sono stati considerati dal management come un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Per la Nissan, che ha come obiettivo riuscire a raggiungere su scala globale, entro il marzo 2009, almeno i 4,2 milioni di autoveicoli venduti annualmente, il calo dei profitti dell’11% ed il calo delle vendite del 2% rispetto al 2005 rappresentano una sonora battuta d’arresto.

La casa automobilistica sta contemporaneamente portando avanti un progetto di pre-pensionamento a cui possono aderire i dipendenti in posizione non manageriale con almeno 5 anni di servizio in azienda e 45 anni di eta’, progetto che pare per ora coinvolga non meno di 1500 persone.

Diverso il clima alla Honda, dove, nonostante un calo dei profitti di circa il 5%, i toni sono piu’ ottimistici, in quanto il fatto viene attribuito principalmente agli accresciuti costi delle materie prime e all’impegno nel settore di ricerca e sviluppo, che quest’anno dovrebbe raggiungere la cifra di 500 miliardi di yen (3/3,5 miliardi di Euro).

Pesante impegno quello assunto dalla Honda, che supera la Nissan (che preventiva una spesa in R&S di 490 miliardi di yen), ma che non puo’ invece competere con Toyota, che ha annunciato per l’anno fiscale 2007 un aumento delle proprie spese per l’innovazione del 10% rispetto al 2006, raggiungendo quindi l’esorbitante cifra di mille miliardi di yen.

L’impegno profuso dalla Toyota nel settore R&S e’ una delle chiavi del successo della casa automobilistica nipponica, che le ha permesso, su scala globale, il sorpasso di GM, e comunque una costante crescita negli anni, visibile anche nel nostro Paese, dove le vendite si sono quasi decuplicate nel giro di 10 anni, passando dalle 15.000 autovetture vendute nel 1996 alle 138.000 del 2006.

Gigi Boccasile

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