Treni, aerei, centrali nucleari: la Cina vuole la propria tecnologia

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14 Marzo 2006

PECHINO:Treni, aerei, centrali nucleari: la Cina vuole smettere di importare sistematicamente dall’estero, e vuole cominciare a sviluppare delle proprie tecnologie, sebbene alcuni mettano ancora in dubbio che possa farlo contando solo sulle sue forze e in poco tempo. In linea con la sua volontà di entrare finalmente nell’era dell’innovazione e del sapere, per non essere più soltanto la "fabbrica del pianeta", la Cina, quarta economia mondiale, in questi ultimi mesi, ha annunciato l’accelerazione delle sue ricerche. Tra i suoi progetti figurano reattori nucleari di quarta generazione, voli di prova per il suo primo aereo commerciale di piccole dimensioni entro il 2008, lo sviluppo di un grosso vettore aereo da qui al 2010 e, in ultimo, la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Pechino-Shanghai, affidandosi solo alla "propria tecnologia". Si tratta di annunci che, sebbene tinti di un forte patriottismo economico, rispondono attualmente a necessità reali per la Cina. "Le imprese cinesi hanno l’abitudine di importare le tecnologie straniere per la loro funzionalità ed economicità restando, però, sempre in balia della concorrenza", ha dichiarato recentemente Nan Cunhui, un imprenditore membro dell’Assemblea Nazionale del Popolo, lamentandosi dell’inefficienza della ricerca in Cina. La Cina prevede di realizzare 19.800 chilometri di ferrovia da qui al 2010, e di riaprirne 23.000 chilometri. Presso il gruppo francese Alstom, che insieme al consorzio tedesco Siemens-ThyssenKrupp e al giapponese Central Railway sta per aggiudicarsi l’appalto della linea ad alta velocità Pechino-Shanghai, la proposta del Ministro cinese dei trasporti Liu Zhijun non ha affatto sorpreso. "Tutti sanno che la Cina sta comprando delle tecnologie francesi, giapponesi e tedesche e che ciò non durerà a lungo. Non possono guardare all’estero ogni volta che devono costruire dei treni", ha commentato Philippe Mellier, presidente della Alstom Transport. Tuttavia, secondo gli analisti resta da definire cosa Liu intenda quando parla di "tecnologia cinese", che attualmente sembrerebbe più essere una forma di "assimilazione di tecnologie straniere". "I cinesi non dispongono ancora di una tecnologia tale da creare un proprio treno a 300 chilometri orari, ma se la Cina decidesse di uscire dal sistema delle joint-venture a maggioranza cinese, la tecnologia ferroviaria potrebbe allora definirsi in tutto e per tutto cinese", sostengono degli esperti. "La realtà è che i cinesi non vogliono essere dipendenti tecnologicamente, ma vogliono comunque delle partnership" sottolinea un esperto.

Ylenia Rosati

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