Trentenni nel mercato del lavoro

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TOKYO: Il Governo liberal democratico del Primo Ministro giapponese Shinzo Abe, al potere dal settembre dell’anno scorso, sta tentando di ammortizzare l’impatto di un ricambio generazionale che nei prossimi tre anni rischia di sconvolgere il paese. I cosiddetti Baby-boomers, figli del Giappone del dopoguerra, e i Parasite singles, i trentenni che vivono ancora a casa dei genitori, sono due generazioni agli antipodi. Tanto vitali e proiettati nel futuro i primi, quanto deboli e disorientati i secondi. In comune hanno il desiderio di volere iniziare una nuova vita professionale, ma esiste un ostacolo che limita la loro libertà di movimento. Infatti, molte aziende pubbliche e private pongono limiti alle assunzioni per chi abbia superato il trentesimo anno di età e fanno di tutto per trattenere gli ultra sessantenni, che vogliono continuare a lavorare ma non possono cambiare impresa.

I Baby-Boomers, nati tra il 1947 e il 1949, rappresentano al momento circa l’8% della forza-lavoro e a partire dall’aprile di quest’anno, molti decideranno di andare in pensione. Oltre a costituire una parte rilevante della popolazione attiva, sono i fautori del miracolo economico giapponese, sono sopravvissuti alla crisi degli anni ’90 e grazie al loro lavoro il Giappone sta ora mostrando tangibili segni di ripresa. Sono i depositari di un patrimonio di conoscenze che andrà perduto con il pensionamento e le aziende non vogliono farne a meno. Un sondaggio evidenzia che circa l’80% dei baby boomers, intendono continuare a lavorare dopo la pensione e che il 15% vuole avviare un’attività economica indipendente. (Nomura Research, nov.2005)

Parasite singles, il marchio affibbiato ai giovani a cavallo della trentina che continuano a vivere con i genitori, non è il massimo della diplomazia sociologica ma rende perfettamente l’idea. Gli italiani e i giapponesi sono famosi nel mondo per essere affetti dalle stesse malattie sociali, prodotti tipici delle economie di mercato del XX secolo: invecchiamento della popolazione, stagnazione economica e parasaito shinguru. Definizione coniata da Masahiro Yamada, sociologo e autore di un best seller che si occupa del problema, quella dei “mammoni” giapponesi è la generazione che ha pagato maggiormente lo scoppio della bolla economica negli anni ’90. Laureati con poche prospettive, molti di loro sono passati da un lavoro temporaneo all’altro fino a trovarsi trentenni e precocemente “fuori mercato”.

In Italia, si tende a giustificare il fenomeno con la scarsa disponibilità finanziaria dei giovani, ma in Giappone i media vanno dritti al cuore del problema dando la colpa al loro scarso spirito di iniziativa. Quasi nessuno dà soldi in casa e uno su due riceve ancora la paghetta dai genitori. Inoltre, molti intervistati ammettono candidamente che non conviene sposarsi e rinunciare ai due terzi delle proprie entrate per andare a vivere in una casa più piccola e cominciare a fare lavori domestici.

Il nuovo governo ha appena presentato un disegno di legge per incentivare le assunzioni di lavoratori part-time e a tempo determinato, a condizione che venga abolita la clausola del limite di età. L’obiettivo è quello di riassorbire nel ciclo produttivo i baby-boomers e i loro figli, ma i valori e la determinazione messi in campo dalle due parti sembrano essere agli antipodi.

Riccardo Cristiani

Redazione

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