Trasporti in Cina: logistica italiana a Shanghai

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20 Novembre 2007

SHANGHAI: Ad aprirci uno spiraglio su questa fetta d’economia italiana in Cina e’ il dott. Alberto Rivola, Chief Representative per l’ufficio di rappresentanza di Shanghai di Interglobo Far East Ltd., ditta di origine genovese specializzata nella spedizione di container dall’Asia agli Stati Uniti di tutte le mercanzie, ma principalmente di carta, mobili, piastrelle, granito, houseware, giocattoli, fiori artificiali.

Romagolo, dopo una laurea in Lingua e Cultura Orientale conseguita presso l’Universita’ Ca’ Foscari di Venezia, il dott. Rivola ha maturato diverse esperienze come interprete in fiere, accompagnatore per delegazioni, lavorando altresi’ nel settore commerciale di un’azienda italiana e in seguito presso l’Istituto di Cultura dell’Ambasciata Italiana a Pechino.

Il primo approdo ad Interglobo risale a poco piu’ di tre anni fa, con una prima tappa ad Hong Kong.

SS: Come nasce e si e’ sviluppata, nel corso degli anni, la presenza asiatica di Interglobo?

AR: Siamo presenti in Asia dal 2001 con la nascita dell’ufficio di Interglobo Far East Ltd. gestito da Fabio Brassesco, gia’ da 20 anni attivo in Interglobo, (i primi 10 anni a Genova, poi 4 a New York e 6 a Hong Kong). Inzialmente l’ufficio aveva solo 8 persone, adesso ne conta 25 e dispone di un magazzino proprio. Sin dal 2001 abbiamo iniziato a gestire spedizioni anche dal mainland cinese attraverso agenti cinesi locali. Nel novembre 2004 e’ poi nato l’ufficio di rappresentanza di Shanghai, gestito da due sales coordinator italiani, un Chief Representative cinese (che in precedenza era stato responsabile del nostro agente a Shanghai) e 3 impiegati locali; alla compagine e’ poi stato aggiunto, nel settembre 2006, un Chief Representative italiano, posizione che da allora ricopro io. Al momento attuale l’ufficio conta 14 dipendenti, 4 dei quali sono italiani.

Attualmente ci stiamo trasformando in una WFOE (wholly foreign owned enterprise, societa’ ad intero controllo di capitale straniero), stiamo procedendo per ottenere la licenza NVOCC in Cina e aprire filiali a Shenzhen e sicuramente in un altro porto in Cina (probabilmente Xiamen).

Quanto all’Asia in senso lato, siamo presenti da 4 anni in Malesia, Indonesia, Tailandia e Singapore come Interglobo Transunion, joint venture con lo spedizioniere spagnolo Transunion e nel dicembre 2006 abbiamo aperto un ufficio di rappresentanza ad Ho Chi Minh (Vietnam).

SS: Quale e’ stata la molla che ha fatto scattare la decisione di una presenza stabile in Cina?

AR: Partendo dal presupposto che il nostro mercato principale dall’Italia e’ sempre stato il Nord America, siamo arrivati in Cina poiche’ la maggior parte dei nostri clienti americani, che comperavano dall’Italia, iniziava a comprare dall’Asia e ci ha chiesto di seguirli in questo cambiamento. Erano soddisfatti del servizio che offrivamo dall’Italia verso gli Stati Uniti e viceversa, e ci hanno in qualche modo convinto ad avere una presenza diretta in Cina.

SS: Quali sono i nodi spinosi che vi trovate ad affrontare nell’esercizio quotidiano del vostro lavoro in Cina?

AR: Nessuno in particolare. Sicuramente una certa difficolta’ ad assumere e formare personale locale adatto alle nostre esigenze, al modo di lavorare italiano e all’altezza dello standard a cui sono abituati i nostri clienti. Questa difficolta’ vale anche per i nostri agenti cinesi (in tutti i porti della Cina): ci e’ voluto un po’ di tempo perche’ si adattassero a nostre specifiche richieste di servizio.

In aggiunta a tutto questo, chiaramente, non manca qualche contrattempo e/o ritardo in tutti gli aspetti di questo lavoro dovuto a differenze culturali, operative e burocratiche e anche alle distanze presenti in Cina.

SS: Ci sono stati dei cambiamenti significativi nel vostro settore in Cina da quando la ditta e’ operativa qui? Se si, di che genere?

AR: Grazie all’entrata della Cina nell’OMC (Organizzazione Mondiale del Commercio) abbiamo riscontrato diversi cambiamenti positivi quali un’apertura piu’ decisa del mercato locale alle aziende straniere del settore e una maggior liberta’ di operare e offire servizi di piu’ ampia portata. Le infrastrutture sono continuamente in netto miglioramento e direi in molti casi addirittura all’avanguardia (porti, vie di comunicazione, ecc.). Ad un’azienda media come Interglobo questo consente di iniziare ad approcciare clienti locali e non solo clienti internazionali e di offire servizi piu’ ampi e diversificati anche in Cina e non solo all’estero. Un aspetto non necessariamente negativo (sempre relativo al rientro in seno all’OMC) e’ che dal 2008 la tassazione degli spedizionieri stranieri dovrebbe essere parificata a quella degli spedizionieri cinesi e non ci saranno piu’ incentivi. Credo che nel lungo termine questo possa aiutare ad essere tutti piu’ competitivi e rappresenti anche un primo passo per porre regole sempre piu’adeguate a questo settore in cosi’ forte evoluzione in Cina.

Ci sono stati anche altri cambiamenti burocratici che non stanno completamente facilitando il nostro lavoro quali l’obbligo della licenza NVOCC (non vessel operating common carrier) in Cina ma che sono tuttavia rivolti a spedizionieri sia internazionali che cinesi.

SS: Che prospettive coglie per questo settore qui in Cina negli anni a venire?

AR: La Cina continuera’ sempre ad essere un protagonista di questo settore nei prossimi anni, nonostante la rivalutazione del dollaro, la graduale eliminazione del rimborso dell’IVA sull’esportazione, gli aumenti delle imposte, dei costi di produzione e del lavoro. Infatti aumentano le infrastrutture, la qualita’ dei prodotti e anche le capacita’ manageriali delle aziende, soprattutto quelle locali.

SS: E quali scenari credi di poter delineare per lo sviluppo di questo settore cinese?

AR: Cresce, ma punta particolarmente sul mercato locale che ha esigenze di servizio minori rispetto a quelle di clienti europei od occidentali.

SS: Chiudendo, ritorniamo all’Italia: quali le sembrano essere i punti forti e deboli del settore italiano?

AR: Gli italiani sono sempre stati maestri in questo campo, anche semplicemente perche’ l’Italia stessa e’ un Paese produttore di diverse merci. Abbiamo un servizio di ottimo livello ma in Cina soffriamo una competizione estremamente aggressiva da spedizionieri di tutto il mondo (i maggiori spedizionieri mondiali rimangono europei quali Schenker, K&N, PANALPINA, DHL) e da spedizionieri locali. Questo anche perche’ un’azienda che in Italia e’ grande, qui diventa quasi automaticamente medio-piccola.

Inoltre ritengo sempre che tante aziende italiane siano convinte di arrivare in Cina investendo somme non rilevanti e aspettandosi risultati immediati, mentre sono convinto che, per poter stabilire delle basi solide e risparmiare eventualemente nel lungo periodo, occorra intraprendere un investimento iniziale di un certo valore.

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da Shanghai, Silvia Sartori